lunedì 29 ottobre 2012

Che banda di boccaloni siamo stati!

Non sono stato facile profeta?
Non ho forse detto che crederò ai "non mi ricandiderò" del nano bastardo solo quando queste parole gli usciranno in punto di morte?
Era troppo ovvio che non avesse nessuna intenzione di schiodare. Guai con le sue aziende, guai con la giustizia: se non si ricandida è perduto. Però giornali, blog e quant'altro tutti a cascarci come dei boccaloni, tra allelujah e osannah, yuppiduuu, se ne va, si toglie dalle palle... Tsè.
L'altro giorno gli è arrivata quella bella sentenza di condanna. E quindi?
Quindi, deve rimangiarsi il suo "non mi ricandiderò" e annunciare che resterà per "riformare la giustizia".
Come l'ha riformata finora, intendo: per farsi la classica leggina ad minchiam per sfangarsela anche con questo processo.
A questo punto, comincio perfino a vedere di buon occhio l'ipotesi di un sicario. Anche se gli sparassero, il suo partituncolo non riuscirà a risollevarsi nemmeno facendone un martire. Non possiamo più permetterci di aspettare che la Nera Signora si ricordi della sua esistenza; dobbiamo scriverglielo noi, il nome del nano bastardo, sull'agenda, in grassetto.

giovedì 25 ottobre 2012

Una buona notizia?

Il nano bastardo ha detto che non si ricandiderà.
(Tsè. Ci crederò quando queste parole gli scapperanno in punto di morte.)
Sia come sia. Che le sue intenzioni siano serie (vedere parentesi precedente) o che stia solo saltando fuori dalla nave che affonda (molto più probabile), l'unica buona notizia è che la nave, ovverossia il Partito Dei Ladri, senza di lui si sfascerà senza nessuna speranza. Come sta già facendo, del resto, il Partito Dei [aggiungete voi qualcosa: è quello senza la L]. Ma per il P2L (come viene chiamato ultimamente) sarà ancora peggio, millemila volte peggio. Il P2L è stato cucito su misura addosso al nano bastardo, come un abito di alta sartoria; non ha altra identità che quella del suo lider minimo (dai, dai, ci stava: Castro è alto più di un metro e novanta mentre il nano bastardo fa un metro e una mosca spiaccicata...). Se il nano bastardo si fa da parte - ribadisco, esce dalla porta per rientrare dalla finestra - il suo bel partito fondato sulla menzogna e sul culto della personalità va a sparasgnaus nel giro di tre giorni. Primarie nel P2L? Le iene che si contenderanno questo o quel brandello del partito? Pfui. Tutti i vari chiquito-bananito, merdini, gastaminchasparri, la rissa, santadechè, minchietti e tutto il resto della banda, che tra l'altro non hanno mai fatto un minuto di lavoro serio nelle loro vite infami, da un momento all'altro si troveranno sbattuti in mezzo a una strada.
Come ho detto, questa è l'unica buona notizia.
Per il resto: il nanobastardismo non morirà certo col nano bastardo. La politica in Italia, ormai, è definitivamente compromessa. Il partito che più di tutti ha possibilità di "sfondare" purtroppo è guidato da qualcuno ancora peggio del nano bastardo: il grillo straparlante, che basa la sua popolarità sui toni forti usati per nascondere l'assoluta assenza di contenuti, proprio come il nano bastardo, ma su scala ancora maggiore. Il piddì senza la elle è un caos completo, e gli altri, peuh, forse non passeranno neppure la soglia di sbarramento. In mano a chi ci rimetteremo l'anno prossimo? All'Avvoltoio? Ma per favore. Forse se qualcuno decidesse davvero di commissariare l'Italia sarebbe meglio: almeno avremmo nome e cognome di chi viene mandato a incularci.
Adesso vedremo se questo post reggerà all'effetto-sallusti...

martedì 23 ottobre 2012

Ciùsi

La ministra - ops, pardon, il Signor Ministro fornero (senza la maiuscola, ovviamente) si è lasciata scappare l'ennesima delle sue gaffe (ma già da un po' m'è sorto il dubbio che siano calcolate esattamente come quelle che sparava Mike Bongiorno). Ha invitato i giovani a non essere troppo ciùsi nella scelta del lavoro. Al che uno si domanda: ciùsi? Chevvordì? Poi gli spiegano che è una parola in babilonese, no, in ostrogoto, insomma, in quella lingua là e vuol dire schizzinoso. Già, intanto prima di tutto un appunto linguistico, nei riguardi di una che a quanto pare è un po' troppo ciùsi nei confronti della lingua italiana: schizzinoso pareva troppo semplice? E ora vediamo alla critica importante.
Vero è che fino a poco tempo fa esistevano categorie di lavori che un italiano mai e poi mai avrebbe voluto fare. Vero che un giovane neolaureato non andava certo a cercare lavori per cui non aveva studiato: sia mai che si sprechino cinque o più anni di università per andare poi a fare un lavoretto umile. Ma questa cazzo di crisi economica ha annullato completamente questo tipo di ragionamenti. I giovani e quelli un po' meno giovani sanno di non potersi permettere di essere ciùsi. Chi cerca un lavoro oggi, qualunque sia il suo titolo di studio, andrebbe anche a spalar merda in un porcile pur di riuscire a portare a casa la pagnotta.
Ma però, tuttavia.
(Eziandio.)
(Con ciò fosse cosa che.)
A questo punto sono i datori di lavoro a essere ciùsi. A questo punto, sono loro a sbattere le porte in faccia a un laureato, a dirgli "Non abbiamo bisogno di uno con le tue qualifiche", e quando il poveraccio in questione fa loro notare che si accontenterebbe anche di un lavoro di spalatore di merda sono loro a replicare "Hai studiato e vorresti spalar merda? Ma fammi il piacere!". Sono loro a dare quel posto, piuttosto, a extracomunitari che possono più facilmente essere ricattati e sottopagati. Ai laureati ormai non rimane altra possibilità che farsi stage a pagamento zero, o starsene a casa in disoccupazione, il che forse è meglio perché almeno farebbero meno fatica. Oppure hanno un calcio in culo mostruoso e diventano, per esempio, sottosegretari della ministra fornero.
Quindi, cara ministrona, scendi dalla tua alta torre d'avorio, riporta i piedi a terra e sappi che i giovani, grazie al tuo governo di merda e a quelli che l'hanno preceduto, non solo non possono permettersi di essere ciùsi, ma nemmeno di lavorare.

lunedì 22 ottobre 2012

Chiamatemi Vostra Maestà e strisciate ai miei piedi!

Sì, perché io sono l'Imperatore del mondo e mi è dovuto il rispetto da parte di tutti voi sudditi infimi striscianti a livello di vermetti.
Scherzi a parte.
Un parroco si rivolge al prefetto di Caserta, una donna, chiamandola "signora".
Be', cosa c'è che non va?
Niente, secondo la signora in questione.
Tutto, secondo il collega napoletano di questa signora, che, in pubblico, rimprovera duramente il parroco: "Ma quale signora, è un prefetto della Repubblica Italiana. Abbia più rispetto per le istituzioni." E al tentativo del povero parroco di scusarsi, infierisce: "Può anche andarsene, ma prima cerchi di capire cosa sto dicendo. Chiamandola signora l'ha offesa e ha offeso anche me."
Questo emerito stronzo (questo è l'unico titolo che merita) va sputtanato per nome e cognome, nonché qualifica: Andrea De Martino, prefetto (ma non merita più questo titolo, nemmeno per i pochi giorni che gli restano a occupare indegnamente quella poltrona) di Napoli.

martedì 16 ottobre 2012

Nobel per la strage

E' proprio vero che il prestigioso premio Nobel ormai è decaduto. E' proprio vero che ormai basta proporre la propria candidatura per averlo, che lo danno a cani, porci, gatti e sorci. Soprattutto il Nobel per la pace.
Cioè: Nobel per la pace a un presidente statunitense. Basterebbe già questo a far gridare al controsenso, perché statunitensi pacifici forse non sono mai esistiti. Lo statunitense medio è quello che alla minima provocazione tira fuori la pistola (le vendono anche dal verduriere, laggiù) e ti spara. Obama mica ha smentito la sua natura di statunitense medio: ha proseguito senza interruzione tutte le guerre iniziate dai suoi predecessori... e gli hanno dato il premio Nobel appena insediato, così, sulla fiducia! Cioè, neanche il tempo di rendersi conto che è in tutto e per tutto uno statunitense medio!
E poi: premio Nobel all'unione europea (mi spiace, le maiuscole se l'è giocate). Cioè a un'unione dominata dai nuovi nazisti capitanati dalla signora HitlerMerkel e dagli istituti finanziari; a un'unione che piuttosto di ridurre di un solo centesimo le spese militari (sia mai, se no gli statunitensi s'arrabbiano: vedere sopra) taglia tutte le spese per il benessere sociale, la cultura e la sanità; a un'unione che si è tuffata con immenso godimento in guerre senza senso; a un'unione che sta covando la guerra civile dentro di sé.
A questo punto, quel milioncino che danno assieme al non-più-prestigioso premio farebbe comodo più a me che a due soggetti che di un milione ci si puliscono il culo. Chissà? Presenterò la mia candidatura e magari mi porterò a casa il premio e il bottino.

mercoledì 10 ottobre 2012

Conferma della conferma - ma ci siamo o ci facciamo (di oppiacei)?

Prendo spunto dal fatto che tale signor Schettino, detto anche l'Affondanavi, ha avuto la faccia da culo di fare causa alla Costa Crociere per essere stato licenziato "ingiustamente", come se mandare a picco una nave che da sola costa come una città e a mignotte gli affari della compagnia relativamente a quella nave fosse una pinzillakkera da niente. (E vabbe', stendiamo un velo pietoso sulle politiche commerciali della Costa, le cui navi continuano imperterrite a fare il pelo agli scogli.) La sua sparata non solo non indigna abbastanza gente, ma quello è un comportamento tipico degli italiani. Lasci la macchina parcheggiata alla cazzo di cane poi vai a lamentarti e a minacciare di far causa al vigile, perché tanto la legge va applicata agli altri e tu ne sei esentato. Tagli le gomme a un disabile perché ha osato lamentarsi del tuo parcheggio nel suo posto riservato, e poi ti giustifichi dicendo che è stato un errore tecnico. Ti arrestano perché hai causato un buco di milioni o miliardi nella gestione della tua azienda, e tu, ma guarda un po', non ne sapevi niente; e soprattutto nessuno riesce a scucirti un solo centesimo come risarcimento danni. Cioè, se l'italiano medio continua a non mostrare la dovuta indignazione per questi comportamenti, anzi, come ne ha l'occasione li imita anche se fino a cinque minuti prima ha fatto finta di criticarli, non ci leveremo mai dai coglioni la cricca che ci sta distruggendo senza speranza. Nel 1861 "fecero" l'Italia; ma per gli italiani la strada è talmente lunga ed erta da essere del tutto impercorribile.

lunedì 8 ottobre 2012

2 pesi e 2 misure

Cioè, veramente.
Caso 1): Tale signor Sallusti si permette addirittura di diffamare un giudice; condannato? Non sia mai. Non solo non ha fatto mezzo minuto di carcere, ma è rimasto a dirigere quel pacco di fogli nemmeno buoni come carta igienica, e a diffamare chiunque gli stia sulle palle (cioè chiunque non sia il nano bastardo).
Caso 2): Un blogger si permette di fare della satira sul Trota (ma sì, il figlio più intelligente del legaiolo storpio, quello che usa il 60% del neurone che i tre fratelli hanno in condivisione) e viene condannato a pagare, tra multe, spese legali, risarcimenti e la minchia fritta sa cos'altro, quasi diecimila euro.
Okkei, per i fautori del "Sallusti Santo Subito", la legge sulla diffamazione forse è un po' troppo rigida (ma va'; andate a vedere cosa ne pensano in Russia o in Cina della diffamazione, così non vi lamenterete delle leggiuncole italiane, che fanno ridere i polli al confronto), ma Sallusti l'ha fatta un po' troppo fuori dal vaso e non gli è successo niente; questo blogger si è permesso di prendere un po' in giro un personaggio che, da parte sua, avrebbe dovuto semplicemente farsi quattro risate (*) e deve pagare una sassata. Se si deve applicare una legge sulla diffamazione, va bene, ma che la si applichi a tutti! Non che un Sallusti a caso, dato che è protetto da un tizio che si è arricchito sulle tasche degli italiani, la passi liscia e un povero cristo sia costretto a pagare anche per lui.


(*) Il che è da millenni l'unico modo per "smontare" la satira. Ti stanno perculando e tu ti diverti assieme a loro? La prossima volta perculeranno quell'altro là, che è notoriamente un permaloso, e lasceranno perdere te dopo averti classificato come un allegro compagnone, anzi, magari ti chiederanno di contribuire a perculare l'altro. Prendersela per la satira vuol dire attirarsi addosso il famoso effetto Streisand, cioè cercare di spegnere il fuoco con la benzina...

mercoledì 3 ottobre 2012

Scava, scava, che il fondo del fondo è ancora lontano

Cosa ci vuole ancora all'Italia per reagire? Cioè, sentite questa. Tale Antonio Piazza, pidiellino, si permette di piazzare la sua bella Jaguar (comprata, di sicuro, a spese dei contribuenti) nel parcheggio riservato ai disabili. Un disabile, giustamente, s'incazza come una iena, chiama i vigili e costoro appioppano la doverosa multa al rincoglionito. Questo cosa fa? Aspetta che i vigili vadano via e taglia le gomme all'auto del disabile! Ovviamente, sotto gli occhi delle telecamere; così i suoi compagni di merende del Partito Dei Ladri non possono far finta di non averlo mai saputo e chiedono le sue dimissioni. Prima non le vuole dare, poi chiede scusa, sì, ma con un però grosso come una casa: "C'è gente che ha fatto peggio di me ed è ancora lì." (Riferita al suo gran capo, il nano bastardo, forse?) Le dimissioni le ha date, va bene, ma tanto sappiamo già che esce dalla porta per rientrare dalla finestra. Arrestarlo e sbatterlo dentro per violenza privata e danneggiamento di proprietà privata, per futili motivi con base discriminatoria, era troppo semplice per le forze dell'ordine che hanno visionato le riprese?
Cioè, qualcuno mi vuole spiegare in che cazzo di paese di merda viviamo?

martedì 2 ottobre 2012

Una fine annunciata

Il sistema economico attualmente in vigore sta definitivamente crollando. "Crescita" era una parola che andava bene quando c'erano le risorse. Ma la gente è troppa, le risorse si stanno esaurendo - e il sistema si sta autoseppellendo. Bisogna produrre, produrre, produrre. Bisogna incassare un mucchio di soldi, sempre di più. Chi produce però deve anche vendere; gli stessi operai che lavorano nelle fabbriche sono quasi obbligati a comprare i prodotti usciti dalle loro stesse mani. I media ci mettono del loro, a convincere il popolo che deve comprare, comprare, comprare. Devi avere l'auto ultimo modello, il televisore 3D strafigo, lo smortofono ultimo grido, eh già. Devi comprare la miracolosa crema antirughe che costa una fucilata ogni vasetto da 30 grammi, oh sì. Devi alimentare il sistema per il quale tu stesso lavori. Così tu devi lavorare sempre di più guadagnando sempre meno, e spendendo sempre di più. Ma a un certo punto decidono che costa meno far produrre l'auto ultimo modello, il TV strafigo, lo smortofono ipermoderno, la crema antirughe e quant'altro in Cina, dove la vita umana vale meno di zero e un operaio costa all'azienda una ciotola di riso bollito al giorno. L'operaio occidentale non lavora più, non può più permettersi di comprare tutte 'ste menate, non riesce a starci dentro tra affitti/mutui, bollette, tasse, spese per mantenere la famiglia; e l'industria va in crisi, chiude, non produce più. Ma il povero cristo continua a venir spinto a comprare, comprare, comprare, dai media martellanti che cercano di curare gli interessi degli industriali. Non più tardi del 2014 la produzione industriale sarà azzerata, non ci sarà più l'auto, il televisore, lo smortofono, la crema antirughe e blablabla; alla gente non resterà che una scelta: tornare a coltivare la terra. Non per vendere: per vivere e basta. L'epoca del consumismo ad ogni costo è ormai definitivamente tramontata; speriamo solo di riuscire a porre un freno a questo sistema ormai distrutto prima che conduca all'estinzione dell'umanità.

Considerazione 1: In Italia la questione è assai più grave che nel resto d'Europa. In Italia la gente continua a voler vivere al di sopra delle proprie possibilità. Crisi, mancano soldi e blablablà, ma c'è gente che si mette in coda 48 ore prima davanti ai negozi della mela morsicata per poter dire che sono stati i primi a spendere 700 euro o giù di lì per aggiudicarsi l'ultimo modello di ahifon. 700 euro sono quasi lo stipendio di un operaio. Devono barcamenarsi tra affitti o mutui, bollette, tasse, la spesa per la famiglia (come già detto sopra) ma non possono mica rinunciare al SUV strafigo da 30.000 o più euro, quello, per intenderci, che nel caso migliore fa 6 km con un litro; e allora fanno il finanziamento; ma poi con che cazzarola vivono? Alla fine, però, si lamentano della crisi e dei magna-magna - a ragione, sì, però non fanno nulla per migliorare la situazione dal loro lato.

Considerazione 2: Ecco una ricetta alquanto utopistica che potrebbe permetterci almeno di continuare a vivere. Si tratterebbe di creare un'unità valutaria basata su un valore concreto, cioè un'ora di lavoro di qualunque operaio non specializzato; gli stipendi andrebbero pagati basandosi su quella valuta, e i prezzi di qualunque bene, che sia di prima necessità, di lusso o quant'altro, devono essere stabiliti su base fissa e immutabile in ore o frazioni di ore di lavoro. L'inflazione diverrebbe un crimine, cioè, chi gonfia artificiosamente i prezzi per speculare dovrebbe finire in galera per i successivi 257 anni. La crescita sarebbe zero, cioè senza valori positivi o negativi: proprio zero, stabilità assoluta. Così, forse, riusciremmo a sfangarcela. (L'ho detto che è utopia, no?)

lunedì 1 ottobre 2012

Ennesima conferma, se mai ce ne fosse bisogno

In Italia non vive un popolo. In Italia ci sono circa sessanta milioni di nazioncelle costituite ciascuna da un solo individuo.
Cioè: l'Italia sta cappottando a causa del suo malgoverno; le tasse ci stanno strangozzando, la gente non riesce nemmeno più a comprarsi l'indispensabile, cialtroni senza scrupoli propongono una dietro l'altra "ricette" per risanare il paese senza toccare gli interessi dei soliti, la cultura e la sanità ormai sono un ricordo lontano. E allora?
Ci si ribella, come in Spagna?
Naaaaaa.
Si organizza un bello sciopero generale a cui partecipano tutti, ma proprio tutti?
Naaaaaa.
Si mette in piedi qualche forza politica innovativa, pubblicizzandola bene  in modo che riesca a vincere le proprie elezioni?
Naaaaaa.
Si parla e si riparla. Si criticano i politici, gli industriali, la chiesa, tutto questo minestrone di mangiapane a ufo. Si scrivono blog (sì, lo so: io scrivo un blog; ma come ho già detto il mio non è altro che un posto dove sfogarmi, non pretendo affatto che qualcuno lo segua). Si clicca "mi piace" su una marea di stupidissime pagine di Faccialibro. E poi? Qualcuno si muove per prendere provvedimenti concreti? Sì, ho visto un elefante rosa a pallini viola che volava sospinto dalle sue puzzette. Ognuno pensa solo ai cazzi propri; la responsabilità dei suddetti provvedimenti ricade invariabilmente sugli altri. Agli scioperi vanno i soliti quattro gatti (rischiando pure di farsi corcare di mazzate dagli scalmanati di turno, pagati per fomentare disordine); nessuno vuole impegnarsi in prima persona in politica eccetto i soliti vecchi nomi che mirano solo ad avviticchiarsi ancora più saldamente alle loro poltrone; rivoluzione nemmeno a parlarne, che vadano gli altri a fare casino, io tengo famiglia. Piuttosto si va a fare ore di coda e a litigare per comprarsi lo smortofono ultimo modello... ma guarda un po' che roba.
Un giorno o l'altro ci renderemo conto che "gli altri" siamo noi. Quando sarà troppo tardi ormai. Quando gli "altri altri", cioè innominabili approfittatori privi di scrupoli provenienti dall'estero, avranno trasformato l'Italia in un loro dominio personale e gli italiani (che, ribadisco, non esistono come popolo: solo come individui) in schiavi peggio che in Cina. A quel punto, piangere sul latte versato sarà l'unica azione a nostra disposizione.