martedì 16 aprile 2013

Sull'attentato a Boston

Non intendo parlare diffusamente dell'attentato, né di tutti i suoi perché e percome. Un attentato è sempre un attentato e spero ardentemente che tutti i terroristi di merda (parlo dei grandi boss, quelli che non rischiano in prima persona) che esistono al mondo finiscano per farsi saltare assieme alle loro bombe una volta o l'altra. Cos'hanno da rivendicare costoro? Un cazzo. Solo il fatto che pensino di avere il diritto di non rispettare la vita altrui, il che li rende totalmente disumani e del tutto immeritevoli di rispetto.
Ciò di cui intendo parlare è il mercimonio mediatico che segue sempre un evento del genere. Foto e video sensazionalistici delle vittime dilaniate; i media che speculano a gogò su una sciagura, la gente rincoglionita che accorre a frotte per vedere l'ultima foto o l'ultimo video in cui appare un bambino ridotto in brandelli sanguinolenti. E i truffatori, tra l'altro, che promettono questi contenuti sensazionalistici per poi reindirizzare il malcapitato su siti che lo corcano di malware. Vabbe', altro discorso sui truffatori, a cui posso tranquillamente dedicare qualche post separato. Ma:
- ai "giornalisti" a caccia dello scoop a tutti i costi: sedetevi su una bomba e fatevi riprendere da qualche collega mentre saltate in aria;
- alla gente affetta da questo voyeurismo morboso sconfinante quasi nella necrofilia: fatevi furbi. Quando accade qualche catastrofe, naturale o causata dall'uomo, quello che importa non è vedere i cadaveri massacrati, ma la gente che accorre in aiuto delle vittime. Se proprio siete così attratti dal massacro a tutti i costi, leggetevi qualche fumetto splatter, guardate qualche film dove il succo di pomodoro cola fuori dallo schermo, giocate a qualche videogioco orrorifico, ma non permettete che dei "giornalisti" privi del minimo scrupolo e desiderosi soltanto di vincere il premio Pulitzer speculino in tal modo sulle disgrazie di poveracci come voi!

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