mercoledì 12 giugno 2013

Il futuro dell'uomo

Questa volta una mazzata non a singoli individui né a singole categorie, ma all'umanità in generale. Se ne parlava tra amici l'altra sera, sul tema "Come saremo fra centomila anni", dividendosi in varie correnti tra gli ottimisti a stecca ("vedrete, diventeremo gli dei del cosmo!") e vari gradi di realismo (quello che gli ottimisti a stecca definiscono pessimismo). Io mi sono beccato del "pessimista cronico e inguaribile" dai fautori della Deità Cosmica quando ho espresso le mie ipotesi; ma allo stato attuale delle cose l'unica luce che vedo in fondo al tunnel è il treno che ci sta venendo incontro e sta per travolgerci. In ogni caso, ecco queste famigerate ipotesi che mi hanno valso quella qualifica.
Ipotesi A - quella che ha il 99,9% di probabilità di verificarsi: fra centomila anni noi saremo passati già da 99.960 anni alla non esistenza. In pratica, non arriveremo alla fine di questo secolo prima di ucciderci con le nostre stesse mani. Guerre, malattie, tracolli tecnologici, la crisi economica da cui non usciremo mai, egoismo e qualunquismo, l'ambiente che ci metterà del suo a reagire violentemente alle ferite che continuiamo imperterriti a infliggergli in nome del profitto economico a tutti i costi... tutto questo porterà a un'implosione fatale della specie umana. Non tra centomila anni, ma fra decine di milioni, la Terra tornerà a ospitare una nuova civilizzazione (discendente da: scimmie antropomorfe, maiali, topi, insetti, o quali altre creature? Quali tra gli attuali abitanti della Terra sono i più papabili?), si spera un po' più ragionevole, che si interrogherà sulla brutta fine di quelle scimmie spelacchiate troppo arroganti per avere davvero una possibilità.
Troppo pessimista? E vabbuo'. In quel restante 0,1% sono racchiuse altre due ipotesi, forse meno disfattiste ma non certo lusinghiere per l'umanità.
Ipotesi B: l'umanità riuscirà per il rotto della cuffia a evitare di estinguersi. Si farà però sopraffare dal progresso tecnologico - già siamo su quella strada - in un mondo dove tutto è facile e interconnesso, tutto a portata di dito o di comandi vocali. Diventeremo come gli umani ciccioni del film Wall-E, ma molto probabilmente non ci sarà un robottino le cui azioni risveglieranno le nostre coscienze. Tra centomila anni saremo delle amorfe palle di lardo prive di scheletro che si limiteranno a vegetare guidati da una tecnologia che ormai vivrà di vita propria, e che ci manterrà in vita semplicemente come curiosità scientifica.
Ipotesi C: anche qui, l'umanità eviterà la catastrofe di cui all'ipotesi A per il rotto della cuffia. Comunque, ci saranno guerre, epidemie, un improvviso tracollo tecnologico, l'economia andrà a puttane, scoppieranno catastrofi ambientali, e alla fine rimarranno in vita alcune decine di milioni di superstiti, divisi in gruppi lontani e non comunicanti tra loro. La civilizzazione piomberà di botto all'epoca dei Sumeri, e da lì riprenderà a risalire la china, piano piano. Arriverà di nuovo ai livelli odierni, poi di nuovo imploderà lasciando vivi pochi milioni di superstiti, che ripartiranno dal fondo e torneranno ai livelli odierni... ad infinitum, con una forma d'onda a dente di sega su un eventuale grafico dell'evoluzione.
A questo punto, qualcuno un po' meno realista (o pessimista che dir si voglia) del sottoscritto ha ventilato un'ipotesi che, tuttavia, ha una probabilità talmente bassa di verificarsi che si fa prima a fare 6 al Superenalotto per 666 volte di seguito. L'umanità finirà per incontrare una civilizzazione più evoluta, che ci farà capire quanto siamo cazzoni, e dopo alcuni conflitti si finirà per stringere un accordo di pace e si raggiungerà tutti assieme un livello di stabilità e benessere soddisfacente per tutti. Ipotesi buona per un romanzo di fantascienza, forse, ma la triste realtà si racchiude in quel 99,9% di probabilità dell'ipotesi A.

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