mercoledì 28 agosto 2013

Il classico caso della scimmia(*) col fucile

O del ragazzo grosso che fa il bullo in virtù della forza dei suoi muscoli.
Ma scimmia(*) col fucile rende di più l'idea.
Non ho granché di commenti da aggiungere a quanto circola ultimamente su web riguardo al preventivato attacco militare degli stati uniti d'america (anche loro hanno perso il diritto alle maiuscole) alla Siria; sul fatto che serva soltanto a preservare gli interessi sempre dei soliti si sono sprecate valangate di parole. Ma, giustappunto, un po' di miei conoscenti mi hanno chiesto "Ma perché non tiri mazzate sulla situazione in Siria?" e bla bla bla. Semplice: perché tanto è sempre la solita minestra riscaldata: Iraq, Afghanistan, Libia, e adesso Siria, tutto fa parte dello stesso identico problema riassumibile nel titolo del post. Una certa nazione ritiene di poter fare il bello e brutto tempo con tutto il resto del mondo, di stabilire le regole, di "esportare" la sua versione particolare di democrazia presso chiunque, di spiare chiunque, di mettere le sgrinfie su qualsivoglia risorsa (generalmente si tratta di petrolio) appartenente a qualcun altro; e tutto ciò solo in virtù delle proprie armi. E al resto del mondo non resta che farsene una ragione: se si vuole mandare a scatafottersi una scimmia(*) che ha in mano un AK-47, bisogna a) aspettare che i suoi tirapiedi si stufino di essere tali (e forse nel caso della Siria l'Italia ha preso quest'ultima decisione - forse, ribadisco) e b) aspettare che abbia finito le munizioni e rimanga senza tirapiedi pronti a procurargliene di nuove.


(*) Senza offesa per le scimmie

Nessun commento: