venerdì 15 novembre 2013

Per tornare a sperare, dobbiamo cambiare prima di tutto noi stessi

Tanto per tritare e ritritare, per l'ennesima volta, un concetto di cui ho già parlato diffusamente.
In un paese dove ognuno se ne scatafotte del prossimo, e lo tira in ballo solo per criticarlo, potremmo sperare in un cambiamento, in una buona politica, in un rilancio dell'economia, in un innalzamento del livello culturale & compagnia bella? Chiaro che i nostri "politici" sono lì a godersi i loro stipendi principeschi e hanno dimenticato la cittadinanza nel momento stesso in cui sono venuti a conoscenza del risultato elettorale; ma, lo ribadisco per l'ennesima volta (con n tendente asintoticamente a infinito): vengono forse da Marte, dalla galassia di Andromeda o da un universo parallelo? No: sono italiani esattamente come i loro elettori. E ognuno di noi, nel suo piccolo, è cialtrone ed egoista esattamete come loro. Insomma:
- Regola quando si sale su un mezzo pubblico: aspettare che da quella porta chi deve scendere scenda. Tsè: io spesso sono in pole position per salire, mi fermo per lasciar spazio a chi sta scendendo, e mi becco la serie di spintoni da dietro e gente che urla "Ma muoviti, sali, no? Che cosa stai aspettando?" Meglio non citare le risposte fuori dai denti che si pigliano (il cui senso è: quando scendi tu pretendi - giustamente - strada libera, quando scende qualcun altro invece sei tu lo stesso a pretendere strada libera);
- Regola della strada: ci sono anche gli altri. Parcheggi alla cazzo di cane, in seconda, terza, quarta fila, davanti a un passo carrabile, in mezzo a un incrocio, sulle strisce pedonali, o in pieno sull'unica via d'accesso di un parcheggio, perché "eh ma tanto sono solo cinque minuti" (tsè, gli ultimi), e poi sfanculi quelli che giustamente ti piantano una clacsonata o t'insultano? Peggio, ti becchi la multa (ormai è rarissimo, ma a volte succede) e hai il coraggio di far ricorso anche quando hai torto marcio? Passi col semaforo rosso, magari facendo il furbo sulla corsia riservata a quelli che "dovrebbero" girare a sinistra, rischiando di falciare quelli che passano col verde e comunque costringendoli a rischiare di tamponarsi gli uni con gli altri, e pure li sfanculi quando ti arriva il coro di clacson infuriati? Ti fai allegramente i sensi unici dalla parte sbagliata e pure pretendi che l'altra macchina che ti arriva di fronte ti lasci passare? Viaggi a quaranta all'ora nella corsia di sorpasso in autostrada e hai il coraggio di pretendere che non ti sorpassino a destra? Passi a ipervelocità sulle strisce pedonali con la pretesa che sia il pedone - che ha la precedenza assoluta - a fermarsi? Guarda che prima o poi ti trovi tu dall'altro lato della barricata!
- Regola per la pulizia dell'ambiente dove si vive: ci sono appositi contenitori dove buttare la spazzatura. Anche differenziati: ormai è una realtà di fatto in tutti i comuni. La gente li usa? Tsè. Cartacce buttate per terra, mescolanze infami nei bidoni della differenziata (tipo cartoni della pizza unti e bisunti nel bidone della carta, di tutto di più in quello della plastica, ecc.), il fumatore che lancia via il mozzicone bellamente acceso (e in città questo conta poco; il problema è che lo fanno anche ai margini dei boschi), cani accompagnati dai loro padroni che scagazzano (i cani, non i padroni) allegramente senza che quel bipede all'altro capo del guinzaglio si preoccupi di raccogliere la cacchina, spiagge e ambienti naturali usati come immondezzaio da torme di turisti sbattiballisti, vecchie automobili lasciate tranquillamente ad arrugginire nei prati, vecchi elettrodomestici e mobilio bellamente scaricati giù per i fossi... salvo poi lamentarsi che le città e l'ambiente dove viviamo sono zozzi. Ah, già, tanto tocca poi all'amministrazione pubblica pulire.
- Regola generale della vita: se non ce la fai con le tue forze, dev'essere evidente che comunque ci hai provato fino all'ultimo. Eppure, è pieno di gente che chiama l'amico che lavora in comune per accelerare una pratica, o che stressa l'anima al consigliere/assessore/parlamentare di turno per ottenere favori, precedenze non dovute in graduatorie varie, e via così, sempre tutto a proprio vantaggio e chissefotte se qualcun altro ci rimette.
Mi fermo qui con gli esempi, perché il post sta già venendo abbastanza chilometrico. Comunque, in poche parole: il primo cambiamento che dobbiamo operare è su noi stessi. Dobbiamo smetterla di farci incancrenire la testa dai media - che puntano a magnificare i "vantaggi" di un'individualità sempre più sfrenata dove non c'è posto per un briciolo di altruismo - e cominciare a pensare che sulla stessa barca ci siamo tutti e nessuno di noi può montare la pretesa che siano gli altri a remare: ognuno deve fare la sua parte, per quanto gli è possibile. Perché altrimenti, anche se scoppiasse (tsè e doppio tsè) una rivoluzione, non faremmo altro che sostituire degli emeriti cialtroni con degli altri emeriti cialtroni, e poi giù di nuovo a produrre lamentele senza costrutto.

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