martedì 10 dicembre 2013

Forconi spuntati

Ovvero: dell'inutilità delle "rivoluzioni" in salsa italiana.
Questa "rivoluzione" dei forconi (spiacente: si cuccano la minuscola) a chi giova? A nessuno. Chi ci va di mezzo è la povera gente, mica chi dovrebbe veramente andarci di mezzo.
Cioè: pianti su dei casini mostruosi, blocchi trasporti di roba essenziale, bli, blo e bla e ci vado di mezzo io, che sono un poveraccio come te? All'inizio rimango così, perplesso, a chiedermi che cazzo c'entro io, giuste o meno che siano le tue rivendicazioni; poi m'incazzo. No, non con gli alti papaveri: con te. A questo servono le guerre tra poveri: a far la felicità proprio di quegli alti papaveri, che si trovano di fronte a un divide et impera automatico, nato senza che avessero dovuto fare il minimo sforzo per istigarlo.
Insomma, le rivoluzioni o si fanno come vanno fatte, colpendo gli alti papaveri, oppure è meglio evitarle. Chiaro che in una rivoluzione anche qualche poveraccio ci va di mezzo, ma possono essere considerate perdite inevitabili. Se si causano solo le perdite, senza - per pura e semplice codardia - colpire il vero centro del potere, non è una rivoluzione: è una puttanata megagalattica, una farsa che non fa ridere.

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