mercoledì 13 agosto 2014

Stupidometro delle guerre

Ci sono guerre e guerre. Alcune sono comprensibili - mai giustificabili, da parte di esseri che si vantano di essere intelligenti e che potrebbero risolvere ogni conflitto semplicemente parlandosi un po' di più: solo comprensibili - e altre invece sono di una stupidità abissale. La guerra in Ucraina (della quale i media europei si sono bellamente dimenticati: ah, già, dire qualcosa su quella guerra irriterebbe i merrrrricani, mica si possono irritare quelli là, se no poi sparano a noi...) ha un senso: controllo del territorio. Varie fazioni politiche, interne ed esterne, si contendono quel territorio chiamato Ucraina, che è, tra le altre cose, un nodo militare strategico per ognuno dei fronti contrapposti. Ribadisco: non sto giustificando il massacro di civili innocenti in Ucraina: è riprovevole come qualunque massacro di innocenti. Sto solo dicendo che ha un senso, e che là dove la diplomazia ha clamorosamente fallito si è scatenata la violenza ("l'ultimo rifugio degli incapaci", per citare Isaac Asimov). Ma altre guerre? La guerra nella striscia di Gaza, per esempio: una guerra religiosa. Una guerra in nome di un dio, tra l'altro, benevolo e portatore di pace (pace, eccheccazzo!) in entrambe le religioni. Ha un senso massacrare qualcun altro solo perché le sue credenze religiose non collimano con quelle degli aggressori? E poi, guerre nazionalistiche o razziali: non è indice di stupidità abissale prendersela con qualcuno che non parla la propria lingua o ha la pelle di un altro colore? Cioè, non siamo tutti umani, a prescindere dalla propria area culturale o da semplici adattamenti a climi diversi? Qui non solo si cade nella stupidità intrinseca di ogni guerra tra esseri che si ritengono raziocinanti, ma si va oltre. In tribunale l'aggressione per futili motivi è un'aggravante; qualcuno mi spieghi perché non dovrebbe esserlo quando ad aggredirsi non sono semplici individui ma interi popoli.

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