mercoledì 29 ottobre 2014

Apparente apartheid e buonismo a stecca

D'accordo, la strategia che hanno adottato nella periferia torinese, dividere una linea in due con una delle due ad uso esclusivo dei rom e l'altra per tutti gli altri, può sembrare pesante: una specie di ritorno di fiamma dell'apartheid, non in Sudafrica ma qui da noi. Ho letto tutta una serie di polemiconi in giro; ho assistito a una feroce battaglia tra i razzisti irriducibili e i buonisti costi-quello-che-costi; alla fin fine, mi trovo a occupare una posizione di metà.
Insomma, sarebbe stato necessario ricorrere a questo genere di misure, e solo nei confronti di una singola etnia, se essa non si fosse trovata irrevocabilmente arroccata sulla posizione opposta? Chiariamo il concetto. Può l'etnia rom continuare a non volersi adeguare alle leggi - soprattutto alle leggi - italiane trincerandosi dietro l'eterno "Questa è la nostra cultura e dovete accettarla"? Possono continuare a insegnare ai loro figli che è giusto rubare, fare i vandali, disturbare gli altri passeggeri con schiamazzi a mille decibel, bruciare i capelli alle ragazzine e chi più ne ha più ne metta? In tal caso si possono biasimare comuni e aziende dei trasporti se danno retta alle legittime lamentele di passeggeri e personale e istituiscono la doppia linea? L'integrazione non può avvenire a senso unico; passi il rispetto per le minoranze, ma a noi italiani viene poco gentilmente ricordato, quando ci troviamo all'estero, che dobbiamo adeguarci alle leggi e alle usanze del posto. Per quale motivo a una minoranza qui da noi dovrebbe essere permesso fare il bello e il brutto tempo come vuole in totale dispregio di leggi che noi siamo obbligati a rispettare? Loro sono pure obbligati a rispettare le stesse leggi! Altri migranti hanno pienamente interiorizzato il concetto, e qui da noi vivono bene senza arrecare disturbo a nessuno (razzisti a parte), rispettando le leggi del posto dove sono andati a vivere. Be', non tutti: c'è sempre lo stronzo di turno; ma si tratta di casistiche individuali, non del comportamento di un intero popolo.
In più, c'è una domanda più generale da porsi: i rom si sono mai posti il problema del perché sono così malvisti da tutti, perfino in Romania, loro terra d'origine? Io al loro posto me lo porrei, questo problema: tutto il mondo ce l'ha con me o sono io che lo costringo a tale atteggiamento? E' come quando in un condominio c'è il classico condomino che sta sul cazzo a tutti, chissà come mai. I casi sono due: o se ne rende conto e cambia, oppure se ne sbatte le palle e continuerà a venire osteggiato. A questo punto io chiedo ai rom: pensateci e cambiate, e vedrete che la gente degli stati dove andate a stabilirvi non vi sbatterà più le porte in faccia.

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