martedì 27 maggio 2014

Sarebbe anche ora che si levasse dai coglioni

Lista molto parziale di sparate dell'insetto sbroccomane, in ordine sparso:
  • Vinceremo facile
  • Sono tutti morti
  • Io sono oltre Hitler
  • Farò una marcetta su Roma
  • #vinciamonoi
  • Inesorabile, governeremo noi
  • Secondi dietro alla democrazia cristiana? Fantascienza!
  • Dopo il 25 via sia il Bomba sia Re Giorgio Riconfermato
  • Libereremo il paese dalle macerie col caterpillar
  • Il Bomba affonderà con il caimano
  • [...]
(N. B.: le storpiature dei nomi sono mie, non dell'insetto.)
E poi la sparata più gigantesca e incredibile di tutte: "Su una cosa non ho dubbi: o vinciamo o stavolta davvero me ne vado a casa. E non scherzo."
Be'? Allora? Che ci fa ancora lì? Non solo ha perso, ma se questa fosse stata una gara di Formula 1 sarebbe quasi stato doppiato. Anche alle amministrative (come già successo altre volte) ha preso brodo. Dopo aver passato l'intera campagna elettorale a vituperare gli avversari, dopo aver bellamente mancato, in perfetto stile caimano, di congratularsi con loro per la vittoria, dopo che troppe volte gli è scappata quella promessa di andarsene via dalle palle in caso di sconfitta, cosa fa? Rimane inchiavardato dove si trova. La colpa è del GOMBLODDO nei suoi confronti, perché i voti al movimento 5 cancri al fegato erano quattro volte quelli effettivamente registrati e i presidenti di seggio avevano l'ordine di annullare le schede con la X su quel simbolo, coadiuvati da matite incorporate nel pollice. Ah, no, la colpa è dei pensionati, che hanno subornato le menti dei giovani spingendoli a votare qualcos'altro. Oppure degli alieni, del nuovo ordine mondiale, della CIA, delle scie chimiche+HAARP+blablabla, delle cacche di piccione radioattive, DELA KA$TA KE A PAKATO I ELETORRI!!!!!uno!undici!centoundici!!, dei merli che mangiano insetti [...]. Non è mica colpa sua, noooo. Non è perché ha basato l'intera campagna elettorale sul vaffa, senza mettere in piedi alcunché di costruttivo: questi sono dettagli. E non è minimamente in grado di farsi un esame di coscienza e compiere un doveroso passo indietro. Cioè, è un cialtrone esattamente come tutti quelli che ha insultato per mesi di campagna elettorale.
Ciò detto, è ben bizzarro che ancora il 12% degli aventi diritto (percentuale reale, perché il partito degli astensionisti, col suo 43%, è in realtà il primo assoluto in Italia) abbia dato il voto a un elemento del genere. Certo non più bizzarro del fatto che il 10% abbia ancora dato fiducia al caimano, e ovviamente meno bizzarro del fatto che il 27% (sempre sul totale degli aventi diritto al voto) abbia dato un voto al solito "salvatore della patria" che è riuscito a incantare tutti con la favoletta degli 80 euro che, tra aumenti di tasse, tagli ai soliti settori Assolutamente Non Importanti (sanità, cultura, trasporti, pensioni...) e altro svaniranno come neve al sole. Ma questa è l'Italia, e gli svizzeri non sono abbastanza stupidi da invaderci e prendersi questa gatta da pelare.

lunedì 26 maggio 2014

La DC torna alla grande in Europa

No, non avete letto male: è proprio la cara vecchia Democrazia Cristiana quella che ha portato a casa un grosso risultato alle europee. Non fatevi ingannare dalla P; è la D che conta.
Insomma, un classico voto dato turandosi il naso - e le orecchie - quello italiano; anche perché, va detto, non è che ci fossero altre liste più meritevoli, non nostrane almeno; e chi si fida di liste messe su da gente di fuori? Ancora una volta, però, lo sbattiballismo assoluto ha fatto la parte del leone; quei pochi che hanno votato hanno favorito i democristiani solo perché le alternative facevano veramente cagare. Il movimento 5 svastiche s'è preso brodo, pur risultando la seconda forza; ma ha preso metà dei voti dei democristiani. Il caimano? Qui il discorso si fa complicato, perché da solo ha preso un doppio brodo, ma bisogna contare i suoi schiavetti pseudo-autonomi, cioè alf(sucal')ano, fratttttttelli ditallllia, sega nord, che lo portano sopra a quello che hanno preso i grUllini (e rode, urka se rode, vedere ancora per l'ennesima volta gente come gli omini verdi xenofobi andare a impestare il parlamento europeo con le loro ciance razziste). Cioè, lui ha preso doppio brodo, non le forze che comandava: lui è stato sfiduciato dai suoi stessi vecchi sostenitori - e anche lui, come i grUllini, andrà in giro a smenarla con la storiella del gombloddo. Ma rode tantissimo che ci sia ancora un mucchio di gente che crede alle farloccate dei partiti di centrodestra-niente-centro-e-tutta-destra.
Diciamocelo chiaro: al di là di chi ha vinto, di chi ha quasi vinto, di chi ha diversamente vinto, di chi ha subito immaginari gombloddi ai suoi danni e di tutto questo cumulo di ciance post-elettorali del cazzo, due cose sono chiare:
a) l'astensionismo in crescita dimostra che ormai gli italiani non si sentono più coinvolti con la politica (al di là del fatto, ribadisco, che astenersi e sbolognare tutte le responsabilità agli altri è veramente da codardi);
b) gira e rigira finiamo sempre lì: la repubblica italiana è nata democristiana e rimarrà democristiana fintanto che continuerà a fregiarsi del titolo di repubblica.
E all'Europa fotte qualcosa di noi? No, meno di un cazzo moscio. Se contassimo qualcosa in Europa saremmo in grado di arginare lo strapotere del Quarto Reich; ma i crucchi ci sputano in un occhio quando e come vogliono.

venerdì 23 maggio 2014

Voto o non voto?

(Aridajje. Sto di nuovo urlando nelle orecchie ai sordi. Vabbe': repetita juvant? Mi sa tanto di no.)
Ribadisco il solito vecchio concetto; vale per le europee come per qualunque altra elezione. Capisco che ormai ne abbiamo le palle piene fino a scoppiare di politicanti della domenica pomeriggio sul tardi; capisco che ormai siamo depressi e rassegnati tra il "tanto non cambia niente", il "sono tutti uguali", il "chi me lo fa fare", il "non so più a che santo votarmi". Ma non è una scusa buona: se si vuole davvero il cambiamento bisogna prendere il toro per le corna, abbandonare pigrizia mentale e pretesti vari e cercare di farlo avvenire, questo benedetto cambiamento. L'astensionismo a stecca è: a) uno sbolognare agli altri la responsabilità di quello che succede; b) una conferma dello status quo, perché ad essere praticamente costretti a votare sono tutti coloro ai quali del cambiamento non frega una cippa e che schiafferanno la X sempre sui soliti simboli. Abbiamo un'accozzaglia di liste di buffoni qui da noi? E allora deviamo il voto su qualche lista semisconosciuta con le idee un po' più chiare, facendo in modo che superino la soglia di sbarramento e che diano qualche grattacapo ai listoni dei "big" a Bruxelles! C'è qualche candidato buono nelle liste capitanate dai buffoni? Votiamo una di quelle liste e indichiamo a chiare lettere le preferenze su quei candidati buoni! Non richiudiamoci codardamente nel "facciano loro, io me ne frego" che si risolverà nel mandare a Bruxelles sempre i soliti noti!
Ma tanto so già che è come cercare di spiegare le cose agli asini - o a qualunque altro animale non capisca il linguaggio umano, inclusi, a quanto pare, la maggior parte degli umani medesimi: si perde solo tempo e si rischia di innervosire la bestia.

giovedì 22 maggio 2014

Elezioni europee: qualcosa non torna

Quale parte di "europee" non è chiara?
Eppure, sembra che stiamo eleggendo il parlamento italiano. L'unica coalizione che parli di Europa è la lista Tsipras, ed è una lista estera, nonostante abbia candidati anche italiani. Tutte le altre liste non nominano nemmeno l'Europa. I tre dell'ave maria, poi, non fanno che darsi addosso gli uni con gli altri, "se vinciamo noi cade il governo", "se vinciamo noi voi ve ne andate", bla bla bla. Cioè? Devo aver capito male, quindi: il 25 non voteremo per il parlamento europeo, ma per il rinnovo di quello italiano? Bo'. Non mezzo accenno alle tematiche comunitarie, non mezza indicazione di cosa faranno una volta ottenuta la poltrona a Bruxelles; ma soprattutto, non uno che dimostri di rendersi conto che, per quanto importanti, le elezioni europee sono del tutto fuori contesto rispetto alle beghe nostrane. Vinca chi vuole: andranno a Bruxelles a contare come il due di bastoni quando briscola è coppe, e non scolleranno il pelo d'un baffo alla situazione in Italia.
No? Mi sbaglio? Allora proprio non ho capito un cazzo.

martedì 20 maggio 2014

Post aperto ai produttori di software (anche open source, sì)

Cambiamo tema, una volta tanto. Non ci sarà un cane che leggerà questo post, soprattutto tra coloro a cui è indirizzato, ma tant'è.

Egregi produttori di software,
E' chiaro e tondo che il mondo dell'Information Technology è in continua evoluzione, che bisogna sempre essere un passo avanti alla concorrenza, che bisogna stupire, che ormai la forma è più importante dei contenuti, ma... e i ma sono grossi come dei pianeti.
1) Vi sembra il caso di costringere l'utente, ogni qualvolta accende l'apparecchiatura - si tratti di un computer, un telefono, un tablet, uno smartTV, un tostapane ecc. - a dover stare lì delle ore ad attendere che installi gli ultimissimi aggiornamenti che oh-non-si-può-evitare-di-installare-altrimenti-crolla-il-mondo, a perdere un mucchio di tempo prima di iniziare la propria attività e a passare quel tempo perso a borbottare? Ribadisco, ogni qualvolta si accende l'apparecchiatura partono aggiornamenti a stecca. Spesso e volentieri si tratta di toppe, poi di toppe delle toppe, poi di toppe delle toppe delle toppe... ad infinitum. E vabbe', c'è l'ultima toppa di sicurezza che va applicata subito subitissimo, e vabbuo', c'è l'ultimissimo aggiornamento senza il quale l'orbita della Terra intorno al Sole si arresterebbe di colpo, e poi c'è quella nuova caratteristica da aggiungere a tutti i costi perché senza non si può più vivere; ma insomma! Non sarebbe più sensato, una volta evidenziata una falla, lavorarci sopra con calma ed arrivare alla soluzione definitiva, senza dover correre ai ripari per i danni causati dall'ultima pezza prodotta in fretta e furia che ha coperto un buco e ne ha aperti altri dieci? Non sarebbe meglio prevedere fin dal principio l'uscita di un software completo, anziché vomitare a nastro aggiornamenti che aggiungono questo e quell'altro? Non sarebbe ora di piantarla con la corsa a chi produce più versioni nuove nel più breve tempo possibile, mettendo totalmente in crisi produttori di terze parti con questioni di compatibilità che salta ogni tre giorni? (Rimprovero specificamente rivolto a Firefox e Chrome: basta, datevi uno stop!). Un mio collega dice "Be', così dimostrano che il prodotto è vivo.", al che io rispondo invariabilmente "Vivo mi va bene, ma non ansioso o addirittura paranoico!".
2) Questo è rivolto in particolare ai produttori di open source. Vi pare il caso di sovraccaricare i vostri installer di bloatware, crapware, MERDAware, barre di ricerca del cazzo, robaccia insulsa che nessuno ha richiesto? Vi pare il caso di costringere la gente a installarsi le merdate di cui sopra, senza fornire nemmeno l'opzione "Non me ne può fregare meno", o, se la fornite, è talmente ostica da raggiungere che lo sprovveduto di turno ne ignorerà addirittura l'esistenza? Dateci un taglio! Quando installo un software, installo quel software e basta! Altrimenti non lamentatevi se l'open source non decolla e la concorrenza commerciale vi fa a pezzi!
3) L'annosa questione prezzi-DRMerda-pirateria. Volete dare un taglio allo scopiazzamento, agli scariconi, al craccaggio di software vari? Cominciate seriamente a pensare di dare un taglio ai prezzi e ai DRMerda. Il famoso pacchetto Micro$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$$oft Office costa dai 99 euro (con licenza scontata per studenti e insegnanti) in su, ed è protetto da un codicione che, tra l'altro, si cracca in dieci secondi... comunque c'è. Lo stesso Winzozzone costa cifre astronomiche, anche quello dai 99 euro in su (quando perfino OS X, altro sistema operativo commerciale, costa poche decine di euro). E la versione da 99 euro ti permette a malapena di accendere il PC, mentre OS X è assolutamente completo! I videogiochi costano di base 50 o 60 euro, a cui vanno aggiunti tutti i soldi spesi per i DLC senza i quali il gioco è incompleto, e sono talmente inzeppati di DRMerda, di obbligo di connessione perenne, di tartassamenti vari che la volta in cui va storto qualcosa in un server in Thailandia i giocatori onesti in Europa rimangono lì come dei babbei, a guardare i disonesti che hanno il gioco craccato e giocano sempre. Che il vostro software sia lavorativo o ludico, così facendo scoraggiate la maggior parte del vostro target dall'acquisto. Togliete i DRMerda, tranciate i prezzi, immettete sul mercato prodotti di qualità già completi e vedrete che molta più gente comprerà i vostri software, tanto da coprire il buco che attualmente avete a causa della pirateria e garantirvi pure un guadagno supplementare.
4) Il freemium - diffuso quasi unicamente nel mondo dei dispositivi mobili - è una truffa bella e buona. E vabbe', una truffa richiede sempre la collaborazione della vittima; ma i boccaloni spuntano come mosche. Fornire un prodotto - generalmente un gioco - con licenza free senza costi e poi costringere il boccalone di turno a pagare per riuscire ad andare avanti col gioco, be', ve lo dico senza peli sulla lingua, è una carognata bella e buona. Soprattutto considerando che gran parte di questi giochi freemium sono destinati ai bambini, i quali toccheranno a raffica sul tasto per gli acquisti in-app facendo spendere cifre enormi ai loro genitori. (I genitori furbi proteggono gli acquisti in-app con una password; ma spesso, poi, si lasciano convincere dai piagnistei dei figli a comprare quel benedetto bonus che serve a passare quel livello.)
Cari signori produttori di software, se risolvete tutti questi problemini e togliete di mezzo tutti i sistemi per far soldi a spese dei gonzi, vedrete un netto miglioramento, oltre che nella situazione dei software in generale, anche nei vostri profitti. Stabilità, convenienza, onestà: questo è quello che la gente richiede anche a voi.

(Fine delle parole al vento.)

mercoledì 14 maggio 2014

Il Bomba e le sue groupie

Poco da dire sulla sbroccata in diretta televisiva del Bomba. Poco da dire sulla sua mania di protagonismo, sul suo ritenersi il nuovo messia, sul suo non sopportare nemmeno un accenno di critica, e sul suo voler mettere a tacere domande potenzialmente scomode; poco da dire sul fatto che Floris (personaggio che per altri versi non apprezzo) ha applicato un sistema antico quanto la facoltà di parola: io ti faccio una domanda, tu mi dai una risposta, e basta, finita lì. In fin dei conti il Bomba ormai è ben noto per tutti i suoi difetti - innumerevoli - e i suoi pregi - al momento, nemmeno uno.
Ciò che preoccupa, però, è il livello di fanatismo che s'è creato intorno alla sua persona. Dì qualcosa contro il Bomba e tutte le sue groupie (a prescindere dal sesso sono sempre LE groupie: non pensino mica i bombiani maschi che il loro cervello sia meno da papera bollita!) ti aggrediranno da tutte le parti. Stamattina sono fisicamente venuto alle mani con uno di questi fanatici, semplicemente per aver detto chiaro e tondo che il Bomba è un fascistello da quattro soldi. Oh, si è trattato solo di bloccargli le mani; poi gli ho detto dritto in faccia "E tu fai parte delle squadracce fasciste incaricate di spegnere il dissenso nella violenza. Peccato che né voi fanatici né il vostro ducetto della domenica pomeriggio abbiate davvero le palle per emulare quell'altro stronzo." e l'ho tenuto lì finché la polizia non è venuta a prenderselo. Però è davvero inquietante il punto a cui stiamo arrivando con questo "salvatore della patria" autonominatosi tale, e posso solo nutrire la speranza che il muro citato nel post precedente sia molto vicino.

martedì 13 maggio 2014

La faccia del Bomba

Tragedia in mare - solita roba, ormai non fa più notizia.
Ma l'Expo deve andare avanti(*).
Appalti truccati e tangenti sull'Expo.
E chissefotte: l'Expo deve andare avanti.
Promesse disattese a gogò: ah, però c'è l'Expo (rima non voluta).
Sull'Expo il Bomba si giocherà definitivamente la faccia. Se la sta giocando un po' dappertutto, nel senso che la schiaffa a destra e a manca e invade di prepotenza tutti i media; ma probabilmente sulla questione Expo la sbatterà in maniera conclusiva contro un muro di cemento armato. Già, perché, a differenza del suo padre spirituale, non ha una grossa ditta a supportarlo e a fornirgli i mezzi per sfondare quel muro.

(*) Non è una critica all'Expo, ci mancherebbe, anche se rischiamo di non riuscire a metterla su. Il problema è che ormai la stanno troppo strumentalizzando: il Bomba in primis.

mercoledì 7 maggio 2014

Che i clubbi si occupino della sicurezza negli stadi (e fuori)!

José "Pepé" Mujica, Presidente dell'Uruguay, è un mito. Ha stabilito che lo stato non garantirà più la disponibilità di forze dell'ordine per la sicurezza negli stadi. Ciò ha causato un vero uragano tropicale da quelle parti: dimissioni in massa dei vertici della locale federkalcio(*) e interruzione anticipata del campionato. E, alle lunghe, maggior responsabilizzazione dei clubbi di kalcio locale, che alla fine si troveranno a doversi occupare loro, in prima persona, di ultrà, violenza e razzismo negli stadi.
Soluzione applicabile qui in Italia? Tsè, guarda, Dumdumderum, ho visto il kalcio perdere la k. Nessun politicante da strapazzo (meno che mai il Bomba con tutte le sue promesse stratosferiche) sfiorerà mai il mondo del kalcio con l'unghia del mignolo: le reazioni della gente li spaventano fin nel profondo del quore con la Q che si ritrovano. Agli italioti puoi togliere stipendio, pensioni, lavoro, sanità, cultura, trasporti, tutto quanto, e non diranno ba'; ma togli loro il kalcio, e viene fuori un putiferio mostruoso. E i clubbi, hah, da parte loro pretendono dalle istituzioni fior di soldoni per i loro ritiri e le loro trasferte, ma non muoveranno mai un dito per assicurarsi che Genny 'a carogna e tutti i suoi compari non la passino liscia.

(*) Ribadisco: il kalcio è una merda, e continua a strameritarsi una lettera di merda.

lunedì 5 maggio 2014

Ma davvero abbiamo bisogno di tutte queste conferme?

Di cosa, mi chiederete?
Del fatto che viviamo in un paese di MERDA, ma di quella puzzolente e viscida, e ci siamo immersi fino alle orecchie; il naso è a malapena fuori, e non ci resterà a lungo.
Viviamo in un paese dove:
- Uccidere a manganellate un ragazzo è lecito e permesso, e gli assassini vengono applauditi;
- A decidere se bisogna o meno giocare una partita a seguito di un omicidio da parte di ultrà non è un giudice sportivo, ma un ultrà, e pure con una lunghissima fedina penale (il fatto che lo chiamino "Genny 'a carogna" dovrebbe essere indicativo, non so se mi spiego);
- I media e l'intero panorama politico ruotano incessantemente intorno a tre personaggi - un pluripregiudicato, uno sparacazzate a macchinetta e un "comico" che sa solo distribuire insulti a 360° senza produrre alcunché di costruttivo - ai quali, invece, ogni visibilità mediatica dovrebbe essere tolta per il bene di tutti i telespettatori rincoglioniti da vent'anni o più di questo sistema;
- (Corollario al precedente) Un condannato ottiene a forza di piagnistei la pena minore possibile e gli viene permesso di continuare imperterrito a strepitare sui media professandosi addirittura "padre della patria";
- Per ottenere visibilità per la propria lista alle elezioni europee una candidata, dopo inutili tentativi di pubblicare notizie serie senza riuscire ad attirare l'attenzione, decide consapevolmente di pubblicare una sua foto in bikini ottenendo in una botta unica tutta la visibilità che non aveva mai ottenuto in precedenza;
- Per risolvere il problema della disoccupazione si autorizza il precariato a vita, mandando a bubbane l'articolo 18 dello statuto dei lavoratori.
Eccetera.
E' anche il paese dove per uscire dalla merda continuiamo imperterriti ad aspettare l'intervento di questo o quell'altro "salvatore della patria"; ma il prossimo ci farà finire con la testa sotto. Dobbiamo essere noi a uscire dalla merda, con le nostre forze, cambiando il nostro modo di pensare, cominciando a considerarci un popolo e non sessanta milioni di popolazioni mono-individuo, perché (lo ribadisco per l'ennesima volta, con enne=googol elevato a googol) se fossimo al posto di questi personaggi che tanto critichiamo ci comporteremmo esattamente allo stesso modo: non vengono da Marte, sono italiani esattamente come noi.