lunedì 12 gennaio 2015

Siamo tutti Charlie? Più o meno

E' facile "essere Charlie" adesso, a bocce ferme. Ma quanta ipocrisia è venuta a galla in quel "Je suis Charlie" riportato da tutte le parti? (Sì, lo so, pure io l'ho pubblicato. Non così alla "avanti pecora", però.)
Si può essere Charlie in un paese (e sto parlando dell'Italia) dove la libertà di stampa è in continuo, costante crollo e dove ogni singolo pezzo di informazione (anche vignette satiriche, già) è sottoposto a rigidi controlli e censure per evitare di irritare le emorroidi di qualche potente?
Si può essere Charlie nell'essere capi di stato notoriamente contrari alla libertà di stampa e partecipare in prima fila al corteo di Parigi?
Si può essere Charlie pescando vignette ad muzzum, decontestualizzandole e pubblicandole sul Tomo delle Facce di Merda con commenti ancora più decontestualizzati e di un'idiozia fuori parametro?
Si può essere Charlie esibendo una maglietta con una vignetta pure pescata ad muzzum, e questo sulla panza di un Omino Verde Xenofobo per il quale "Non sei padaniano-padaniese-padaniotto-..., quindi sei una merda"?
Si può essere Charlie senza nemmeno sapere che tipo di giornale fosse Charlie Hebdo?
Si può essere Charlie nel fare di tutta l'erba un fascio e accomunare un'intera popolazione a due stronzetti, tra l'altro pure incompetenti, che seminano violenza in nome di una religione che ad essa sarebbe totalmente contraria (e vabbe', sotto il naso delle autorità, alle quali quei due obbrobri disumani erano già stati abbondantemente segnalati e che hanno preferito sbattersene le palle)?
No, non si può essere Charlie a queste condizioni. Si può essere Charlie solo lottando di giorno in giorno contro la violenza e contro qualunque attentato alla libertà di pensiero, parola, opinione e stampa, e soprattutto contro ogni forma di terrorismo: tutti i giorni, festivi inclusi. Nel nostro piccolo possiamo essere tutti Charlie, ma senza ipocrisia.

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