venerdì 20 febbraio 2015

Riprendiamoci la lingua italiana

Accolgo quasi in toto l'appello riportato da Internazionale, meno un piccolo dettaglio di cui parlerò dopo. Insomma, i biglietti di un concerto sono sold out - che? Mancano i soldi? Che 'azz vuol dire quella roba lì? E il giosbàt(*) del Bomba? E quei manager, mannagger a loro, che si ostinano a indire un briefing per dire che la mission dell'ufficio è di esaltare il brand e bisogna individuare la location per briffare i competitor? E quando un qualsivoglia consulente viene definito skillato? E i politicanti da strapazzo che si ostinano a parlare di governance (e di premierrrrrrrrr, già, pure sbagliando la pronuncia della parola, mutilandola della seconda parte e usandola comunque per indicare una carica che in Italia non esiste)? E il cazzarola di 'sta pivariva del discount, allora?
Bene, a questo punto qualcuno sarà arrivato a paragonarmi a Mussolini, che riuscì perfino a italianizzare i nomi di località di confine (in Valle d'Aosta e in Trentino, per esempio). Niente di più sbagliato. Ci sono termini stranieri in tutte le lingue che vanno usati così come sono, e ormai sono divenuti parte delle lingue medesime: pensate a un computer, a un garage, a un festival, al tram, alla moquette di casa vostra, alla roulette del casinò (!!! Casinò è una brutale francesizzazione di "casino", e in francese si scrive senza accento) o a quel buonissimo strüdel di mele che avete mangiato quella volta, o ai würstel da fare alla griglia. Pensate a tutta la terminologia musicale rigorosamente mantenuta in italiano anche in altre lingue (meno che in tedesco, da quanto mi risulta). Ci sono anche termini stranieri usati da noi alla 'azz de can, tipo box (ne ho parlato nella mia sezione di termini del cazzo, qui a lato); ma vabbe', in definitiva anche questo fa parte del gioco ed è inutile prendersela (no, no, io continuo a lasciarli lì sulla mia paginetta). Ma esagerare con il bab l'ost quella lingua là perchè è più cool - arrrrrgh: più figo!!! - è davvero da idioti totali. È davvero ora di cominciare a riprenderci a forza bruta la nostra lingua, che, oltre ad essere la più dolce e musicale che esista, è anche la quarta più studiata al mondo. Cioè, la studiano gli stranieri e noi ce la dobbiamo dimenticare? Ma che senso ha?
N. B.: qui arriviamo al dettaglio che non condivido con Internazionale: le petizioni online non servono a una cippa; sono solo un sistema bimbominkiesco per dire "Bene, ho firmato così cambieremo il mondo", ma quelle "firme" non hanno nessun valore legale e non scollano un pelo dal culo del mondo medesimo. Dobbiamo essere noi, tutti quanti, nel nostro quotidiano, ad evitare di usare quel termine straniero che fa tanto coofigo, ad insegnare ai nostri figli in età scolare (per chi li ha) che ci sono tanti modi per dire in italiano quello che vorrebbero dire con un termine straniero, e soprattutto a cominciare a ignorare il costante martellamento mediatico di termini che non stanno né in cielo né in terra.

(*) Continua a non meritare neppure la dignità di scriverlo e pronunciarlo giusto

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