venerdì 4 dicembre 2015

Italia laica? Ma quando mai.

Figurarsi. Anche se la laicità dello stato sarebbe sancita dalla Carta IgieCostituzione, così, per dire. Ma, per citare un caso recente (ancora bello fresco) un povero preside è stato messo in croce e costretto a dimettersi, non per aver impedito ai suoi alunni di festeggiare il natale, mettiamolo in chiaro, ma per aver semplicemente cassato la pessima idea di un paio di mamme svitate di andare a rompere i timpani ai bambini durante il pranzo urlando loro nelle orecchie delle canzoncine natalizie. E adesso, tutti i politicanti della domenica pomeriggio (ma molto sul tardi) giù a cantare canzoncine natalizie e a mettere presepi anche nel caffè. Gli stessi politicanti che, però, applicano i precetti della religione soltanto quando fa comodo: per esempio, la semplice umana carità ben codificata tra questi precetti non viene minimamente applicata ai migranti, che, anziché essere accolti (ribadisco: come imporrebbe questa religione) vengono presi a pesci in faccia e si trovano di fronte un muro invalicabile di razzismo. In più: la scuola stessa, in conformità coi principi sanciti dalla Costituzione - che è una legge, non un'indicazione di massima da seguire se così si vuole - dovrebbe essere laica, e la gente, anziché incancrenirsi sul fatto che oddio oddio ci vogliono obbligare a togliere i crocifissi e a non fare il presepe, dovrebbe concentrarsi di più sul degrado, sulle aule che cadono a pezzi, sulla mancanza di attrezzature didattiche, sul fatto che gli alunni sono obbligati a portarsi la costcarta igienica da casa. L'ora di religione, ormai bigiata dalla stragrande maggioranza degli alunni, dovrebbe diventare un'ora di religioni, al plurale, un momento di confronto sulle varie maniere di vedere la vita, un'analisi approfondita su quelli che sarebbero i precetti di tutte le religioni e su come vanno applicati correttamente al di là del proprio credo di appartenenza, con spirito critico; soprattutto un momento per imparare ad accettare che qualcun altro abbia idee diverse dalle proprie.
Ma l'Italia non è laica, proprio per niente. Giuseppe Gioachino Belli l'aveva vista giusta, già nel 1800: la sua considerazione è quanto mai attuale ed estesa a tutta Italia.

Quell’esse, pe, ccú, erre, inarberate
sur portone de guasi oggni palazzo,
quelle sò cquattro lettere der cazzo,
che nun vonno dí ggnente, compitate.


M’aricordo però cche dda regazzo,
cuanno leggevo a fforza de frustate,
me le trovavo sempre appiccicate
drent’in dell’abbeccé ttutte in un mazzo.
 

Un giorno arfine me te venne l’estro 
10de dimannanne un po’ la spiegazzione
a ddon Furgenzio ch’era er mi’ maestro.
 

Ecco che mm’arispose don Furgenzio:
«Ste lettre vonno dí, ssor zomarone,
Soli preti qui rreggneno: e ssilenzio».

(Giuseppe Gioachino Belli, S. P. Q. R., dai Sonetti Romaneschi)

L'Italia è uno stato dove regna l'integralismo kattoliko, dove si prende a scarpate in Qlo un preside che ha semplicemente espresso del buon senso, ma dove i precetti della religione kattolika non vengono praticamente mai applicati se non quando si tratta di farli pesare a qualcuno.

2 commenti:

cristiana2011 ha detto...

A parole son capaci tutti di sbandierare il rispetto verso gli altri,ma quando si arriva ai fatti la vincono sempre quelli che si spacciano per generosi cristiani pur ignorando gli insegnamenti di Cristo.
Cristiana

Dumdumderum ha detto...

@Cristiana
Il gran capoccia dei baluba verdi (detti anche Omini Verdi Xenofobi) è abbondantemente in testa alla classifica in tal senso.