martedì 5 aprile 2016

Il paradiso non è a Panama

Almeno: visto quanto si preoccupano della loro sicurezza informatica le agenzie che si occupano di smistare quei fondi sospetti. La "talpa" è entrata nei loro server come se ci fosse stato un cartello "Siamo aperti, venite pure".
A me non restano che alcune piccole considerazioni:
a) Non mi sembra quella gran notizia il fatto che i potenti della Terra cerchino di nascondere la dubbia provenienza dei loro capitali schiaffandoli su conti in qualche paradiso fiscale;
b) I veri furbastri della finanza internazionale in quei conti di Panama non hanno messo un centesimo bucato. I grandi magnati americani, sulla cui onestà avrei parecchi dubbi, e i grandi magnasoldi italiani, sulla cui disonestà non ho il minimo dubbio, sono i grandi assenti da quelle liste in cui è finito mezzo mondo (a parte forse qualche pesce piccolo). Si direbbe quasi che Panama sia un paradiso fiscale di seconda scelta, o mi sbaglio?
c) Se ci fosse davvero qualche interesse in una vera lotta ai paradisi fiscali, a quest'ora sarebbero stati chiusi, definitivamente, senza opzione. Ogni tanto qualche scandaluzzo viene a galla, i politici piantano su il solito cancan mediatico sulla lotta ai paradisi fiscali, e poi buonanotte al secchio. Chiaramente la politica gode della sua fetta di torta, e allora i paradisi fiscali hanno il permesso di continuare a esistere.
Mah. Devo davvero decidermi a costruire quella benedetta macchina del tempo e tornare indietro a tirare una serie di calci nei coglioni a quel sumero idiota che pensò bene di inventare il denaro - prima che metta in pratica la sua idea.

2 commenti:

cristiana2011 ha detto...

Io invece vorrei andare avanti nel tempo, per vedere come andrà a finire.
ADDARRIVA' BAFFONE, come si diceva secoli fa.
Cri

Dumdumderum ha detto...

@Cristiana
Mica bisogno di andare avanti: andrà tutto a tarallucci e vino, come al solito.