giovedì 1 settembre 2016

Il giorno della fert... ahem, delle stronzate

Analisi su questo "giorno della fertilità" (no, mi rifiuto categoricamente di usare l'espressione governativa in ostr babi quella lingua là: questo "governo" dovrebbe ricordarsi una volta o l'altra che agli italiani bisogna parlare italiano) in questo post della blogger Galatea: io non avrei saputo dirlo meglio. Aggiungo le mie ulteriori considerazioni.
a) Un governo degno di questo nome dovrebbe rimanere laico; questo "governo" invece sta cadendo sempre più in basso nell'abisso del cattobigottismo secondo il quale una donna è niente di più che una macchina per sfornare figli. Una donna è una donna, cioè in ogni caso un essere umano in grado di prendere le proprie decisioni; sul fatto di avere figli o meno (quando ciò dipende dalla propria volontà e non da casi di infertilità, chiaro) si deve accordare con il proprio partner; non può essere lo stato a imporre loro la sua volontà.
b) Giovani che non hanno lavoro e vivono di espedienti sarebbero praticamente obbligati a mettere al mondo figli in una società dove essi non avrebbero diritto allo studio (a meno di non essere figli di riccastri), né troverebbero un lavoro e dovrebbero a loro volta vivere di espedienti, e poi dovrebbero procreare giovani pure loro! È questo il modello di società che lo stato aspira a creare? Sempre che questi giovani procreatori riescano poi ad allevarli, i figli, perché altrimenti sarebbero praticamente obbligati a sbatterli in mezzo a una strada trasformandoli nel vivaio per la criminalità organizzata.
c) Per questa assurda campagna sul "giorno della cagata pazzesca" il "governo" ha smenato qualche milionata di soldi dei contribuenti che avrebbero potuto essere deviati sul benessere sociale (no, non lo chiamerò uèlfer, mi spiace) facendo in modo che davvero i giovani possano tornare a godere del diritto allo studio e a potersi trovare un lavoro stabile, non precario, non pagato a vàucer o ancora peggio a buoni pasto. Così davvero i giovani potranno sentirsi incentivati a mettere al mondo dei figli. Cercare di obbligarli con una campagna del genere invece rischia proprio di ottenere l'effetto opposto.
d) Ma siamo davvero ancora così convinti che il "crescete e moltiplicatevi" sia la strategia giusta su questo pianeta per il quale il termine "sovrappopolazione" ormai è diventato un monumentale eufemismo? Dieci o più miliardi di abitanti (no, ribadisco: i sette miliardi ufficiali sono un lontano ricordo del passato, considerato che sulla faccia della Terra ci sono almeno tre miliardi, se non di più, di esseri umani mai entrati in alcun censimento) non sono troppi: sono troppissimi. Non esiste "troppissimi"? Certo che esiste: l'ho inventato io. Le risorse sono ormai agli sgoccioli, e prima o poi l'ambiente in cui viviamo si vendicherà a forza bruta; dobbiamo davvero cominciare a prestare attenzione ai segnali che già ci sta inviando. Sia chiaro: non sono assolutamente un fautore dell'estremo opposto, la cosiddetta "decrescita" che felice non sarebbe perché avverrebbe con violenze e massacri; ma cominciamo almeno a farci un esame di coscienza e chiederci se vale ancora la pena non preoccuparci delle dimensioni finite della Terra.

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