venerdì 23 dicembre 2016

Un'altra lettera sempre a quel "ministro"

(Non pubblicano solo stronzate sul Tomo delle Facce di Merda: qui lo sfogo di un'altra vittima del "sistema Italia", Lara Lago, urtata dalle parole del "ministro", e di cui riporto la lettera affinché giustappunto non vada persa nel mare magnum di puttanate pubblicate sul TFM.)

Caro Ministro Poletti, 

questa non è una lettera di protesta ma un invito, suo, personale, lo prenda in considerazione. 

La invito a chiudere la sua vita in una valigia, 23 chili per la precisione. Ci metta dentro i suoi effetti personali, vestiti, foto di un paese assolato, speranze, competenze mischiate tra lo spazzolino e le scarpe da ginnastica. 

Perché ci sarà da correre. 

Venga pure da solo. Preghi non tanto di parlare un buon inglese, quello è vitale e lo diamo per scontato, a lei come a tutta la vostra classe politica, si auguri piuttosto di capire ogni venatura degli accenti inglesi che popolano il mondo: quello spigoloso dell’indiano a cui dovrà chiedere indicazioni in stazione, quello veloce degli autoctoni cresciuti senza doppiaggi anche in un paese non anglofono, quello dei madrelingua in azienda, americani, australiani, inglesi, i capi che la scruteranno dall’alto al basso solo per le sue idee e per la capacità di esprimerle, non certo per la sua cravatta o per come è stirata la sua giacca. Qui nessuno usa il ferro da stiro, tanto per dire, e l’essere brillanti non ha bisogno di essere inamidato.  

Venga Ministro. 

Nei primi giorni, quando fa buio provi a rientrare a casa con agilità, provi cosa significa il dover partire da zero. E quando dico zero intendo non sapere più fare la spesa perché i nomi sono tutti diversi e a comprare il burro con il sale ci si mette un attimo. Soprattutto se nemmeno si immagina l’esistenza del burro con il sale. Quando dico zero intendo nessuno che la aspetterà a casa, nessuno da chiamare se prenderà una storta sulle scale. Certo, urlando Help qualcuno la sentirà. Ma non si aspetti il calore italiano, caro Ministro, che se tutto il mondo è paese non tutti i paesi sono l’Italia e se le si dovesse fermare la macchina in una strada e se volesse chiamare un collega di lavoro, questo con il suo efficace pragmatismo le manderà un sms con l’indirizzo dell’autorimessa più vicina.  

Poi chiami in Comune, prenoti un appuntamento, vada a registrarsi in un paese che la sta accettando nella misura in cui ce la farà da solo contro il mondo, compili carte, burocrazia, apra un conto in banca nel nuovo Paese, condivida con altri la casa, il piano, il bagno, a volte la stanza con la sporcizia, i turni per la cucina. E non osi lamentarsi con altri italiani perché all’inizio si sentirà dire ’È normale che sia così, cosa credi? Di essere in Italia?’.  

Lei dice che i 100mila giovani che se ne sono andati non sono i migliori. È vero, ma siamo quelli che non si sono accontentati, quelli che non si arrendono, quelli che non tollerano di avere un futuro impacchettato nella nebbia, quelli che, anche se non saranno i migliori, erano troppo bravi a scuola, con troppe idee, troppo spavaldi, con troppa voglia di farcela. Così tanta da non sopportare un Ministro del lavoro che non capisce che se stiamo andando via è solo per questo: per il lavoro. E quando ci stupiamo che qui dopo tre contratti scatti il tempo indeterminato, i mutui abbiano interessi bassi e vengano concessi anche e soprattutto ai giovani e che sì, lavorando si possa ancora comprare una casa, ci sentiamo rispondere: ’È normale che sia così, cosa credi? Di essere in Italia?’  

Un’ultima cosa Ministro. Tra tutti gli italiani che vivono in Olanda non ne ho ancora sentito uno che dica: ’Si sta meglio qui.’ Tutti invece dicono: ’Se si potesse vivere una vita così anche in Italia torneremmo di corsa. Ma.’  

Non so se il nostro Ma è in mano a lei Ma torneremo solo quando il coraggio e le competenze verranno viste come un valore aggiunto. Coraggio e competenze, non raccomandazioni e furbizia.  

La aspetto ministro Poletti, anzi no, troppo facile avere qualche appiglio. 

Si tuffi, è morbido. Sicuramente di più di certe sue affermazioni morbide solo perché inconsistenti. 

Firmato: una dei 100mila giovani che se n’è andata dall’Italia, una di quelle che ’è meglio non avere tra i piedi’ come ha dichiarato lei.  
Una che ci mette la faccia e le idee. Senza poterle o doverle rettificare.

2 commenti:

iacoponivincenzo ha detto...

Brava Lara Lago, gliele hai cantate sul muso a quel panzone arrogante e sciocco, ma hai perso il tuo tempo. Guardalo bene in faccia, Lara, e capirai che non può capirti e perché: quello lì anche fosse più giovane non lo prenderebbero nemmeno per pulire i cessi in Olanda o in Germania. Quello lì, se fosse dove siamo io e te, non si sentirebbe mai dire: "mi ero sbagliato, sai? Non credevo che gli italiani fossero affidabili sul lavoro, che sapessero fare quello che facciamo noi, anche meglio di noi. Avevo sempre pensato che foste buoni solo per cantare alle feste e invece...". No, Lara, quel panzone spocchioso lì non se le sentirebbe mai dire queste parole.

Dumdumderum ha detto...

@Vincenzo
Chiaramente la lettera di Lara, come altre che ho letto sulla stessa falsariga, non sono che uno sfogo colmo di amarezza. Io però li manderei sul serio tutti questi "ministri" a pulire cessi, e a pigliarsi cazziatoni perché il lavoro non è ben fatto. Non capirebbero una sega in ogni caso, ma almeno qualcuno avrebbe la soddisfazione di prenderli a calci in culo ogni tre per due.