giovedì 29 dicembre 2016

Ma 'sta pocalisse arìva o non arìva?

(Titolo deliberatamente in burinese :D )
Ormai ho perso il conto da mo' di tutte le volte che il mondo è finito. Cazzo, e nessuno ci ha avvisati! Comunque, udite udite, sta per tornare l'apocalisse, per l'ennesima volta. Data certa, capodanno del 2017! Festeggiate a San Silvestro come se non vi fosse un domani! Un portale chiamato supereva (avrebbe delle maiuscole qua e là, ma se l'è giocate al casinò) si è messo a fare calcoli cervellotici sulla bibbia (altro testo che ha perso la maiuscola, se mai ne ha avuto il diritto) arrivando a stabilire che l'apocalisse giungerà sabato sera, mettendoci pure dentro il cavallo di battaglia di tutti gli allevatori di bufale che non producono latte per mozzarelle: Nibiru! Sapete, perché l'ha detto "la scienza". Mica il tale o il tal altro scienziato (o ciarlatano di turno che sia): proprio "la scienza", così, in generale. Se lo dice "la scienza" bisogna crederci!
Notizia più dettagliata qui, su bufale.net.
Ricordatemi di alzare un brindisi al pranzo di capodanno alla facciazza di tutti i siti di bufalari come supereva e a tutti i webeti iperboccaloni che ci cascano con tutte le scarpe.

martedì 27 dicembre 2016

Lavoro ai robot?

Nonostante fior di scrittori di fantascienza abbiano tentato di mettere in guardia il mondo dall'abuso di tecnologia - soprattutto nel campo della cosiddetta "intelligenza artificiale" - le ricerche in tal senso hanno proceduto a spron battuto. Si direbbe che nei prossimi anni si perderanno circa il 50% dei posti di lavoro umani in favore di macchine automatizzate più o meno intelligenti.
Bene.
Io sarei dispostissimo a lasciare domani mattina il mio lavoro a un robottino - ma il suo stipendio dovrà comunque essere mio. Non che il datore di lavoro si sogni di non pagare tutta la gente che ha lasciato a casa per sostituirla con macchine. I robot non hanno bisogno di mangiare, vestirsi, pagare mutui o affitti, bollette, tasse, assicurazioni e quant'altro, istruirsi, divertirsi, socializzare, fare in parole povere tutto quello che fa parte della nostra vita quotidiana. Ai robot basta un cavo della corrente per funzionare, più la dovuta manutenzione. Mi lasciate a casa a occuparmi di qualunque cosa mi passi per la mente? Bene; ma mi pagate lo stesso. Se no mi lasciate a scassarmi il cazzo sul lavoro e i robot li mandate a disinnescare bombe. Chiaro?

venerdì 23 dicembre 2016

Un'altra lettera sempre a quel "ministro"

(Non pubblicano solo stronzate sul Tomo delle Facce di Merda: qui lo sfogo di un'altra vittima del "sistema Italia", Lara Lago, urtata dalle parole del "ministro", e di cui riporto la lettera affinché giustappunto non vada persa nel mare magnum di puttanate pubblicate sul TFM.)

Caro Ministro Poletti, 

questa non è una lettera di protesta ma un invito, suo, personale, lo prenda in considerazione. 

La invito a chiudere la sua vita in una valigia, 23 chili per la precisione. Ci metta dentro i suoi effetti personali, vestiti, foto di un paese assolato, speranze, competenze mischiate tra lo spazzolino e le scarpe da ginnastica. 

Perché ci sarà da correre. 

Venga pure da solo. Preghi non tanto di parlare un buon inglese, quello è vitale e lo diamo per scontato, a lei come a tutta la vostra classe politica, si auguri piuttosto di capire ogni venatura degli accenti inglesi che popolano il mondo: quello spigoloso dell’indiano a cui dovrà chiedere indicazioni in stazione, quello veloce degli autoctoni cresciuti senza doppiaggi anche in un paese non anglofono, quello dei madrelingua in azienda, americani, australiani, inglesi, i capi che la scruteranno dall’alto al basso solo per le sue idee e per la capacità di esprimerle, non certo per la sua cravatta o per come è stirata la sua giacca. Qui nessuno usa il ferro da stiro, tanto per dire, e l’essere brillanti non ha bisogno di essere inamidato.  

Venga Ministro. 

Nei primi giorni, quando fa buio provi a rientrare a casa con agilità, provi cosa significa il dover partire da zero. E quando dico zero intendo non sapere più fare la spesa perché i nomi sono tutti diversi e a comprare il burro con il sale ci si mette un attimo. Soprattutto se nemmeno si immagina l’esistenza del burro con il sale. Quando dico zero intendo nessuno che la aspetterà a casa, nessuno da chiamare se prenderà una storta sulle scale. Certo, urlando Help qualcuno la sentirà. Ma non si aspetti il calore italiano, caro Ministro, che se tutto il mondo è paese non tutti i paesi sono l’Italia e se le si dovesse fermare la macchina in una strada e se volesse chiamare un collega di lavoro, questo con il suo efficace pragmatismo le manderà un sms con l’indirizzo dell’autorimessa più vicina.  

Poi chiami in Comune, prenoti un appuntamento, vada a registrarsi in un paese che la sta accettando nella misura in cui ce la farà da solo contro il mondo, compili carte, burocrazia, apra un conto in banca nel nuovo Paese, condivida con altri la casa, il piano, il bagno, a volte la stanza con la sporcizia, i turni per la cucina. E non osi lamentarsi con altri italiani perché all’inizio si sentirà dire ’È normale che sia così, cosa credi? Di essere in Italia?’.  

Lei dice che i 100mila giovani che se ne sono andati non sono i migliori. È vero, ma siamo quelli che non si sono accontentati, quelli che non si arrendono, quelli che non tollerano di avere un futuro impacchettato nella nebbia, quelli che, anche se non saranno i migliori, erano troppo bravi a scuola, con troppe idee, troppo spavaldi, con troppa voglia di farcela. Così tanta da non sopportare un Ministro del lavoro che non capisce che se stiamo andando via è solo per questo: per il lavoro. E quando ci stupiamo che qui dopo tre contratti scatti il tempo indeterminato, i mutui abbiano interessi bassi e vengano concessi anche e soprattutto ai giovani e che sì, lavorando si possa ancora comprare una casa, ci sentiamo rispondere: ’È normale che sia così, cosa credi? Di essere in Italia?’  

Un’ultima cosa Ministro. Tra tutti gli italiani che vivono in Olanda non ne ho ancora sentito uno che dica: ’Si sta meglio qui.’ Tutti invece dicono: ’Se si potesse vivere una vita così anche in Italia torneremmo di corsa. Ma.’  

Non so se il nostro Ma è in mano a lei Ma torneremo solo quando il coraggio e le competenze verranno viste come un valore aggiunto. Coraggio e competenze, non raccomandazioni e furbizia.  

La aspetto ministro Poletti, anzi no, troppo facile avere qualche appiglio. 

Si tuffi, è morbido. Sicuramente di più di certe sue affermazioni morbide solo perché inconsistenti. 

Firmato: una dei 100mila giovani che se n’è andata dall’Italia, una di quelle che ’è meglio non avere tra i piedi’ come ha dichiarato lei.  
Una che ci mette la faccia e le idee. Senza poterle o doverle rettificare.

martedì 20 dicembre 2016

Una lettera a un nuovo (mah) ministro (doppio mah)

Marta Fana è una ricercatrice che per riuscire a lavorare ha dovuto emigrare in Francia. Questa la sua lettera al "ministro", con le virgolette d'obbligo, poletti, con la minuscola d'obbligo.

Caro Ministro Poletti,
le sue scuse mi imbarazzano tanto quanto le sue parole mi disgustano.
Siamo quelli per cui il Novecento è anche un patrimonio cinematografico invidiabile, che non inseguiva necessariamente i botteghini della distribuzione di massa, e lì imparammo che le parole sono importanti, e lei non parla bene.
Non da oggi.
A mia memoria da quando il 29 novembre 2014 iniziò a dare i numeri sul mercato del lavoro, dimenticandosi tutti quei licenziamenti che i lavoratori italiani, giovani e non, portavano a casa la sera.
Continuò a parlare male quando in un dibattito in cui ci trovammo allo stesso tavolo dichiarò di essere “il ministro del lavoro per le imprese”, era il 18 aprile del 2016.
Noi, quei centomila che negli ultimi anni siamo andati via, ma in realtà molti di più, non siamo i migliori, siamo solo un po’ più fortunati di molti altri che non sono potuti partire e che tra i piedi si ritrovano soltanto dei pezzi di carta da scambiare con un gratta e vinci.
Parlo dei voucher, Ministro.
E poi, sa, anche tra di noi che ce ne siamo andati, qualcuno meno fortunato esiste. Si chiamava Giulio Regeni, e lui era uno dei migliori. L’hanno ammazzato in Egitto perché studiava la repressione contro i sindacalisti e il movimento operaio. L’ha ammazzato quel regime con cui il governo di cui lei fa parte stringe accordi commerciali, lo stesso governo che sulla morte di Giulio Regeni non ha mai battuto i pugni sul tavolo, perché Giulio in fin dei conti cos’era di fronte ai contratti miliardari?
Intanto, proprio ieri l’Inps ha reso noto che nei dieci mesi del 2016 sono stati venduti 121 milioni e mezzo di voucher. Da quando lei è ministro, ne sono stati venduti 265.255.222: duecentosessantacinquemilioniduecentocinquantacinquemiladuecentoventidue. Non erano pistole, è sfruttamento.
Sa, qualcuno ci ha rimesso quattro dita a lavorare a voucher davanti a una pressa.
È un ragazzo di ventuno anni, non ha diritto alla malattia, a niente, perché faceva il saldatore a voucher. Oggi, senza quattro dita, lei gli offrirà un assegno di ricollocazione da corrispondere a un’agenzia di lavoro privata. Magari di quelle che offrono contratti rumeni, perché tanto dobbiamo essere competitivi.
Quelli che sono rimasti sono coloro che per colpa delle politiche del suo governo e di quelli precedenti si sono trovati in pochi anni da generazione 1000 euro al mese a generazione a 5000 euro l’anno.
Lo stesso vale per chi se n’è andato e forse prima o poi vi verrà il dubbio che molti se ne sono andati proprio per questo.
Quelli che sono rimasti sono gli stessi che lavorano nei centri commerciali con orari lunghissimi e salari da fame.
Quelli che fanno i facchini per la logistica e vedono i proprio fratelli morire ammazzati sotto un tir perché chiedevano diritti contro lo sfruttamento. Sono quelli che un lavoro non l’hanno mai trovato, quelli che a volte hanno pure pensato “meglio lavorare in nero e va tutto bene perché almeno le sigarette posso comprarle”.
Sono gli stessi che non possono permettersi di andare via da casa, o sempre più spesso ci ritornano, perché il suo governo come altri che lo hanno preceduto, invece di fare pagare più tasse ai ricchi e redistribuire le condizioni materiali per il soddisfacimento di un bisogno di base e universale come l’abitare, ha pensato bene di togliere le tasse sulla casa anche ai più ricchi e prima ancora di approvare il piano casa.
È lo stesso governo che spende lo zero percento del Pil per il diritto all’abitare.
È lo stesso governo che si rifiuta di ammettere la necessità di un reddito che garantisca a tutti dignità.
Ma badi bene, non sono una “redditista”, solo che a fronte di 17 milioni di italiani a rischio povertà, quattro milioni in condizione di povertà assoluta, mi pare sia evidente che questo passaggio storico per l’Italia non sia oggi un punto d’arrivo politico quanto un segno di civiltà.
Ma vorrei essere chiara, il diritto al reddito non è sostituibile al diritto alla casa, sono diritti imprescindibili entrambi.
E le vorrei sottolineare che non è colpa dei nostri genitori se stiamo messi così, è colpa vostra che credete che siano le imprese a dover decidere tutto e a cui dobbiamo inchinarci e sacrificarci. I colpevoli siete voi che pensate si possano spostare quasi 20 miliardi dai salari ai profitti d’impresa senza chiedere nulla in cambio- tanto ci sono i voucher- e poi un anno dopo approvate anche la riduzione delle tasse sui profitti. Così potrete sempre venirci a dire che c’è il deficit, che si crea il debito e che insomma la coperta è corta e dobbiamo anche smetterla di lamentarci perché, mal che vada, avremo un tirocinio con Garanzia Giovani.
I colpevoli siete voi che non credete nell’istruzione e nella cultura, che avete tagliato i fondi a scuola e università, che avete approvato la buona scuola e ora imponete agli studenti di andare a lavorare da McDonald e Zara.
Sa, molti di quei centomila che sono emigrati lavorano da McDonald o Zara, anche loro hanno un diploma o una laurea e se li dovesse mai incontrare per strada chieda loro com’è la loro vita e se sono felici. Le risponderanno che questa vita fa schifo. Però ecco: a differenza di quel che ha decretato il suo governo, questi giovani all’estero sono pagati.
Ma il problema non è neppure questo, o quanto meno non il principale.
Il problema, ministro Poletti, è che lei e il suo governo state decretando che la nostra generazione, quella precedente e le future siano i camerieri d’Europa, i babysitter dei turisti stranieri, quelli che dovranno un giorno farsi la guerra con gli immigrati che oggi fate lavorare gratis.
A me pare chiaro che lei abbia voluto insultare chi è rimasto piuttosto che noi che siamo partiti. E lo fa nel preciso istante in cui lei dichiara che dovreste “offrire loro l'opportunità di esprimere qui capacità, competenza, saper fare”.
La cosa assurda è che non è chiaro cosa significhi per lei capacità, competenze e saper fare.
Perché io vedo milioni di giovani che ogni mattina si svegliano, si mettono sul un bus, un tram, una macchina e provano ad esprimere capacità, competenze, saper fare. Molti altri fanno la stessa cosa ma esprimono una gran voglia di fare pure se sono imbranati. Fin qui però io non ho capito che cosa voi offrite loro se non la possibilità di essere sfruttati, di esser derisi, di essere presi in giro con 80 euro che magari l’anno prossimo dovranno restituire perché troppo poveri.
Non è chiaro, Ministro Poletti, cosa sia per lei un’opportunità se non questa cosa qui che rasenta l’ignobile tentativo di rendere ognuno di noi sempre più ricattabile, senza diritti, senza voce, senza rappresentanza. Eppure la cosa che mi indigna di più è il pensiero che l’opportunità va data solo a chi ha le competenze e il saper fare.
Lei, ma direi il governo di cui fa parte tutto, non fate altro che innescare e sostenere diseguaglianze su tutti i fronti: dalla scuola al lavoro, dalla casa alla cultura, e sì perché questo succede quando si mette davanti il merito che è un concetto classista e si denigra la giustizia sociale.
Perché forse non glielo hanno mai spiegato o non ha letto abbastanza i rapporti sulla condizione sociale del paese, ma in Italia studia chi ha genitori che possono pagare e sostenere le spese di un’istruzione sempre più cara. E sono sempre di più, Ministro Poletti.
Lei non ha insultato soltanto noi, ha insultato anche i nostri genitori che per decenni hanno lavorato e pagato le tasse, ci hanno pagato gli asili privati quando non c’erano i nonni, ci hanno pagato l’affitto all’università finché hanno potuto.
Molti di questi genitori poi con la crisi sono stati licenziati e finita la disoccupazione potevano soltanto dirci che sarebbe andata meglio, che ce l’avremmo fatta, in un modo o nell’altro. In Italia o all’estero. Chieda scusa a loro perché noi delle sue scuse non abbiamo bisogno.
Noi la sua arroganza, ma anche evidente ignoranza, gliel’abbiamo restituita il 4 dicembre, in cui abbiamo votato No per la Costituzione, la democrazia, contro l’accentramento dei poteri negli esecutivi e abbiamo votato No contro un sistema istituzionale che avrebbe normalizzato la supremazia del mercato e degli interessi dei pochi a discapito di noi molti.
Era anche un voto contro il Jobs Act, contro la buona scuola, il piano casa, l’ipotesi dello stretto di Messina, contro la compressione di qualsiasi spazio di partecipazione.
E siamo gli stessi che faranno di tutto per vincere i referendum abrogativi contro il Jobs Act, dall’articolo 18 ai voucher, la battaglia è la stessa.
Costi quel che scosti noi questa partita ce la giochiamo fino all’ultimo respiro.

E seppure proverete a far saltare i referendum con qualche operazioncina di maquillage, state pur certi che sugli stessi temi ci presenteremo alle elezioni dall’estero e dall’Italia.
Se nel frattempo vuole sapere quali sono le nostre proposte per il mondo del lavoro, ci chiami pure. Se vi interessasse, chissà mai, ascoltare.

E quando ci sarà il referendum sul giosbàt(*), io sarò in prima linea a votare Sì all'abolizione di tutti i suoi articoli, proprio come Marta.

(*) Continua a non meritare di essere scritto come l'ha voluto il "governo" del Bomba.

lunedì 19 dicembre 2016

Un bufalaro in meno

Non so se proprio a seguito delle denunce di Paolo Attivissimo e di David Puente o se la questione ha radici più lontane, ma il sito di cui parlavo nel post precedente ha chiuso. C'è da gongolare? Per il momento sì, anche se chissà cosa s'inventeranno gli allevatori di bufale per continuare a gabbare i webeti. Però comunque è un bel progresso, no?

venerdì 16 dicembre 2016

Allevatori di bufale allo scoperto

Ovviamente parlo di quelle bufale che muggiscono su web, non di quelle che producono latte per le famose mozzarelle.
Si comincia a sputtanare di brutto forse uno dei più dannosi siti di bufale degli ultimi tempi, un sito che ha mietuto troppe centinaia di migliaia di webeti boccaloni che ci sono cascati con tutte le scarpe. E vabbe', problemi loro, dirà qualcuno. E no, perché ormai la boccaloneria, grazie al web, sta diventando virale; prima i boccaloni sparavano le panzane a cui avevano creduto al bar, magari si pigliavano un vaffanculo e finita lì; adesso ogni boccalone che condivide una panzana può contagiare almeno dieci altri boccaloni (almeno, come ho detto) e far girare disinformazione a ritmo forsennato. Bisogna cominciare a darci un taglio, ma alla radice: bisogna cominciare a mettere alla gogna i siti di bufalari attiraclic che vivono sulle visite dei webeti.
Il sito a dannosità totale appena sputtanato è LiberoGiornale; è stato messo allo scoperto qui da David Puente, e qui da Paolo Attivissimo. Bravi: è davvero ora di tagliare i tentacoli alla piovra delle panzane.

mercoledì 14 dicembre 2016

Necrologio

In morte del signor Congiuntivo, gravemente ferito da milioni di pugnalate infertegli dal popolo webete, e infine barbaramente ucciso dalle parole di un professore emerito(*) dell'accademia della crusca(**), il quale ha detto che è "la tendenza del parlato" e che quindi "non bisogna farne un dramma". Qui la lingua non sta subendo un'evoluzione, ma un'involuzione; stiamo tornando a parlare tutti quanti come se non esistessero più le scuole in Italia (oh, scusate, avrei dovuto dire "come se non esisterebbero più le squole": la Q è voluta). Secoli di grammatica italiana buttati alle ortiche! Del resto i cruscaioli(**) hanno definito accettabili gli orrendi "sindaca", "ministra", ecc.; a quanto pare ora sono i politicanti da strapazzo, ignoranti come le suole delle loro scarpe, a stabilire le regole della lingua! Cos'è, hanno paura che la gente dimostri un minimo sindacale di cultura?

(*) Emerito pirla, direi
(**) Come si fa in fretta a cambiare idea! Apprezzavo quell'istituzione, fino a poco tempo fa; ma sembra che si siano bevuti il cervello ultimamente, perdendo il diritto alle maiuscole.

martedì 13 dicembre 2016

Il nuovo che avanza

Infatti sono tutti avanzi. La squadra di "governo" proposta da gentiloni (lui stesso un avanzo) è davvero nuova nuova... tsè. E con questi nomi, gentiloni si è dato tante, ma davvero tante, mazzate sui coglioni, pregiudicando quel poco di credibilità che avrebbe potuto ramazzare col suo carattere un po' meno tracotante rispetto al Bomba: non ha fatto che confermare al mondo che il Bomba continua a comandare, anche se si è autorelegato al ruolo di "eminenza grigia" con un simpatico moto di stizza da bambino dell'asilo.
- Riconfermato alf(sucal')ano, un vero ministronzo, anzi, maxistronzo, e pure incapace;
- Riconfermata alla sanità quella rincoglionita del giorno della fertilità; ma stiamo scherzando?
- Riconfermate anche le altre ministresse inquantodonne (madia, pinotti, la più ministressa di tutte che è la finocchiaro);
- Una ministressa riconfermata come sottosegretariessa: la culona col muso da cavallo a cui non ho voglia di fare pubblicità gratuita. E vabbe', i sottosegretari contano come il due di bastoni quando briscola è coppe, però è pur sempre una gran mazzata sui coglioni;
- Riciclati altri avanzi: padoan, orlando, franceschini, [...];
Cioè: si capisce fin troppo che ora il Bomba ha deciso di agire tramite un prestanome. Mi sa tanto che il loro tanto decantato 40% tra un annetto o giù di lì sarà soltanto un lontano ricordo...

lunedì 12 dicembre 2016

"Governo non eletto", muuu, muuu

Ci risiamo. Dopo l'incarico a gentiloni (minuscole d'obbligo, ma non per questo motivo) milionate di webeti tornano a strepitare su tutti i toni il mantra "Questo governo non è stato eletto dai cittadini". Ora, siccome non è prevista in alcun modo - da quella stessa Costituzione che abbiamo difeso con gli artigli e con le zanne - l'elezione diretta del presidente del consiglio, perché la gente continua a ostinarsi su questa bufala astronomica? Nessun presidente del consiglio è mai stato eletto dal popolo, come non lo è mai stato nessun ministro. La Costituzione parla chiaro:
art. 92 :"Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri.";
art. 94 :"Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere. Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale. Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia. Il voto contrario di una o d’entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni. La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione."
Più chiaro di così... Dal 1948 in Italia non è mai stato eletto alcun governo! È il parlamento ad essere eletto (più o meno; ma siamo riusciti a mantenerlo in un modo o nell'altro elettivo). Ficcatevelo in testa!
(Parole al vento, come al solito.)

venerdì 9 dicembre 2016

Siamo messi male

In un modo o nell'altro, l'Italia si è cacciata in un meraviglioso cul de sac. Il referendum col suo sonoro No è solo un sintomo del problema; la realtà dei fatti è che la concatenazione di eventi da più di vent'anni a questa parte ci ha inevitabilmente condotti al punto in cui siamo, col Bomba che dopo essersi preso uno sputo in un occhio sulle sue tanto agognate "riforme" ha deciso di mollare tutto di colpo, dicendoci "E mo' son tutti cazzi vostri", dimostrando un'irresponsabilità ancora più grave di quanto avesse già dimostrato in passato. E per fortuna che almeno il presidente della repubblica l'ha preso per il bavero e gli ha fatto approvare il bilancio! Adesso, però, si presentano scelte che in nessun paese civile un capo di stato dovrebbe essere costretto a prendere:
- Governicchio per tirare a campare (ullallà, ci sono tre quarti dei pirlamentari che se andassero a casa adesso si sognerebbero il vitalizio! Pianterebbero su un casino inverosimile se qualcuno decidesse di spedirli via a calci in culo!), con alla testa nomi come padoan, franceschini, gentiloni o altri del genere che non meritano proprio la maiuscola. Sono i tirapiedi del Bomba; cambierebbe il nome ma non la sostanza, e in più sarebbe un governo del tutto inutile, autorizzato unicamente alla gestione degli affari correnti;
- Un bis del Bomba, anche qui completamente inutile;
- Tirarla per le lunghe fino alla scadenza naturale del 2018: questa è da suicidio per l'Italia, perché gli unici che riusciranno a guadagnare consensi per allora saranno i grUllini. Consegnare l'Italia in mano al movimento 5 avvelenamenti da amianto, coi disastri che ha già combinato e sta combinando in tutti i posti dove ha vinto le elezioni? Ma scherziamo?
- Scioglimento delle camere ed elezioni anticipate. Forse sarebbe il meno peggio, se non per un paio di simpatici particolari: a) abbiamo due leggi elettorali contrastanti tra loro per camera e senato: una legge di merda per la prima, basata sulla vittoria del Sì su cui contavano che poi non s'è realizzata, una legge diversa per il secondo, che, hahaha, rimane ancora in piedi alla facciazza loro; c'è il fondatissimo rischio di non ritrovarsi con la stessa maggioranza nelle due camere e non riuscire, quindi, a mettere in piedi un nuovo governo; b) al momento attuale rischiamo ancora di ribeccarci il Bomba, che è rimasto segretario di partito e punta proprio su questo gran paciugo per uscirne vincitore e tornare a fare il tirannello da opera buffa in Italia.
- L'opzione che non sceglieranno mai: commissariamento straordinario del governo per quella ventina di giorni necessari a produrre una legge elettorale coerente tra le due camere e poi scioglimento delle camere ed elezioni anticipate.
In poche parole, venti e più anni di abusi, di "politica" basata su insulti e volgarità, di personaggi che vanno su solo per curare i loro porci interessi e in tanti casi per sfuggire ai propri guai giudiziari, di buffoni e "comici" che si danno alla gestione della cosa pubblica, di imbarbarimento forzato della cultura generale, ci hanno condotti a superare un punto di non ritorno. Tanto vale che tutto vada a scatafascio subito e che l'Italia ricominci da zero, possibilmente fuori da quest'europa che ha finalmente gettato la maschera dichiarando espressamente di volerci distruggere.

mercoledì 7 dicembre 2016

Chi si ritira dopo il referendum?

Le bufale no di sicuro. Sono lì che continuano a muggire beate e felici. In particolare le bufale secondo cui alcuni personaggi dello spettacolo (parola grossa in questi casi) avrebbero avuto e magari hanno ancora intenzione di mollare dopo il No al referendum.
Tsè.
Cioè: se gigidalessio e barbaradurso (per citarne due, minuscole e appiccicamento d'obbligo) avessero davvero detto di volersi ritirare in caso di vittoria del No sono quasi convinto che la percentuale del No avrebbe sfiorato addirittura il 90%, e se l'avessero confermato a referendum avvenuto adesso ci sarebbe fior di gente che stappa bottiglie di spumante in onore del loro ritiro - ma non l'hanno mai affermato! Magari si levassero dai coglioni pure loro! Purtroppo queste sono solo bufale, muuu, muuu. Ci terremo ancora per un bel pezzo le "canzoni" di gigidalessio e vedremo ancora per un bel pezzo la faccia da culo di barbaradurso in telecaccavisione: fatevene una ragione.

martedì 6 dicembre 2016

Il vero cambiamento

... non può avvenire sul piano normativo. Certo non con una "riforma" abborracciata alla bella meglio per favorire gli interessi delle corporazioni economiche che stanno governando quest'europa tutta da rifare. Gli italiani hanno appioppato a questa bella "riforma" e ai suoi promotori un bel calcio in culo, il che è già un microscopico progresso, ma non sufficiente. Comunque, prima di pensare a cambiare le leggi, dobbiamo cambiare noi stessi, perché altrimenti un cazzaro se n'è andato ma verrà sostituito con altri cazzari. E vabbe', della cazzoneria tipica degli italiani parlava già Dante, ma questa non è una scusa valida per dire "tanto siamo così, è inutile pensare di essere diversi": bisogna davvero sforzarsi di operare un cambiamento alla nostra stessa natura, agendo su vari aspetti.
  • Legalità. Questa è davvero la "bestia nera" degli italiani. Non solo sembra che le leggi esistano unicamente per essere infrante, ma addirittura le persone che riscuotono più consenso e più ammirazione sono quelle che più infrangono le leggi, e li riscuotono dalle stesse persone che hanno inculato a sangue, che formalmente le criticano ma sotto sotto le approvano. E si ritorna alla solita solfa: parcheggi alla cazzo di cane e ti fanno la multa? Te la paghi e impari a parcheggiare nei posti e nei modi corretti! Tuo figlio prende un votaccio a scuola? Se lo tiene, imparerà a studiare un po' di più e da te si prende due schiaffoni! Devi fare delle pratiche presso la pubblica amministrazione? Ti metti in coda, senza chiamare l'amico che lavora nel tale ufficio per "accelerare" la tua pratica! C'è una tassa da pagare? La paghi, senza costringere gli altri a pagare anche la tua parte! Qualche personaggio in posizione di potere le combina grosse, magari pure vantandosene? Agisci contro questo personaggio, in tutte le maniere legali che hai a disposizione, senza limitarti alle chiacchiere da bar o ai "morite tutti bastardi" sulle socialmerde per poi dargli il tuo sostegno!
  • Informarsi e darci un taglio alla boccaloneria. Anche qui la popolazione soffre di gravi mancanze; anche qui si è molto analfabeti funzionali (insomma, siamo gente che sa leggere e scrivere, ma trova troppo faticoso perfino leggere il segnale "STOP" sulla strada: meglio rischiare di ammazzare qualcun altro magari assieme a noi stessi. E questo è solo uno degli esempi.); gli organi di stUmpa che pubblicano titoloni attiravendite/clic, magari appioppati a un articolo che non c'entra un cazzo col titolo stesso, ma tanto sanno già che ben pochi leggeranno l'articolo; i bufalari (che comprendono anche testate ufficiali) che vomitano su web notizie farlocche a macchinetta, perché hanno piena coscienza che milioni di webeti ci cascheranno con tutte le scarpe; non parliamo poi della televisione, che la gira sempre a favore dei potenti di turno e che ha ancora il potere di incantare milioni di teledipendenti rincoglionendoli più di quello che già sono di loro. Date una scrollata al neurone solitario, fatevi venire dubbi e incertezze, andate a verificare tutte le fonti! Soprattutto, disiscrivetevi da tutte le socialmerde coi loro "mi piace" e i loro "condividi", e tenete presente che ogni bufala condivisa è un numero di pugnalate alla vera informazione pari a tutti i webeti che l'hanno condivisa.
  • Convincersi che non siamo sessanta milioni di nazioncelle individuali, ma facciamo tutti parte di una società. Curare il proprio orticello e chi se ne strafotte degli altri? Ma, per citare per l'ennesima volta Tozzi, "gli altri siamo noi". Dove noi guadagniamo illecitamente dei vantaggi, qualcun altro ci rimette; dove noi espandiamo a forza bruta la nostra libertà qualcuno sta perdendo la propria. E se fosse qualcun altro a guadagnare dei vantaggi a spese nostre, ad attentare alla nostra libertà? Ah, lì sì che c'incazzeremmo! A questo punto dobbiamo osservare il vecchio principio "Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te". La nostra libertà d'azione ha dei paletti che non vanno oltrepassati. Dobbiamo abbandonare il vecchio modo di pensare secondo cui i doveri spettano solo agli altri, mentre noi ne siamo immuni, e specularmente che solo noi possiamo godere di diritti e gli altri devono tacere.
  • Coraggio delle proprie azioni. Viviamo in una società dove nessuno si assume la minima responsabilità; qualunque cosa succeda è sempre colpa di qualcun altro, e la stessa burocrazia è stata creata proprio per poter giocare allo scaricabarile e a rimpallare all'infinito da una parte all'altra la colpa di un qualsivoglia errore. Dire "ho sbagliato" non è un delitto (o magari lo è, comunque l'ammissione potrebbe valere uno sconto di pena). In questa società, si è portati alla denuncia facile, in parte sulla base del punto precedente (ribadisco: diritti a noi, doveri agli altri), in parte per paura di assumersi un briciolo di responsabilità. L'esempio classico: c'è una bella buca ben visibile sul marciapiede; distrattamente, ci ficchi un piede dentro, t'inciampi e sbatti il muso per terra. Cosa fa l'italiano medio in questi casi? Raccoglie i suoi pezzi e pezzettini e si dà uno "sveglia bauchi" da solo? Tsè: partono denuncioni a stecca verso l'amministrazione comunale! E magari la stragrande maggioranza della gente passa, evita quella buca e manco ci pensa! E no: se la buca non ti si è aperta di colpo sotto i piedi, se era già lì prima e tu sei l'unico che non l'ha vista e ti sei fatto male, è tutta colpa tua, quindi ti rialzi (se ci riesci) ripromettendoti di guardare dove metti i piedi la prossima volta! Non mi dire che in casa tua non ci sono ostacoli sui quali potresti spaccarti le ossa!
In parole povere, se non vogliamo cambiare soltanto i nomi di chi c'incula e continuare ad avere male al culo, dobbiamo essere noi a cambiare il nostro modo di pensare, smettendola di essere dei codardi egoisti sbattiballe totalmente insofferenti alle regole che noi stessi ci siamo dati. Se n'è andato il Bomba? Cerchiamo di non sostituirlo con un altro Bomba!

lunedì 5 dicembre 2016

C'è chi dice no

Cioè: quasi il 60% degli italiani ha rigettato una "riforma" pastrocchiata, inconcludente per quanto riguarda le sue promesse, pericolosa perché avrebbe portato all'ufficializzazione di un regime dittatoriale da cui molto probabilmente saremmo riusciti a liberarci solo a seguito di un intervento estero. Bene, abbiamo tagliato il problema alla radice. Ora non importa il perché e il percome quel 60% di votanti (tra l'altro, con un'affluenza alle urne mai più vista per un referendum negli ultimi anni) abbia sbattuto la porta in faccia a chi aveva proposto quella "riforma"; che l'abbiano fatto a seguito di un ragionamento, che abbiano seguito il gregge più numeroso, che abbiano avuto semplice paura, che abbiano votato in un certo modo "perché Tizio, Caio e Sempronio, che mi stanno sulle palle, votano nell'altro modo", che abbiano votato contro questo o quel partito di politicanti da strapazzo, che abbiano votato a caso perché non ci avevano capito una favazza - ecco, non ce ne può fregare meno. Ormai quello che conta è il risultato (anche se sarebbe davvero bello che buona parte di quel quasi 60% fosse dovuto a un voto ragionato - mah, questa è utopia pura). E adesso il personaggio che più di tutti ha personalizzato questo referendum, il Bomba che l'ha vissuto come un referendum su sé stesso e non sulla legge fondamentale dello stato, fa bene a levarsi dai coglioni: per la prima volta da quando qualche altro personaggio innominabile l'ha piazzato lì ha dimostrato coerenza. È ora di ricominciare tutto da capo per l'Italia, sperando, stavolta, di riuscirci.
(Tsè, guarda, Dumdumderum: ti hanno appena conferito la nomina a imperatore del mondo...)

venerdì 2 dicembre 2016

Referendum muuu muuu

Ne ho due coglioni così. Di cosa? Di tutta la propaganda farlocca, ma soprattutto di tutte le bufale che circolano riguardo a questo referendum, messe in giro da entrambi i fronti per condizionare il voto; ma lo sapete, tutti quanti, su cosa state votando? Lo sapete che, vista l'assenza di quorum, basta UN SINGOLO VOTO di differenza per a) mantenere lo status quo che per me è la scelta meno peggiore, oppure b) ufficializzare nella nostra stessa Costituzione l'instaurarsi di un regime fascista sotto il quale stiamo già vivendo (e vabbe', un regime da opera buffa o da sitcom, non certo qualcosa come il vero fascismo; ma da aborrire allo stesso identico modo). E, ribadisco, queste sono mie opinioni che sto semplicemente esprimendo: non ho intenzione di condizionare nessuno. Qui tutti dovrebbero votare senza il minimo condizionamento; e invece, oltre alla propaganda dei politicanti da strapazzo:
- tutti quei personaggi a cui sono state messe in bocca parole che non hanno mai pronunciato a favore dell'una o dell'altra scelta;
- tutte quelle catastrofi (provenienti magari dall'estero) che ci pioveranno sulla testa se votiamo così o cosà;
- tutti quei personaggi morti e stramorti a cui è stata messa in bocca un'opinione che non avrebbero mai potuto esprimere;
- tutti quei posti (tipo Rignano sul Membro, grasse risate!) dove hanno "trovato" schede già pre-votate per far pendere la bilancia da una parte o dall'altra;
- tutte le sparate alla grUllina sulle matite (sì, il movimento 5 setticemie non demorde su questa bufala vecchia e zoppa);
- tutte le evidenti trollate (una fra tutte, quella sulla moglie del Bomba) che diventano dei meme ascesi venendo prese troppo sul serio dalla marea di webeti boccaloni che ci cascano con tutte le scarpe.
Mo' basta! Ragionate con la vostra testa, gente. Se siete d'accordo con la mia opinione (ma perché siete veramente d'accordo, non per pecorite acuta) votate NO; se siete per il cambiamento costi quello che costi (ripeto: è ancora sempre una mia opinione) votate SÌ, ma sempre perché ci avete ragionato sopra! Oltre a tutte le trappole da cui vi ho già messi in guardia nel post di lunedì, evitate di cascare come pere troppo mature nei trappoloni astronomici messi in giro dai bufalari!
(Tsè. Guarda, Dumdumderum, ho appena visto tutti i politicanti da strapazzo dimettersi in massa...)