venerdì 19 maggio 2017

Balena azzurra: aggiornamenti

1) Fatto molto spiacevole che sta accadendo a qualunque cosa si chiami "Balena azzurra", in qualunque lingua: i webeti stanno inopinatamente associando il nome a questo ormai troppo famigerato "gioco", e quindi giù mazzate su qualunque cosa porti quel nome. Hai un locale che si chiama Balena azzurra? Giù recensioni negative su merdadvisor, con tanto di insulti e minacce di morte. C'è un'app che magari ha anche solo un logo che rappresenta una balena azzurra? Giù trollate e recensioni di merda, anche qui con gli insulti e le minacce di morte citati sopra. Possibile che i webeti non capiscano che quei locali, quelle app, quel qualunque altra cosa, non c'entrano una beata fava con questa puttanata?
2) Come ho già detto, inizialmente era una bufala fatta e rifinita. Ma chi sono, oltre alle socialmerde, i principali colpevoli del fenomeno di emulazione che sta sempre più prendendo piede? I media, ecco chi. Gli organi di stUmpa si sono messi a strepitare coi loro soliti toni sensazionalistici e senza alcuna verifica dei fatti basandosi su una montagna di fuffa. Hanno così appiccicato un'etichetta a un problema grave, sì, ma molto più generale di un semplice "gioco" da deficienti, che è semplicemente il disagio vissuto dalle ultime generazioni, quelle dei giovani parcheggiati fin dalla tenera età di fronte a qualche aggeggio tecnologico perché così non rompono i coglioni ai "genitori" (che si sono cuccati le virgolette d'obbligo), quelle dei giovani la cui vita è una noia assoluta e che si inebetiscono (o inwebetiscono) passando tutto il giorno sui loro minchiofoni ultimissimo modello, quelle dei giovani che la scuola non riesce più a indirizzare correttamente perché se cerchi di educarli poi i "genitori" ti trascinano dritto dritto di fronte a giudici troppo compiacenti che massacrano te e non loro. Questo è il problema: il disagio giovanile. Che non si chiama "Balena azzurra". Che non è semplicemente un "gioco" all'autolesionismo fino alle estreme conseguenze. I media a questo dovrebbero puntare: a stigmatizzare questo disagio nel suo complesso, non a inventarsi un "gioco" che poi diventa una profezia autoavverante grazie al meccanismo dell'emulazione, e che rende un'etichetta infamante l'espressione "Balena azzurra" anche se usata nei più innocenti contesti.

Approfondimenti qui sul Disinformatico, e qui sul blog di David Puente.

4 commenti:

Riccardo Giannini ha detto...

Incredibile, locali che si chiamano "la balena azzurra" finiti nel ciclone? Mamma mia, siamo messi male...

Comunque mi unisco idealmente alle mazzate: questo pezzo avrei voluto scriverlo io (ma non lo avrei fatto in modo così efficace, diretto e senza giri di parole).

Dumdumderum ha detto...

@Riccardo
Purtroppo sì: i webeti non si soffermano a ragionare sul fatto che locali, app e altro magari si chiamano così da tempo immemorabile.

iacoponivincenzo ha detto...

Mi astengo dal commentare chi vomita insulti in casi del genere, perché il popolo dei webbisti è così variegato che raccoglie tanta ma taaaaanta immondizia. Lascio questi coglioni ai coglioni come loro.
Voglio solo ricordare che le cosiddette prove di coraggio del cazzo esistono forse dai tempi degli antichi Greci.
Ricordo quel mortale stupidissimo gioco della roulette russa, dove però il trucco c'era: bastava oliare bene il tamburo che conteneva un solo proiettile e cinque vuoti; con un colpo forte fare girare il tamburo più a lungo possibile in modo che la pallottola per effetto della forza centrifuga andasse a posizionarsi nel punto più lontano, generalmente nella parte bassa del tamburo.
Ma qualche volta non girava abbastanza e allora...Buuum!
Altra cretinata, obbligatoria, era in un collegio universitario tedesco -mi sembra- dove bisognava sgarrarsi una guancia con una rasoiata. La mostruosa cicatrice che ne conseguiva era il marchio DOC di questi deficienti, tutti figli delle migliori famiglie. Sedevano sopra una poltrona girevole da barbiere; un collega li insaponava, iniziava la rasatura, poi...zac! e la frittata era fatta.
In pratica i nostri ragazzini non hanno inventato niente di originale, qualora non fosse la solita bufala muggente.

Dumdumderum ha detto...

@Vincenzo
Infatti: giochi del genere sono sempre esistiti, come sono sempre esistiti gli adolescenti che per farsi vedere "grandi" ne combinano peggio di Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno tutti insieme. Bastano anche le solite bravate da incosciente che anche noi nella nostra vita abbiamo combinato, facendo venire un coccolone al minuto ai nostri genitori, anche se queste non erano intenzionalmente autolesionistiche; comunque, col senno del poi possiamo ritenerci fortunati ad esserne usciti indenni. Ma: a) La roulette russa non era un gioco: era una condanna. Ti mettevano in mano quella pistola, facevi girare il tamburo, poi dovevi puntartela alla tempia e tirare il grilletto; ti andava bene? Fantastico: dovevi passare la pistola al prossimo, che non poteva girare il tamburo. Prima o poi qualcuno della catena ci rimaneva; potevi soltanto sperare di essere il primo. Un sistema mafioso, non un gioco. b) Di quella bischerata di quel collegio tedesco avevo già sentito parlare: è una roba che va avanti da secoli - almeno dal 1800; però è sempre rimasta circoscritta lì: una cosa da adepti, un marchio di appartenenza a quel collegio. Adesso, qualcuno s'inventa una bufala o una trollata; qualche webete la prende per vera; qualche "giornalista" ci s'attacca col dichiarato scopo di incrementare le vendite, gli ascolti o i clic (a seconda del tipo di testata) e zac, una trollata diventa una piaga mondiale, ancora ulteriormente aggravata dagli stessi "giornalisti" che insistono a rigirarci il coltello.