giovedì 31 maggio 2018

Bufale svizzere

Chissà se sono tutte viola e fanno direttamente il cioccolato!

Open-mouthed smile

Adesso, seriamente: mi hanno passato questa bella puttanata dal Tomo delle Facce di Merda.

bufala-svizzera-post_cens

(Cliccateci sopra per ingrandirla.)

Smontiamola pezzo per pezzo:

  • La bandiera: in questo articolo di Wikipedia è spiegata l’origine, che, sì, ha a che fare col cristianesimo, ma molto indirettamente.
  • La Svizzera nell’unione europea non c’è mai entrata. Mai. Non poteva uscirne nel 2011 visto che proprio non c’è mai entrata. (Repetita juvant? Mah.)
  • Le banche private in Svizzera esistono, e comunque ben poche banche private sono sotto il controllo della famigerata famiglia Rothschild (e non Rotzchilds come ha scritto questo troll).
  • Derivati del maiale nel cioccolato? Ma quando mai. Anche ci fossero, farebbero semplicemente parte della preparazione di un prodotto per il quale la Svizzera è giustamente famosa: nessun imprenditore è così pirla da tagliarsi una fetta di mercato per motivi ideologici – uno così dichiarerebbe bancarotta dopo un mese.
  • Filo spinato sul confine con la Romania. La Romania? Già, la Romania! Uno dei due stati ha messo le gambette per spostarsi a confinare con l’altro? A me a geografia insegnavano a leggere una cartina geografica, dalla quale si evince che, almeno, la Svizzera (visto che è oggetto del post) confina con Francia, Germania, Austria e Italia, non certo con la Romania.
  • Obbligo di conoscere la lingua svizzera. Gli italiani sono a posto, allora, come i francesi, i tedeschi, gli austriaci e anche i friulani quando parlano in dialetto, visto che parliamo tutti quanti correntemente la lingua svizzera. Ricordo che le lingue svizzere ufficiali sono francese e tedesco, più l’italiano per il Canton Ticino e una lingua molto simile al friulano per il Cantone dei Grigioni.

Ci troviamo di fronte a una trollata costruita ad arte, quindi. Sì, l’italiano (per una volta) corretto, a parte l’errore – forse voluto – sul nome Rothschild indica che è una trollata bella e buona, messa in piedi per attirare quanti più webeti possibile. Tanto il webete condivisore ossessivo-compulsivo non sa nemmeno dov’è la Svizzera – e chiaramente non leggerà mai questo post.

mercoledì 30 maggio 2018

Coerenza portami via

Il Bombapartito ha detto che istituirà presidi in difesa della Costituzione e delle istituzioni per venerdì 1° giugno.

Cioè: lo stesso partito che con quel famoso referendum voleva fare carta straccia della Costituzione e trasformare le istituzioni in un dominio personale adesso le difende.

Come se un assassino si mettesse a difendere il diritto alla vita.

Ci saranno elezioni a breve, in autunno o nel caso migliore all’inizio del 2019? Be’, spero proprio che questo grande sfoggio di coerenza salti all’occhio di tutti gli elettori che ancora si ostinano a dare i voti a certi elementi. (Tsè, ma quando mai.)

martedì 29 maggio 2018

Legislatura nata morta (2)

Siamo al parossismo, qui. Adesso l’Ammazzacongiuntivi vorrebbe chiedere la messa in stato d’accusa (che, visto che non sa nemmeno parlare in italiano, ha chiamato con un termine in ostrol babig quella lingua là) del bresidende della rebubbliga (solito discorso su storpiature e minuscole…).

Ma chi cazzo sei, Ammazzacongiuntivi?

Bene, siamo perfettamente d’accordo che il bresidende l’abbia fatta un po’ fuori dal vaso, stiracchiando le sue prerogative all’estremo limite nel non limitarsi a bocciare un nome, ma mettendosi addirittura a farne lui, di nomi. Solo che l’altra metà del disastro è da imputare ai due rincoglioniti, cioè l’Ammazzacongiuntivi e il suo compagno di merende, il maschio alfa dei baluba verdi. Altri ministri nominati da capi di governo in pectore sono stati rifiutati da altri presidenti (in questo caso resta solo la minuscola); allora, il futuro capo di governo ha scelto qualcun altro e basta, fine della storia. I due cretidioti, invece, si sono arroccati su quel nome, e alla fine il capo di governo designato ha chiaramente fatto capire che a quelle condizioni non poteva continuare. Così il bresidende ha nominato chi voleva lui (ancora una volta stiracchiando le sue prerogative all’estremo limite) e l’Italia tornerà a votare in autunno.

Ma non ci sono i presupposti per mettere in stato d’accusa il bresidende! Come cazzarola possa fare l’Ammazzacongiuntivi a montare una pretesa del genere è un grosso mistero – evidentemente bisogna essere grUllini per comprendere certi (s)ragionamenti.

Comunque, vari attori vanno ringraziati per questa situazione di cui tutti gli avvoltoi in questa europa putrefatta si approfitteranno alla grande (e già lo stanno facendo): il Bomba con la sua legge elettorale sminchiata, gli elettori che hanno votato quei due partiti sulla spinta di un gran mal di pancia e, appunto, i due gran capoccia di quei partiti, che di politica, di leggi e della Costituzione non capiscono un beato cazzo ma pensano di poter fare i gradassi quando e come vogliono.

lunedì 28 maggio 2018

Legislatura nata morta

Avevo pubblicato un post sull’impasse in cui era finito il bresidende della rebubbliga (ripeto: minuscole e storpiature volute); ma era un post nato sabato e malauguratamente non comparso sul blog (grazie Blogger) fino a quando non l’ho tolto e rimesso in pubblicazione stamattina. Era disastrosamente non aggiornato! La situazione di questa legislatura si è evoluta in maniera drammatica da sabato. In pratica il capo di governo designato ha fatto un passo indietro, il bresidende ha nominato chi voleva lui – trasformando l’Italia in una repubblica davvero presidenziale, e riuscendo perfino a rendersi peggiore del suo predecessore – e le alleanze stanno andando allo sfascio. Si tornerà a votare, quindi.

A questo punto, alle prossime elezioni, al bresidende e a quest’europa marcia fino al midollo che continua a volerci imporre i suoi odiosi diktat affinché la Crucchia continui ad arricchirsi a nostre spese starebbe davvero bene se andasse su qualche forza politica davvero antieuropeista che dichiari un’uscita immediata dal sistema euro. A noi toccherebbe stringere la cinghia per un tempo indeterminato, ma l’europa senza l’Italia andrebbe a gambe all’aria dall’oggi al domani e i crucchi si ritroverebbero in braghe di tela!

venerdì 25 maggio 2018

GDPR ed effetto “al lupo al lupo”

Oggi entra in vigore quella tanto decantata GDPR. Buono l’intento di base, che è quello di definire meglio cosa sia la pràivasi (italianizzazione, come sempre voluta) e dare maggiori strumenti agli utenti del web per poterla preservare. Al momento, però, la questione sembra presentare due problemi:

  1. Ancora una volta, quella che dovrebbe essere una regola semplice da capire, di buon senso, pratica ed efficace si ritrova afflitta da un pesante formalismo burocratico, da interpretazioni ad minchiam, da norme nate troppo di fretta e furia che rischiano di renderla incomprensibile dalla gente e non pienamente applicabile.
  2. In questi giorni le mie caselle di posta si stanno inzeppando di mail da tutte le parti, con tutti i siti e servizi con cui interagisco che si stanno premurando di spammarmi ben bene (alcuni a mitraglia, più volte al giorno) sul fatto che entrerà in vigore la GDPR. Un effetto “al lupo al lupo”, un allarmismo esagerato e incomprensibile – poi la gente quando si vede arrivare tutto questo spam piglia e cestina tutto, e alla fine della fiera se ne sbatterà altamente dell’intera faccenda. Non sarebbe meglio, cari webmaster che gestite siti e servizi su web, piazzare nella vostra bella home page un’informativa chiara, leggibile, che salti subito all’occhio, ben documentata, che spieghi per filo e per segno all’utente cosa deve fare per preservare il proprio diritto alla pràivasi? Non sarebbe meglio, tanto per cominciare, disabilitare per default tutte (ma proprio tutte) le opzioni che comportano violazione alla pràivasi e chiedere esplicitamente il consenso all’utente “Vuoi attivare questa condivisione dati?”, “Vuoi che usiamo i tuoi dati per questa finalità?”, e via così? Di sicuro meglio che cagarsi in mano e bombardare gli utenti di spam riguardante la GDPR!

In definitiva, la GDPR, nata sotto i migliori propositi, rischia di divenire l’ennesimo pastrocchio creato da burocrati ignoranti come le loro mutande, e il terror panico che ha colto tutti coloro che gestiscono qualunque cosa su web rischia di renderla un atto completamente inutile e inefficace.

martedì 22 maggio 2018

Governo verde acido e ventordicesima repubblica

Abbiamo (forse) il governo con un po’ di giallo dei grUllini e un po’ di verde dei baluba – il risultato del miscuglio tra i due è verde acido, no? Tutto basato su un “contratto” con un “programma” (le virgolette sono d’obbligo per tutt’e due) destinato come al solito a rimanere lettera morta. Ma (ribadisco: forse) la montagna è riuscita dopo tanto sforzo a partorire il topolino. Sia chiaro: sono due forze in cui non ripongo la minima fiducia, e che forse messe insieme riusciranno a far esplodere definitivamente l’Italia, ma vabbe’, questo passa il convento. Possiamo solo sperare che non combinino più danni dei predecessori.

L’unica cosa che fa veramente girare i gingilletti è il fatto che continuino a insistere su questa storia della “terza” repubblica. Terza de che? Mi sono perso l’assemblea costituente, la nuova Costituzione, cerimonie, tutto quanto? Mi è sfuggito il cambio di tipo di repubblica? Mi ero già perso tutto questo ambaradan per la “seconda” repubblica? Non credo proprio. Abbiamo la solita repubblica parlamentare, con la solita Costituzione abusata, violentata e vituperata, la solita politica di sempre, mutatis mutandis (cioè: cambiandosi le mutande…). È ora di piantarla con questa piazzata mediatica della seconda, terza o ventordicesima repubblica e dire le cose come stanno.

Aggiunta: Mi sa che stanno già partendo col piede sbagliato. Hanno designato come bresidende del coniglio un tizio che era un fermo sostenitore del famigerato metodo Stamin(chi)a e che ha falsificato il curriculum. A posto semo!

lunedì 21 maggio 2018

Ancora sul caimano

Quella che affligge il caimano si può definire in vari modi: narcisismo estremo, delirio di onnipotenza, sindrome di Hýbris (o com’è spesso riportato Hubris, che è leggermente errato). Comunque, se ha almeno 3 o 4 sintomi di una lista di 14, un personaggio può dirsi affetto da questa particolare sindrome.

  1. Considerare il mondo un palcoscenico nel quale ci si ritiene sempre al centro della scena – e qui ci siamo.
  2. Ossessione oltre il semplice narcisismo per il proprio aspetto fisico – hai voglia che ci siamo.
  3. Puntare tutto sulla propria immagine pubblica – e qui vinciamo facile, eh.
  4. Autoesaltarsi, ritenersi il Più Grande Eroe Mai Esistito – sì, sì, ci siamo.
  5. “La nazione sono io” – con questa o quell’altra espressione, l’ha detto, urka se l’ha detto.
  6. Parlare di sé stesso in terza persona – sì, sì, si autocita sempre per nome e cognome, in terza persona.
  7. Il proprio giudizio è l’unico che conta, e gli altri sono tutti dei rincoglioniti – vinciamo facile anche qui, no?
  8. Corcare i propri avversari (veri o presunti) d’insulti e di disprezzo – lo fa dall’esatto primo minuto in cui s’è buttato in politica.
  9. Sentirsi investito di un mandato divino, alla facciazza dell’opinione pubblica – sì, il faraonismo è una delle sue caratteristiche, non si scappa.
  10. Sentirsi uno che “fa la storia” e grazie a questo ritenersi immune all’applicazione della giustizia – suona familiare, eh?
  11. Perdita di contatto con la realtà, obnubilata dal delirio di onnipotenza, e successivo isolamento – ci azzecca di brutto.
  12. Prendere decisioni impulsive, non ragionate – ormai ho perso il conto di tutte le volte che lo fa nel giro di una stessa giornata!
  13. Arroganza, desiderio di accentrare tutto sulla propria persona, sbattimento di palle assoluto per i dettagli e la pianificazione – c’è tutto.
  14. Non avere una visione programmatica a lungo termine – infatti.

Altro che 3 o 4 di questi sintomi: il caimano li esibisce tutti. Non è il primo, non sarà neppure l’ultimo, ma è l’esempio lampante che abbiamo sotto il naso. Ha ancora avuto la bella faccia di mandare un messaggio autoesaltatorio al presidende della rebubblica (minuscole e storpiature, come sempre, volute) qualificandosi come il miglior candidato alla bresidenza del coniglio (idem), in terza persona. Non ha la minima possibilità, ma la presunzione con cui ha ancora osato montare pretese è indicativa, non so se mi spiego.

venerdì 18 maggio 2018

Puttanate in tandem

“Contratti” per predisporre un programma di governo? Un “Comitato di conciliazione” per dirimere le liti tra i due “contraenti”? Già, così niente che non sia previsto nel “contratto” potrà essere affrontato dal “governo” che ancora una volta si beccherà le virgolette. Vincolo di mandato? Così uno vota per tutto il partito, eh? E dopo innumerevoli tergiversamenti da parte dei due “contraenti” ancora non è nemmeno venuto fuori il nome di un presidente del coniglio (minuscole e storpiatura tutte volute, ovviamente) che in questo scenario sarebbe ridotto a un mero esecutore dei termini del “contratto”. Tutto contro i dettami della Costituzione, eh, mi raccomando: anche quei due rincoglioniti all’ennesima potenza fanno parte della vasta schiera che la vuole rottamare – non sia mai che l’Italia debba subirsi le pastoie di uno scartafaccio inutile del 1948, eh.

Vabbe’, saranno pure due pivelli alla loro prima esperienza di governo; ma inanellare tutta questa serie di puttanate astronomiche dimostra che non hanno capito un cazzo né della Costituzione che invece (data la carica che ricoprono) dovrebbero conoscere a menadito, né di come può e deve funzionare uno stato.

martedì 15 maggio 2018

Bufale zombi

Dai, questa è proprio in putrefazione. Si sente la puzza lontano un anno luce!

Finalmente il disegno di legge proposto l’anno scorso diventa operativo, il Ministro della difesa Scalà ha dichiarato oggi durante una conferenza stampa straordinaria che il servizio militare di leva sarà nuovamente obbligatorio a partire da novembre 2018.

Abbiamo chiesto al Ministro il motivo di questa scelta che sta facendo ribellare tutti i giovani italiani, la sua risposta è stata:
“Ad oggi non possiamo completamente paragonare in termini educativi i ragazzi italiani che frequentano le nostre scuole, a quelli che invece riuscivamo a formare ai tempi della leva obbligatoria, guardatevi attorno, il massimo della preoccupazione dei giovani di oggi è quello di prendere il maggior numero di Mi Piace sui social network, non pensano più ai veri valori alla quale eravamo legati noi da giovani, la disciplina, la famiglia e l’educazione. Con questo disegno di legge, grazie alla leva obbligatoria, vogliamo ricordare ai nostri giovani cosa significa vivere una vita esemplare, all’insegna dell’educazione e della disciplina:”

Il suo discorso non fa una piega, a partire dal 10/10/ 2018, i giovani di sesso maschile a partire dal 17esimo anno di età dovranno scegliere una destinazione a distanza minima dei 300km dalla residenza, dove dovranno effettuare ben 18 mesi di servizio militare obbligatorio, che sarà comunque retribuito per circa 900 euro mensili, che saranno versati dallo Stato stesso nelle tasche dei giovani al termine dei 18 mesi.

Potrebbe essere non solo un’occasione per migliorarsi, ma anche un’opportunità per i giovani di guadagnare qualcosa.
Ogni militare avrà inoltre 87 giorni di permesso da utilizzare a piacimento per tornare dalle proprie famiglie. Eventuali problematiche o esenzioni fanno segnalate nei primi mesi del 2019, entro fine Gennaio.

Praticamente ogni pochi mesi questa viene tirata fuori, spolverata, vengono modificate le date e viene di nuovo condivisa da migliaia di webeti analfabeti funzionali nonché Indinniati. Ma basterebbe già solo il nome del ministro citato, l’inesistente Scalà (che per i webeti in realtà si chiama Inculà), a far suonare un campanellino d’allarme! Questo cazzo di ministro non è mai esistito. Poi, un servizio militare così schiavistico che nemmeno sotto il regime fascista era mai stato applicato non costituirebbe un secondo campanellino?

Macché: i webeti continuano a cascarci con tutte le scarpe – e poi sempre gli stessi che di anno in anno condividono questa bufala zombi facendo montare l’Indinniazione a manetta, e che con la loro memoria da pesciolino rosso non si ricordano delle innumerevoli volte che hanno già condiviso questa puttanata con lo stesso esatto testo, date a parte.

Davvero, a tutto ’sto webetume arrembante un periodo di 18 mesi di schiavitù, con accluso divieto di utilizzare qualunque apparecchio più tecnologico di un orologio da polso a lancette, farebbe bene; ma perfino loro se la scampano.

Approfondimento su Bufale.net.

lunedì 14 maggio 2018

Popcorn?

Stiamo per assistere allo splat totale della politica italiana. Ancora una volta pensavamo di aver raggiunto il fondo con quello precedente, il Bomba-bis con scagnozzo prestanome – ma ancora una volta c’è sempre qualcuno che ci dà un badile e ci ordina “Scavate”.

Un governo grUllini + baluba verdi? Col caimano molto inopportunamente riabilitato che potrebbe addirittura avere una posizione importante? Un distruttore dell’Italia è in grado di combinar danni fino a un certo punto; tre distruttori insieme ci manderanno a picco nel giro di pochi mesi.

Questo è lo scenario a cui ci hanno portato l’astensionismo e il voto col mal di pancia di chi a votare è andato. Questo è quanto ci aspetta per i prossimi mesi prima dello splat finale: la caccia alle streghe nei confronti di chiunque abbia la pelle scura, la fine della ricerca scientifica seria in favore di tutti i ciarlatani che ci sono in circolazione (antivaccinisti in testa), la fine di quel poco che rimane di sanità e istruzione, la fine di ogni garanzia per i lavoratori (ci penserà il caimano, a questo), il ritorno di un fascismo camuffato e inefficiente, ma pur sempre fascismo. E poi fatalmente l’Italia prima della fine del 2018 farà un tonfo pauroso, e gli avvoltoi dell’unione europea (minuscole d’obbligo) le voleranno addosso per spartirsi le spoglie.

Mettersi in poltrona sgranocchiando popcorn per godersi lo spettacolo? Ma anche no: è proprio da pazzi irresponsabili, chiunque abbia proferito questa boiata (per quanto mi piacerebbe attribuirla al Bomba, in questo caso è apocrifa). È davvero ora che chiunque abbia un minimo di potere faccia qualcosa, prima di superare il punto di non ritorno!

(Stai di nuovo lavando la testa all’asino, Dumdumderum?)

giovedì 10 maggio 2018

La spirale

La sanità che funziona sempre peggio, con mancanza di personale, attrezzature e strutture, tempi d’attesa che non hanno nemmeno nei paesi del terzo mondo? L’istruzione che sta andando a scatafascio, con mancanza di personale, attrezzature e strutture (sì, anche loro), scuole pubbliche ridotte al lumicino? Benessere sociale (pensioni incluse) quasi totalmente annullato? Aziende che piuttosto di assumere chiudono o si trasferiscono all’estero, e quindi lavoro che non esiste più? Trasporti che stanno pure loro andando a scatafascio, con infrastrutture obsolete, lavori di manutenzione non più svolti, rischi in aumento? Lavoratori dipendenti (ribadisco: dipendenti) con stipendi da fame bloccati da tempo immemorabile, e senza speranza di ottenere i dovuti aumenti, e ritenute alle stelle, obbligati ad andare a mangiare alle mense dei poveri pur avendo ancora un lavoro?

Tutto ciò è figlio di tanti padri, ma su uno di essi mi appresto a rigirare il coltello nella piaga, perché basterebbe eliminare questo specifico problema per riuscire a rimediare almeno all’ultimo punto che ho citato, e dare una buona boccata d’ossigeno agli altri. Perché a pagare le tasse in Italia sono i lavoratori dipendenti, esclusivamente i lavoratori dipendenti!

Si torna al mio vecchio discorso: l’avvocato che ti chiede parcelle astronomiche per ogni minima cosa, gira con automobili che quando costano poco costano 200.000 euro (ma questa è l’utilitaria per andare a lavorare!), ha il villone astronomico più almeno un altro al mare, lo yacht da 25 metri parcheggiato a Montecarlo, e al fisco dichiara meno della più sfigata delle sue segretarie. Il commercialista che ti pippa paccate da mille per gestire la contabilità e le tasse del tuo misero esercizio commerciale, e pure lui gira col macchinone, ha ville da tutte le parti, la barca, bla bla bla, e al fisco dichiara cifre perfino sotto il limite di povertà. Il dentista che per cavarti un dente ti cava anche l’intera bocca dal conto in banca, e pure lui ha villoni, macchinoni, barche, cimp limp rav fav, e per il fisco risulta più nullatenente del più sfigato dei suoi assistenti di poltrona. Perfino l’idraulico che ti salassa per cambiarti una semplice guarnizione, che ha vilmacbarceccetera e che magari al fisco ha pure dichiarato di essere andato in negativo. Ecco, i lavoratori dipendenti pagano le tasse anche per questi soggetti. E qui stiamo cadendo nella spirale citata nel titolo; ormai siamo vicini al centro. I liberi professionisti trovano sempre più modi per evadere il fisco; i lavoratori dipendenti si trovano a pagare anche le tasse dovute dai liberi professionisti – ma allo stato queste entrate non bastano, quindi aumenta le tasse sempre solo ai lavoratori dipendenti.  Così, costoro (parlo in terza persona, ma ci sono anch’io nel mucchio) dopo aver pagato affitti o mutui, tasse, bollette, assicurazioni e tutto il resto, rimangono con a malapena il minimo indispensabile per la sussistenza, nei casi migliori. I liberi professionisti incassano effettivamente meno, perché sono rimasti in pochi a poterseli permettere – ma questo li spinge a trovare maniere ancora più efficaci per frodare il fisco; e il governo, che perde ancora più introiti dovuti dai liberi professionisti, aggiunge tartassamenti ai lavoratori dipendenti.

Badate bene che ci restano pochi mesi – mesi, ripeto – prima di spiaccicarci miseramente nel centro della spirale! Peccato che nessuna forza politica di quelle che si sono presentate alle elezioni, e nessuna di quelle che si ripresenteranno in caso anche gli ultimi colloqui al Quirinale vadano a mignotte, abbia mai inserito nei punti dei propri (inesistenti) programmi la voce “Far pagare una buona volta le tasse a chi non le ha mai pagate in vita sua”. Avevano tutti quanti paura di perdere il voto proprio di quei liberi professionisti ai quali la parola “tasse” provoca uno shock anafilattico. Ma ci restano pochi mesi; cerchiamo di goderceli come meglio riusciamo.

mercoledì 9 maggio 2018

Doppie cariche

Ma non sarebbero vietate per legge? Un tizio che è presidente di regione e viene eletto senatore non dovrebbe magari forse scegliere quale delle due cariche occupare e – in caso optasse per andare a Roma – dimettersi dalla presidenza della regione?

A quanto pare no.

Tale Luciano D’Alfonso (e mi sa che se lo citerò ancora perderà il diritto alle maiuscole), presidente dell’Abruzzo, è stato eletto senatore. Il consiglio regionale abruzzese ha stabilito che non esistono cause di incompatibilità e che questo tizio può posare il culo su due poltrone contemporaneamente!

Cioè, fatemi capire: cosa succederà in caso di sedute della giunta o del consiglio regionale contemporanee a sedute del senato? Dov’è che questo tizio risulterà assenteista a manetta?

Inutile stare a chiedersi perché agli appartenenti a un certo “partito” tutto è permesso. Inutile anche sperare che la gente ci metta un po’ di buon senso e non dia più il voto a certi “partiti”. In ogni caso, visto che andremo presumibilmente a elezioni in autunno, magari il problema si risolverà da sé: magari questo tizio tornerà a fare il presidente di regione a tempo pieno, chissà; si goda pure il doppio stipendio principesco finché ne ha l’occasione, ma non conti di durare più di pochi mesi con la doppia poltrona.

martedì 8 maggio 2018

Per la gioia degli italiani

Tutte le consultazioni per formare un nuovo governo sono andate a mignotte. Tutti gli pseudo-quasi-forse-accordi sono saltati; l’unica cosa su cui l’Ammazzacongiuntivi e il maschio alfa dei baluba verdi sono d’accordo è il fatto che occorre tornare a votare (qualcuno dice a luglio, ma non ci sono i tempi tecnici, quindi probabilmente sarà in autunno).

Ringraziamo ancora una volta il Bomba con la sua legge elettorale del cazzo che è la causa primaria di questo sfacelo. Ma al di là di quello: avevo tirato un sospiro di sollievo dopo il 2 marzo (data di termine ultimo irrevocabile di tutte le campagne elettorali); ma sono stato troppo frettoloso. Di nuovo toccherà all’Italia sorbirsi due mesi di martellamento “no euro”(1), “reddito di fannulloneria”, “dagli ai migranti che rappresentano tutti i mali del mondo”, di promesse altisonanti quanto vuote, di bufale muggenti a mille decibel, di antivaccinismo galoppante, di animalismo opportunista, di balle alla googolesima potenza, di cento e più liste per la maggior parte invotabili, di tutto questo ambaradan di cui speravamo di esserci liberati per i prossimi 5 anni.

E ancora una volta all’Italia toccherà subire l’astensionismo, che purtroppo, visto quello che sta succedendo, crescerà ulteriormente, e che ancora una volta consegnerà l’Italia nelle mani di questi personaggi di dubbia mora assoluta immoralità che non sono nemmeno capaci di mettersi d’accordo per spartirsi la torta. Ma anche questo mio sfogo contro gli ignavi comincia davvero a sembrare la battaglia di Don Chisciotte contro i mulini a vento.

A questo punto, torno ad auspicare un’invasione da parte di qualche altro stato del quale l’Italia finisca per diventare una semplice provincia. Non i merrrregani, e nemmeno i crucchi; i francesi – mah, prima devono liberarsi del Bomba di casa loro, però. Svizzeri? Sloveni? Quelli possono andare.

(1) Al momento, uscire dall’euro per noi sarebbe una catastrofe. Dovremmo avere un governo con le palle, in grado di sbattere i pugni sul tavolo a Bruxelles e rinegoziare un bel po’ di questioni, come l’abolizione di quel famigerato “fiscal compact” con cui i crucchi ci hanno messo una garrota al collo: l’Italia avrebbe tutto il potere contrattuale per farlo. Ma visto che nessuno è in grado di stringere un misero accordo con gli altri, qui da noi, su quel versante non c’è alcuna speranza.

giovedì 3 maggio 2018

Un nome che è tutto un programma

La famigerata Cambridge Analytica ha chiuso, yuppiyé yuppiyé.

Tsè.

In realtà si è riciclata in un’altra società, così, tanto per gettare fumo negli occhi alla gente e continuare a farsi i suoi porci comodi – ma vabbe’: è una pratica consueta nell’ambiente commerciale, deprecabile che sia; in ogni caso a lottare contro queste pratiche si rischia la fine di Don Chisciotte contro i mulini a vento. Ma non è questo l’oggetto del post, quanto il fatto che in Italia e in altri paesi di lingua romanza il nome che si sono scelti risulterebbe un fiasco mostruoso, e che se speravano di trovare clienti qui da noi se lo possono tranquillamente scordare.

Ditemi voi: affidereste analisi di dati, anche solo su quante cacche di cane trovate sui marciapiedi, a una ditta che si qualifica col nome “Emerdata”?

(Statistica sulle cacche di cane, magari anche sì…)

mercoledì 2 maggio 2018

Il referendum è il demonio!!!

Questo a sentire il Bomba (tra l’altro: non s’era dimesso? Perché è ancora lì a scassare i coglioni? Perché nel suo partito di tafazzisti non c’è qualcuno che abbia un briciolo di amor proprio sufficiente a cacciare il Bomba a scarpate in cu nella faccia inferiore?): secondo lui il gran casotto che è successo con queste elezioni è tutta colpa del No al suo fantastico referendum costituzionale.

Ma quella porcata di legge costituzionale che il Bomba tentava di far passare non riguardava in nessun caso la legge elettorale. Proprio per niente. In nessun modo, forma, odore, colore.

Cioè, va detto fuori dai denti: il gran casotto dell’attuale legislatura è dovuto proprio a una legge elettorale zoppa e monca prodotta dagli scagnozzi del Bomba. Il referendum non c’entra una cippa, proprio come non c’entrava una cippa la modifica costituzionale che lo richiedeva. Ma siccome il Bomba ce l’ha ancora amara per il fatto che il popolo gli abbia sbattuto la porta in faccia, nel suo ennesimo tentativo di fare il gradasso adesso accusa il popolo stesso col suo No di tutti i mali del mondo, e non ammetterà mai di essere lui la causa di tutto ’sto ambaradan, perché lui non sbaglia mai. (Peuh.)

Probabilmente l’unico modo per togliersi il Bomba dai coglioni, a questo punto, sarebbe mandargli un sicario.