giovedì 30 maggio 2019

Inculata per polli snob

Sto parlando di come una famosa ditta che produce minchiofoni e PC portatili (più tablet-del-cess e qualche PC fisso di altissima gamma) incula il suo clientume rampante – quelli che come viene annunciata l’uscita di un nuovo prodotto di quella ditta si piazzano già lì davanti ai negozi una settimana prima, in tenda, per poter essere i primi ad accaparrarselo, e che arrivano pure a pigliarsi a legnate per entrare nei “primi 50”. Famosa ditta di cui non cito nemmeno il marchio, se non per specificare che ha una vistosa morsicatura su un lato – chi ha orecchie per intendere intenda; gli altri incamper. Famosa ditta che non è più, ma manco p’u cazz (mi scusino i napoletani per la storpiatura), quella fondata e diretta da Stefano Lavori (nome intenzionalmente tradotto in italiano) fino alla sua morte; il suo successore, Timo Cuoco (nome intenzionalmente tradotto in italiano, vezzeggiativo incluso) ha pensato bene di blindare tutto quanto e di ficcare numerose inculate al suo clientume rampante, che tanto compra lo stesso, eh già.

Nota dolente n. 1: i prezzi.
Già: caro pollo che vuoi andare in giro a fare il figo con lo smerdofono della famosa ditta snobbando quelli che ci hanno l’Android; già, caro bimbominkia con la puzza sotto il naso che snobbi mezzo mondo col tuo tablet-del-cess o il tuo portatilonzo della famosa ditta, pure vantandoti del fatto che sono in arretrato di 4 anni con la teNNologia: contenti di aver dovuto aprire un mutuo per comprare il vostro bell’oggettino da bimbominkia egocentrico? Contenti di mangiare pane e cipolle, anzi anche senza pane, anzi anche senza cipolle da un anno all’altro? “Da un anno all’altro? Ma dai.” replicherà qualcuno. Eh, già, mica finita qui, eh. Qui si arriva alla

Nota dolente n. 2: obsolescenza programmata.
Aggiornamenti software (software, porca troia di quella vacca!) che dopo sei mesi t’inguacchiano senza speranza il cagofono o il tablet-del-cess rendendolo orrendamente lento e pure esoso sulla batteria? Componentistica dei PC studiata apposta per smettere di funzionare l’esatto giorno successivo alla scadenza della garanzia? E che cazzo! Qualcuno dirà: “E vabbuo’, blocco lì gli aggiornamenti e vado avanti anni.” Tsè. To’, guarda, non mi funziona più Uozzàpp. To’, guarda, non riesco più a vedere i video su TuTubo. To’, guarda, l’app del Tomo delle Facce di Merda non parte più. To’, guarda, l’ultimo giochino strafigo [ennesimo clone di kendi krass] non gira più. Cazzo, mi tocca cambiare il pirlofono o il tablet-del-cess perché se lo aggiorno poi s’inguacchia. E qualcun altro dirà: “Ah, be’, se il PC si fotte a garanzia scaduta, lo apro e me lo riparo.” Tsè: qui si arriva alla

Nota dolente n. 3: impossibilità di effettuare riparazioni.
Già, lo devi portare in un centro di riparazioni autorizzato, e scopri che ti costa meno comprartelo nuovo. Tastiere rivettate allo chassis? Batterie e SSD saldati alla piastra madre? Viti di zinco che costano un botto e appena provi a svitarle fanno un bel tinnn e si rompono? Peuh. Ancora peggio con i vomitofoni e i tablet-del-cess! Provaci, a farti una riparazione per conto tuo o andare dal cinese sotto casa che te la fa per pochi soldi. Inoltre, oltre a portarlo in un centro autorizzato, ci va solo componentistica originale (fatta in Cina, eh, schiavizzando gli operai di ditte come Foxconn che lavorano 18 ore al giorno, festivi inclusi, per una ciotola di riso bollito); il che ci porta alla

Nota dolente n. 4: solo componentistica originale.
Costa un botto cambiare il display al putridofono o al tablet-del-cess? E che problema c’è? Metto ’na roba cinese che mi costa meno. To’, ma guarda, ho aggiornato il sistema e mi si è mattonizzato! Metto ’na roba originale (ribadisco, sempre cinese, eh, ma “ufficiale”) comprata dai cinesi a un decimo così l’inculo? To’, ma guarda, successivo aggiornamento, sistema mattonizzato ’n’artra vorta! Hai cambiato qualche condensatore mettendoli sovradimensionati così ti dura di più? Aggiornamento, e puf, necessità di approvazione della riparazione via software, possibile solo nei centri autorizzati, e quindi sistema mattonizzato! Ma che due coglioni. E sempre sulla roba originale, ecco la

Nota dolente n. 5: accessori originali o nisba.
Cioè, santa merda: i bellissimi PC di quella famosa ditta non ci hanno più un fottuto connettore standard che sia uno! Solo quel loro “lightning”, che non è nemmeno un USB-C, ed è incompatibile col mondo. Vuoi inserire un jack audio? Vuoi avere delle merdosissime schifosissime lercissime USB? Vuoi connettere un monitor esterno? Uno dirà: e che problema c’è? Ci sono gli adattatori. Li prendo dal cinese, mi costano pochissimo, e tac, tutto funziona! Tsè. Tutto goduto attacchi il tuo bell’adattatore, inserisci l’aggeggio che ne ha bisogno e…
… rullo di tamburi…
… niente. Nisba, nada, zilch. Non funziona un cazzo bollito.
No, ci vogliono i dongle (orrendo termine purtroppo intraducibbboli). Ma non sono sempre degli adattatori? Tsè, ’sto par di cojones. Un dongolo (se lo italianizzo va bene lo stesso?) è un coso che sì, fa anche da adattatore; ma contiene qualche simpatico chip che dev’essere rilevato dal sistema, altrimenti come se non l’avessi inziccato in quel benedetto connettore làitnin. Ti serve un jack audio? Caccia dieci euro per l’apposito dongolo. Ti servono le USB? Caccia sessanta euro per un altro dongolo. Insomma, caccia centinaia di euro per avere un set ragionevolmente completo e comprati un’altra borsa per portarti dietro tutto quell’ambaradan. Ma vaffanculo, va’.

Ma ci sono altre note dolenti?
Già, urka se ci sono. Ecco qui la
Nota dolente n. 6: professionalità (eeeeeh?) dei centri di riparazione.
Esperienza personale. Mi sono trovato a mettere le zampe su un PC di questa famosa ditta, fuori garanzia da mesi ma ancora funzionante, appartenente a un amico. A seguito forse di una bottarella, il coso ha manifestato dei malfunzionamenti. Consiglio all’amico di portarlo in un centro di riparazione – e gli chiedono un cifrone assurdo (roba che se ne comprava due nuovi) per aggiustarlo. Sconsolato, l’amico si mette a cercarsi un portatile nuovo (e gli ho sconsigliato, ma fermamente, di tornare a prendere roba di quella famosa ditta); intanto, però, doveva anche ricuperarsi i dati dal vecchio. Cosa fare, cosa non fare? Mi son messo lì con santa pazienza a smontarlo, fortunatamente senza ridurlo in briciole, con l’intenzione di dissaldargli l’SSD e connetterlo a qualcosa di esterno, e ho notato uno di quei minchionissimi connettorini delle piattine leggermente fuori sede. Rimesso al suo posto, rimontato il coso, avviato e – TA-DAAAA! – quello è partito proprio come doveva. E gli chiedevano di aprire un mutuo per riparare ’na schtrunzata del genere? E quelli vengono classificati come dei fottutissimi geni!

In conclusione, un’azienda che una volta era davvero all’avanguardia adesso si è sputtanata alla grande, tutto da sola, e ha il coraggio di lamentarsi se perde punti in borsa. Sei un pollo snob col cervello di un’ameba sotto morfina e disposto a farti spennare ben bene solo per andare in giro a fare il fighetto? Prego. Io mi rivolgo a ditte un po’ più serie e meno costose per quanto riguarda i miei aggeggi tecnologici.

mercoledì 29 maggio 2019

Nemo profeta in familia

Tanto per parafrasare un proverbio dei nostri antenati.

Il figlio di un duro e puro degli Omini Verdi Xenofobi che si candida contro la lista di papino nel suo paese? E pure vince? E che si dichiara di sinistra e a favore dei porti aperti? Tutta da ridere! “Tali padri tali figli”, tsè, ’sto par di balle. A questo punto, il D&P di cui sopra magari penserà pure di essere cornuto – fintanto che non gli faranno notare la somiglianza fisica col suo figliolo così diverso, politicamente parlando, da lui.

Ecco qui l’intervista al giovanotto in questione, a cui faccio tutti i miei auguri di continuare così senza poi lasciarsi traviare dalle “ideologie” (bacate, quindi virgolettate) del partito di papino.

martedì 28 maggio 2019

Sull’elettorato del sud

E su quanto io continui a ritenere che si sono bevuti il cervello alla grande nel votare un partito che fino all’altro ie ancora oggi li vitupera e li considera forse ancora meno che bestie – e, be’, a quanto pare loro stessi confermano questo giudizio!

Sul muro accanto all’ingresso principale della sede centrale degli OVX campeggia un bel graffito “Prima il nord”. Magari è un graffito vecchio – ma il baluba e i suoi slurpaculo non si sono affatto curati di dare una mano di vernice a quella scritta. Cioè, proprio, fotte un cazzo: il baluba e altri sono stati ripresi molto di recente a passare tranquillamente in quella porta con la scritta in piena evidenza!

Cioè, gente del sud: ci siete o vi fate? Nonostante le idee degli OVX siano sempre quelle, li votate? Ieri ho fatto i miei complimenti (sarcasmo che cola dallo schermo…) all’elettorato in generale; a voi li faccio doppi. Evidentemente ve lo meritate proprio, un personaggio del genere! (E noi no, non ce lo meritiamo, ma ci tocca subirlo.)

Prima che qualcuno accusi me di fare propaganda anti-baluba – falsamente: è solo il mio attuale parafulmine per mazzate, e non sarà né il primo né l’ultimo – sappiate che la notizia è stata verificata dai ragazzi di Bufale.net.

Correzione: Si direbbe che quella addirittura sia l’insegna della sede, non un semplice graffito!

lunedì 27 maggio 2019

Scatafascio europeo

Poche parole: ha vinto il partito degli Omini Verdi Xenofobi. Hanno vinto sovranismo, ultranazionalismo e razzismo estremi. E la gente ha perso l’occasione di combinarne una buona per l’ultima volta, perché gli OVX, il fronte ultranazionalista francese e altri di quella risma a fare la voce grossa nel porcamento europeo significano FINE DI OGNI DEMOCRAZIA.

Avete votato col culo, e avete condannato tutti quanti a mangiar merda.

Complimenti, “elettori” idioti: davvero grossi complimenti.

venerdì 24 maggio 2019

Sparaballe a ufo

(L’ho scritto minuscolo perché è l’espressione “a ufo”, ma qui si parla di UFO – anche se la sigla corretta in italiano sarebbe OVNI.)

Un articolo apparso sul New York Times, mal letto e ancora peggio interpretato dal solito webetume rampante e dagli organi di stUmpa di mezzo mondo, sembrerebbe attribuire al pentagono (istituzione merrrregana che già solo in quanto tale si merita la minuscola) indagini su UFO – ma chiamiamoli OVNI una buona volta, va’. E tutti gli organi di stUmpa, anche nostrani, ad annunciare con toni trionfalistici “Finalmente il pentagono ammette di investigare sugli OVNI”.

Tsè.

Qualcuno s’è preso la briga di leggere bene quell’articolo e ha notato che si parla non di “spaceships” (astronavi) ma di “aircrafts” (aerei).

Cioè, il coso con cinque lati sta investigando su aerei non identificati, quindi velivoli non attribuibili a qualunque compagnia o stato, senza un piano di volo, bli, blo, bla. Che è poi quello che fanno gli enti preposti di ogni singolo stato: ognuno sorveglia i propri spazi aerei e stabilisce se un aereo aveva il diritto di percorrerli oppure no.

E vabbe’, un aereo non identificato è pure un OVNI: non sai a chi appartiene, da dove è partito, dove va, e un aereo è un oggetto volante per definizione; però gli organi di stUmpa non hanno espresso questo concetto filosofico, ma hanno esplicitamente parlato di “astronavi aliene” – e se fossero tali smetterebbero di essere OVNI, perché verrebbero appunto identificate come astronavi aliene.

E poi ci si lamenta che la gente non crede più agli organi di stUmpa ufficiali! (E vabbe’, credono ai venditori di fuffa, ma questo è un altro disco dell’orso…) Sarebbe questo il modo di fare giornalismo? Leggere tre parole di un articolo, interpretarle a cazzo di cane e utilizzare quell’interpretazione per fare sensazionalismo? E basta!

Maggiori approfondimenti in questo articolo del Disinformatico.

venerdì 17 maggio 2019

Le auto che si guidano da sole non esistono

Ennesima dimostrazione da parte di Tesla (è scritto in ost bab quella lingua là, ma mi scappa la pazienza per tradurlo). Ora, io non ho nulla contro l’azienda in sé: le sue auto sono valide (per quanto costino come una piccola casa), hanno già una discreta autonomia unita a eccellenti prestazioni e in genere sono molto affidabili. La critica è mossa a un singolo accessorio su cui Musk & soci sfrantano i maroni al mondo – il loro famigerato Autopilot. Secondo il loro martellamento pubblicitario ossessivo-compulsivo, permetterebbe a un guidatore di mettersi lì tranquillamente a messaggiare sul cazzofono o a dormire mentre l’auto si guida da sola.

’Sto par di cojones.

Le auto che si guidano da sole esistono solo nella fantascienza (vi ricordate il KITT di Supercar?). E oltre tutto sarebbero dotate di vera intelligenza senziente, con due cose che mancano – e mancheranno sempre, fuori dalla fantascienza – alla cosiddetta “intelligenza” artificiale prodotta dall’uomo: emozioni e istinti. Azioni che a un guidatore umano vengono per puro istinto, decisioni che vengono prese immediatamente sulla base di una spinta emotiva, sono completamente fuori dalla portata di questo Autopilot di Tesla e di tutti i sistemi equivalenti messi in campo dalla concorrenza.

Ciò detto, non è che l’uomo sia perfetto, eh. Ci schiantiamo pure noi in auto, e di incidenti stradali la cronaca è piena. Ma pensare che un sistema molto, ma molto più imperfetto di noi possa tenere in strada qualche tonnellata di metallo lanciata come un proiettile è non fantascienza, ma fantascemenza!

Quindi: a) Tesla e gli altri impegnati in questo settore la devono piantare lì una buona volta di sfruttare i loro clienti come cavie per i loro esperimenti su quello che a tutti gli effetti non è altro che un “cruise control” malfatto e affetto da elefantiasi; b) la gente la deve piantare di farsi intortare dalla leggenda metropolitana (abilmente pompata dai produttori, come già detto) delle auto che si guidano da sole: non esistono e non esisteranno mai.

mercoledì 15 maggio 2019

Duro colpo per una certa narrazione politica

È quello che ha inferto il cardinale Konrad Krajewski a tutto il blablablà del partito degli Omini Verdi Xenofobi e dell’informazzzzione con quattro Z che supporta i partiti fascisti.

D’accordo, quella del cardinale Krajewski è stata un’azione di disobbedienza civile (cioè, ha infranto una legge che andava infranta). D’accordo anche sul fatto che la sua è stata un’azione del tutto individuale; nel clero una persona caritatevole del genere è una mosca bianca luminescente con luci stroboscopiche di tutti i colori. Però il dove è andato a compiere un’opera buona è importante.

Già, perché allo Spin Time di Roma i poveri che si sono trovati improvvisamente senza corrente elettrica non appartenevano a un solo gruppo etnico. Non erano solo i “porci negri bastardi” su cui il baluba ha costruito tutta la sua narrazione politica, e d’altro canto non erano solo poveri italiani. Erano tutti insieme, a cooperare per rendere la vita più semplice a loro stessi e ad altri bisognosi, senza stare a badare a dettagli insignificanti come il colore della pelle o (quello più insignificante se non assurdo di tutti) la religione.

La guerra tra “poveri di serie A” e “poveri di serie B” che il baluba sta tentando di fomentare allo Spin Time non si è verificata – anzi, gli hanno sbattuto dritto in faccia che non ci sono poveri di “serie A” e di “serie B”. Ci sono poveri e basta. E sono poveri che si sono dati da fare a riqualificare un edificio inutilizzato per fornire una casa a loro e ad altri poveri.

È per questo che il baluba e la stUmpa fascistoide che lo supporta hanno mandato le loro ghiandole salivari in superproduzione di bava alla bocca su questa faccenda. E tutto ciò non fa che andare ad alimentare la montagna di ridicolo di cui il baluba e tutto il partito degli OVX si stanno ricoprendo, di cui parlavo nel post precedente. Altro che grigliate e “selfie”, qui!

martedì 14 maggio 2019

Un “selfie” lo seppellirà

Assieme a tutto il ridicolo di cui si copre.

Chi? Ma il baluba, no?

Fa rimuovere striscioni contro di lui dai vigili del fuoco (che hanno dovuto obbedire obtorto collo) e si attira addosso il famigerato effetto Streisand.

Si fa i “selfie” (che poi, “selfie”: glieli scatta qualcun altro, non sono autoritratti fotografici) con ragazzi sorridenti che esattamente dopo il clic lo perculano senza pietà in pubblico – una ragazza di Salerno che gli chiede “Non siamo più terroni di merda?”, un altro ragazzo che gli chiede di rendere conto dei famosi 49 milioni, due ragazze che prima fingono di leccargli il culo per farsi ’sto “selfie” assieme a loro e poi si baciano lasciandolo lì a guardarle come un piccione quando un passero gli ha appena fregato il boccone.

E in pubblico finiscono anche le frigne e i vittimismi del baluba, che chiama gli sbirri quando qualcuno lo percula come merita. In pubblico finisce anche la sua definizione scopiazzata pari pari dal caimano: quelli che non sono con lui sono tutti “comunisti”. In pubblico finiscono le sue accuse false come una banconota da 80 euro di aver ricevuto minacce e pallottole in busta.

E poi va a visitare il santuario di San Pio di Pietrelcina a “pregare per Noemi” – come se le sue ipocrisie bastassero a permettere a quella povera bambina di superare il trauma che ha subito!

Oltre tutto vorrebbe sprangare i negozi che vendono cannabis legale (questione, tra l’altro, che non spetta a lui, perché è di competenza comunale, non ministeriale) tornando a incrementare il traffico di quella illegale – così fa direttamente la figura di quello colluso con la criminalità che adotta provvedimenti (inadottabili da parte sua, lo ribadisco) per favorirla.

Questa sua campagna elettorale permanente finirà per ritorcerglisi contro – e già lo sta facendo. Non c’è bisogno che qualcuno lo ridicolizzi: ci sta già pensando da solo. Lo aspetteremo al varco con l’ultimo “selfie”, quello dove lo si vedrà finire di scavarsi la fossa con le sue mani.

venerdì 10 maggio 2019

Italia e legge Scelba

Hanno finalmente cominciato ad applicarla – ma solo a un pesce piccolo, per ora. Hanno impedito a una casa editrice fascista di partecipare al Salone del Libro di Torino, e l’hanno inquisita per apologia di fascismo.

Ecco, tutto giusto, corretto, a norma di legge.

Ma ci sono due partiti – cazzapound e forca nuova (minuscole e storpiature d’obbligo) – che invece non sono stati inquisiti, proprio per niente. Uno dei due partiti, tra l’altro, è proprietario di quella casa editrice, non so se mi spiego. Eppure, possono permettersi di mettere in piedi manifestazioni rievocative a Predappio, con tanto di saluti romani e altre menate del genere. I loro membri possono permettersi di combinarne di cotte e di crude (tipo stuprare donne innocenti) o andare in giro con striscioni inneggianti al nostro dittatore sanguinario del secolo passato (al quale mi sono rotto i coglioni di far pubblicità, negativa che sia); addirittura viene permesso a quei due partiti di partecipare alle elezioni e di piazzare i loro eletti nei consigli comunali, provinciali o regionali in cui hanno passato (appena appena, eh) la soglia di sbarramento. Quindi al momento c’è un certo numero di amministrazioni locali che vivono nella totale illegalità, avendo al loro interno membri di partiti che stando alla legge Scelba sono illegali!

E qui arriviamo alle note dolenti. Perché? Perché c’è un altro partito che ormai è conclamatamente fascista, e che dichiaratamente supporta quei due partiti – ed è un partito che è stato piazzato al governo. L’intera Italia è in condizione di illegalità. Cioè, col Ministro delle Grigliate con Selfie che si è autodichiarato duce senza mezzi termini, con la sua bella sceneggiata sul famoso balcone, che giustifica le squadracce di esaltati al grido “Prima gli italiani”, che fa il bello e il brutto tempo come gli pare e piace in un governo di cui non è nemmeno il presidente, che finirà per riportare in auge le famigerate leggi razziali, e tutto il resto del blablablà, stiamo vivendo in una situazione completamente contraria alla legge Scelba. Se qualche testa di serie in questa europa che ancora si tiene la sua bella minuscola andasse a vedersi un po’ di leggi italiane, a questo punto farebbero in modo di far decadere questo “governo” e commissariarci.

Il che magari sarebbe pure un bene; ma pensiamoci: perché i panni sporchi non ce li laviamo in famiglia? Dovremmo essere noi a far decadere questi fascisti puri e a cambiare la situazione. E tra l’altro non c’è immunità parlamentare che tenga, visto che lo stesso parlamento vive in una situazione di illegalità: la magistratura deve compiere i passi necessari, e la gente deve concludere l’opera.

(Tsè: utopia. Secondo il sistema all’italiana, saranno sempre solo i pesci piccoli a farne le spese.)

martedì 7 maggio 2019

Due parole sull’ambiente

Premessa numero 1: queste sono le parole di un pessimista cronico – quello che non potrà essere deluso, al massimo piacevolmente sorpreso.

Premessa numero 2: di ambiente ne abbiamo solo uno, di cui facciamo parte, quindi, qualunque ferita infliggiamo all’ambiente la stiamo in realtà infliggendo a noi stessi.

Dunque: gli scienziati stanno lanciando allarmi ormai pressanti sui cambiamenti climatici e sui danni che la civiltà (parola grossa, eh) umana (e per tanti anche questa è una parola grossa) sta causando al pianeta. Allarmi veri? Eccesso di allarmismo che rischia l’effetto “al lupo al lupo”? Non spetta a me stabilirlo; so solo che, se non facciamo qualcosa, del milione o più di specie che si estingueranno l’umanità farà degnamente parte, perché, ripeto, distruggere casa propria vuol dire distruggere sé stessi.

Adesso lascio la parola al mio pessimismo galoppante.

È troppo tardi.

Ormai siamo ben oltre il punto di non ritorno; l’umanità è condannata comunque, non c’è più modo di invertire la tendenza; il punto di non ritorno è stato nel 1800, quando c’è stata la rivoluzione industriale – alé oò, benessere per tutti, ricchezza spropositata, grandi profitti per i soliti padroni, e creazione di immense fabbriche che andavano a carbone; ma nel 1800 non esisteva alcuna coscienza ambientalista, e la picconata decisiva venne data allora; quindi siamo due secoli troppo tardi per riuscire a salvarci dall’estinzione inevitabile.

Ancora più pessimisticamente, il vero punto di non ritorno venne superato circa seimila anni fa, quando i sumeri decisero di inventare il denaro. Nelle loro intenzioni, doveva essere uno strumento comodo e utile, ma perfino loro lo utilizzavano nel peggiore dei modi – per scavare un abisso tra ricchi approfittatori e poveracci, affinché qualcuno guadagnasse sempre di più a spese di tanti altri; da allora, tutte le guerre umane sono state combattute in nome non di alti ideali, e nemmeno di conquista o difesa di territori e risorse, ma per il vile denaro (qualcuno ha citato le guerre religiose? Pensateci: qualsiasi religione è basata sull’accumulo di ricchezze a spese della popolazione che deve rimanere povera per arricchire il clero). E per il vile denaro si ha avuto nel 1800 una rivoluzione industriale non graduale e misurata come avrebbe dovuto essere, ma esplosiva e mirata al profitto a qualunque costo.

E qualcuno si chiederà: se ormai siamo condannati comunque, che senso hanno le battaglie per l’ambiente che si stanno combattendo negli ultimi tempi? Semplice: possiamo sempre procrastinare l’inevitabile, spostando la nostra estinzione dai prossimi decenni a fra qualche secolo. Possiamo portare avanti la tecnologia di quel tanto che basta a permetterci di costruire un’astronave intestellare dove imbarcare qualche milionata di coloni in stasi criogenica e lanciarla verso le stelle, con la speranza che dovunque atterreranno questi coloni abbiano imparato la lezione vissuta sulla propria pelle qui, sulla Terra dove siamo condannati senza speranza. Fantascienza? È già quasi possibile togliere il “fanta” dalla parola. Ma dobbiamo averla, questa possibilità: dobbiamo piantarla lì di infliggere pugnalate al nostro pianeta e approfittare del periodo di stasi successivo.

Oppure si verificherà l’improbabilità massima: il progresso invece ci permetterà di rimediare in maniera spettacolare ai disastri ambientali che abbiamo causato finora. Ma temo proprio che, qualunque delle eventualità si verifichi (ignavia totale ed estinzione rapida inclusa) io non sarò più abbastanza vivo da provare piacevoli sorprese o darmi del facile profeta.

venerdì 3 maggio 2019

Causa del bullismo giovanile

Il caso di Manduria (qui uno degli articoli che lo riguardano) è emblematico. Ragazzini (solo due maggiorenni, appena appena, eh) privi di freni inibitori che tormentano un anziano fino a fargli perdere il senno e spingerlo a lasciarsi morire. E non è che uno dei millemila episodi di bullismo giovanile che avvengono quotidianamente in Italia.

Ma chi è che va preso a calci nelle palle (o in altro posto altrettanto doloroso, se si tratta di donne) da mattina a sera per poi darsi il cambio e proseguire durante la notte? I genitori di questi disgraziati, questo sì. Non basta sbattere questi giovinastri in galera e buttare via la chiave – atto doveroso – ma è necessario porre seri dubbi sulla capacità dei genitori moderni di educare i figli.

Genitori che pur di non sentire i propri “angioletti” lamentarsi o piangere esaudiscono ogni loro desiderio.

Genitori che per non aver la rottura di coglioni di sorvegliare ed educare i figli li piazzano davanti a qualche tecnoschiavizzatore – una volta era il televisore, poi ci sono state le console da videogioco, e infine sminchiofoni e tablet-del-cess. Lungi da me demonizzare questi strumenti, ma è il modo in cui vengono utilizzati che ha valso loro il mio disprezzo e certi nomignoli.

Genitori che, lungi dal mettere i figli di fronte alle loro responsabilità, li proteggono a prescindere, arrivando a denunciare il corpo docenti delle loro scuole quando i loro “angioletti” prendono un brutto voto o un provvedimento disciplinare.

Genitori che non sono minimamente in grado di impartire ai figli un’educazione degna di questo nome, di porre loro i doverosi paletti, di insegnare loro a distinguere il bene dal male e ad utilizzare freni inibitori al fine di non cascare nella facile trappola del secondo.

Quei giovinastri di Manduria si firmavano “gli orfanelli”, ma non è vero: hanno anche loro dei genitori. E tuttavia è allo stesso tempo vero: tutti questi bulletti sparsi in giro per il mondo hanno dei genitori che hanno mancato gravemente ai loro obblighi genitoriali, quindi davvero vengono su come orfani abbandonati in mezzo a una strada.

Bisogna ricordare a tutti questi non-genitori com’erano stati educati loro dai loro genitori. Adesso sembra che tutti i bambini si chiamino Amore; alla mia epoca (sì, più o meno il Pleistocene) “amore” ’sto par di balle: ne combinavi una storta? Ti pigliavi insulti e anche qualche ceffone dai tuoi genitori. Pigliavi un brutto voto o una nota sul diario? Arrivavi a casa e ti sentivi dire “Bene, così ti salta quella gita scolastica a cui tenevi tanto / il motorino / qualunque altra cosa”. Bullizzavi qualcuno? Bene, dal prossimo anno vai in collegio (ed erano collegi che parevano dei campi di concentramento: di solito la minaccia era più che sufficiente). Eppure la mia generazione è cresciuta con un’idea ben chiara dei valori della società, di cosa fare e soprattutto cosa non fare, e anche quelli che da giovani erano delle teste calde in età adulta si sono per la maggior parte inquadrati. Perché stracazzo non siamo in grado noi di impartirli alle generazioni successive?

Ripeto: quelle teste di cazzo di Manduria (e milioni di altri) vanno schiaffati in galera ora e per sempre, ma i loro non-genitori non devono passarla liscia, perché sono la causa primaria di questa aberrazione.