venerdì 13 settembre 2019

Il lupo perde il pelo ma non il vizio

Di nuovo la kqhiesa kqhattolika (minuscole e storpiature, come sempre, volute) torna all’attacco sulla questione dell’eutanasia e del suicidio assistito.

Sempre la solita solfa. Prima di tutto la vita non è affatto un “dono” di chissà chi, ma qualcosa che ognuno di noi subisce obtorto collo senza aver potuto scegliere fin dal principio se accettare o no.

Seconda cosa: è forse vita rimanere distesi in un letto in stato di morte cerebrale per chissà quanto tempo? È forse vita trovarsi ridotti a un mucchio di carne inerte con soltanto più gli occhi che si possono muovere? È forse vita passare settimane in preda a sofferenze talmente atroci che nemmeno più la morfina riesce a sedarle? Cioè, coma vegetativo, malattie degenerative e tumori (tanto per citare le tre casistiche principali) fanno parte di quel “dono”?

Questo kardinale (anche qui, storpiatura voluta) è uno di quelli che devono solo augurarsi di non finirci loro, in queste condizioni, e di non aver nessun familiare che ci finisca. Io non glielo auguro di certo – ma vorrei vedere la loro coerenza messa alla prova in situazioni del genere.

No, cari pretastri: la scelta va lasciata alla persona, se è ancora cosciente, o in caso ai suoi familiari; la religgggione (4 G volute) non ci deve mettere il becco.

Nessun commento: