La mia lista di termini del cazzo

Per levarci di torno il fenomeno degli ultracrepidari cacozelanti (dal blog Terminologia etc.).
(Ma parla come mangi...)

Si tratta di una lista - come al solito, aggiornata di volta in volta - di termini, non solo in italiano, che fanno cagare in sé o che, pur essendo sensati, vengono usati alla cazzo di cane. Quante volte avete sentito o letto una parola che vi ha suscitato un istintivo moto di ribrezzo? Ecco, a me capita costantemente. E magari ne uso anch'io: a volte si tratta di termini di merda ma troppo radicati nell'uso comune. Per esempio cazzo di cane... povero quadrupede, perché mai il suo arnese è diventato sinonimo di "cosa fatta o utilizzata alla bella meglio"? Eppure non si riesce più a evitare di paragonare il povero Fido ("Fido"? Eccone un altro! Vabbe', come nome generico va bene, alla stregua di Pinco Pallo per definire un tizio qualunque) a uno sbrodolamento infame, anche se magari si possiede un cane (vi prego, vi supplico, non chiamatelo Fido!).
Cominciamo.

tutt*
No, mi spiace per tutti i fanatici di quel "tutt*" o altre parole con un asterisco usato per esprimere in pieno la fobia per le distinzioni di genere. Prima di tutto, i caratteri jolly non sono previsti in italiano, né in qualunque altra lingua che non sia questa o quell'altra variante del computerese stretto; poi, se "tutti" è universalmente accettato come plurale di genere neutro (il neutro, lo ricordo a tutti quelli che dovrebbero almeno aver frequentato le scuole fino alla quinta elementare e quindi dovrebbero saperlo, ha le stesse desinenze del maschile in italiano) perché cagare il cazzo con questi segoni mentali? Vaffanculo a tutt[ei] questi genere-fobici! (Ho usato un'espressione regolare, una roba in computerese stretto: va bene lo stesso?)

fake news
No, perché chiamarle "notizie false" o più propriamente "bufale" non fa abbastanza figo. Inoltre, è anche entrata in uso fake senza news: come se in italiano dicessi "la falsa" - la falsa cosa? Sentite, non prendete un termine straniero per poi castrarlo e usarlo alla membro di chihuahua, va'. (Vedere più sotto alla voce premier per un caso simile.)

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#Quellicheparlano #soloacancelletti #ormaimihanno #ROTTOILCAZZO; #senevadano #tuttiquanti #AFFANCULO.

caps-lock
Ahò, MAIUSCOLO, gente, ve lo grido ancora: MAIUSCOLO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Caps-'sta cippa. In italiano abbiamo le lettere MAIUSCOLE, mi udite? Il caps-'sti cazzi è un tastino sulle tastiere dei computer, NON la definizione stessa di lettere MAIUSCOLE! Ma sto urlando nelle orecchie ai sordi, forse...

snack
Ah, questi snack miracolosi che fanno passare il senso di fame perfino a uno che sta per morire d'inedia. Ah, queste brioscine che nelle pubblicità sembrano enormi, soffici, con dieci quintali di crema, e quando apri la confezione scopri che sono roba da far fuori in un boccone, hanno la consistenza della gommapiuma (e più o meno lo stesso sapore) e la crema l'hanno vista solo nello spot pubblicitario. Uno snack? Naaa. Per me un bel paninazzo ripieno di salame e formaggio, grazie.

box
Cioè, scatola.
Termine molto abusato in Italia. Il "box" per l'auto: cioè, metti l'auto dentro un grosso scatolone? E poi? La spedisci come pacco regalo? Per non parlare dei "box" nelle gare motoristiche (auto e moto, indifferentemente). Anche i piloti, poveracci, devono fermarsi per il cambio gomme o altri motivi... dentro una scatola? (Be', in questo caso, non è che il termine in quella lingua là sia tanto meglio: pit, cioè pozzo!)

outlet
"Negozio" era davvero troppo semplice. Stanno proliferando un po' dappertutto questi outlet, e basta il nome a impedire che la massa di minchioni li accomuni a dei volgari negozi, di stralusso tra l'altro, perché la roba che trovi in questi outlet costa sempre una sassata e mezza. Adesso lo sparo io un bel termine: 購物. O anche 购物. Visto quanti negozi cinesi ci sono in giro, magari dovrebbe diffondersi più di outlet, no?

factory store
("Storia della fattoria"????? Scherzo: ho fatto la traduzione alla mentula canis)
Fa coppia con l'outlet. Dovrebbe essere un negozio di fabbrica, cioè un posto dove comprare roba a prezzi di fabbrica.
Tsè. In quei bei "negozi di fabbrica" trovi il grosso marchio, già, al triplo del prezzo a cui lo troveresti in un normale negozio di abbigliamento. Oh, sì, la varietà: file su file di roba ultima-serie, poco delle serie precedenti. Roba di altri marchi? Vai a sentire la storia di un'altra fattoria!

brunch
Già è un termine di merda nella propria terra d'origine; ma si sa che i babilonesi ostrogoti insomma, quelli là mangiano da schifo, quindi il termine ci può stare. Qui da noi, dove abbiamo la cucina migliore dell'Universo - no, vabbe', limitiamoci alla Terra - un accrocchio che potremmo chiamare qualcosa tipo colanzo non avrebbe senso. Una buona e sana colazione seguita qualche ora dopo da un buono e sano pranzo: ecco l'essenza dei pasti mattutini in Italia. Brunch? Ma se lo tengano quei tipi là.

happy hour
L'ora felice? Chissà perché tanti bar hanno l'ora felice. Felice per chi? Per loro che fanno fuori quintalate di superalcolici a prezzo scontato? Forse: probabilmente anche con lo sconto ci guadagnano. Per il povero pirla che durante l'Ora Felice si scola mezzo ettolitro di superalcolici e poi viene pinzato dalle forze dell'ordine alla guida con un tasso alcolemico di 2 grammi di sangue per litro di alcool? Un po' meno. Basta ore felici, grazie.

selfie
Sta cominciando a diventare una moda anche da noi. A quando gli smortofoni che ti proporranno tra le varie opzioni di farti un "selfie" al posto del più banale "autoscatto"? Le fotocamere (quelle a sé stanti, non quelle incluse negli smortofoni) invece rimangono ancorate al vecchio termine. Che poi, "selfie": a Oxford l'hanno inserito ufficialmente nel vocabolario di bab ost quella lingua là, ma è un termine deforme, abnorme, da bimbiminkia albionesi, insomma.

hate speech
Forse il buon vecchio "incitamento all'odio" non fa abbastanza figo, eh? Ma quello che fanno in tanti (dai politicanti da strapazzo in giù) è incitamento all'odio, puro e semplice; non è proprio il caso di descriverlo usando un'espressione in ostrol babig quella lingua là.

act
Ormai è tutto un "questo-o-quest'altro act". Un qualche genere di manifestazione? È un act. Una semplice proposta di legge? È un act. Ma la parola, tra l'altro scritta con la maiuscola, indicherebbe nei paesi dove si parla ostrol babig quella lingua là una legge vera e propria, nel momento in cui diventa esecutiva dopo essere stata approvata dal parlamento e promulgata dal capo dello stato. Il famigerato giosbàt (che continuerò a storpiare finché vivrò) è malformato per altri versi, ma quadrerebbe con un Act, visto che è una legge, di merda che sia; tutto il resto è un bell'esempio di farlocchese stretto.

apericena
Aperiche? 'Sta roba fa coppia col brunch. Insomma, o è un aperitivo, o è una cena, o è un aperitivo a cui segue la cena subito dopo (possibile, se l'aperitivo ti viene offerto nello stesso locale dove stai per cenare). Questa apericena te la fanno pagare come una cena, ma quando hai spazzolato gli stuzzichini e bevuto il tuo bello spritz scopri che non c'è più una beata fava (né reale né metaforica) da mettere sotto i denti.

curricula
Qualcuno ha spiegato a questi genialoidi che insistono a declinare curriculum secondo regole di una lingua morta e sepolta che qualunque termine non sia in italiano non si declina, nella maniera più assoluta? Il latino, benché fosse l'italiano di duemila anni fa, ormai va considerato alla stregua di qualunque lingua straniera. E poi curricula, scusate, per me fa rima con incula.

computers e altri con la S
Torniamo al discorso precedente, riguardo al fatto che i termini stranieri non si declinano. Che mincha è un computers? Lo usano i politici? Io mi devo accontentare di quello senza la S. Come? La S indica il plurale? Dove? E da quando in qua in Italia la S indica il plurale? Mi hanno cambiato la lingua italiana sotto il naso: non è giusto.

farcia
Sì, i quochi (ormai hanno guadagnato la Q) sono riusciti a inventarsi la farcia. Mia nonna usava la farcitura, che era molto più buona.

impiattare
Altro gergo degli scièf. I poveri mortali mettono il cibo nel piatto; no, loro devono impiattare. Be', se mi impiattano una pietanza con la farcia gliela tiro dietro. 

La ragazza col capello corto / Il signore al tavolo 8 ha ordinato uno spaghetto...
(puntini d'obbligo, perché gli esempi non finiscono certo qui)
Cioè, fatemi capire. Quella povera ragazza è rimasta con un solo capello sul cranio e lo tiene corto affinché non si senta troppo solo? Io lo taglierei del tutto. / Ehi, garçon, io ho ordinato un bel piatto di spaghetti e tu osi portarmene solo uno? [...] Uno che parla così non è neanche degno di portare il pantalone.

troubleshooting
(termine molto usato in ambito tecnologico)
Composizione in babilonese, no, ostrogoto, insomma, quella lingua là, di trouble, cioè guai, e shooting, cioè l'azione di sparare. Ottima strategia, direi: anch'io vorrei tanto sparare ai problemi, una volta o l'altra.

help desk
(altro termine usato in ambito tecnologico)
Naaaa. Se il termine precedente almeno risulta divertente una volta tradotto in italiano, questo non significa una beata cippa. "Scrivania d'aiuto": eeeeeeeeeh?

governance
Ma tu guarda che razza di termini si tirano fuori i politici per gabbare i gonzi. Governance, proprio. Nemmeno loro sanno che minkia fritta voglia dire; sanno solo che è un bel termine che riempie la bocca, e lascia i beoti che votano 'sta gente lì come dei pirla, a dirsi "Ma che bravo questo qui: lo voto subito!"

premier
/pʀəmje/
No, non ho cannato a riportare la trascrizione fonetica della parola. E' francese. E, in campo politico, va accoppiata a ministre /ministʀ/ se si vuole applicarla a una carica presente in certi stati esteri. In Francia mi pare che esista il primo ministro; nel paese dei babilonesi ostrogoti insomma quelli là, anche. In Italia il primo ministro non esiste, perché il presidente del consiglio dei ministri non ricopre alcun incarico ministeriale (a meno di un interim). Solo che qui prendono un'espressione francese, la amputano del termine più importante, pronunciano l'altro alla mentula canis e lo sbrodolano ogni 3 parole per fare i fighi e (come per il termine precedente) gabbare i gonzi.

agibilità politica
?????
Già la parola "agibilità" riferita a un edificio ha poco senso, non è altro che un cavillo burocratico.
"Agibilità politica"?
Chi se l'è inventata è perfettamente conscio che non ha il minimo significato, se non relativamente alla parte "Salvate il soldato coso". Ma tutti gli imbecilli - giornalisti in primis - se la sono bevuta e adesso se la girano e rigirano in bocca. E' una roba come la governance, niente di più.

contezza
Assieme al li nelle date (vedere sotto) è un medievalismo fatto e rifinito tornato di moda nel gergo dei politici. "Avere contezza di" bla bla bla. Consapevolezza fa troppo schifo? Troppe sillabe? Eppure i politici ne sprecano a gogò (più gogogogogogò) di sillabe per far vedere quanto so' bboni quanto so' bbelli. E poi si ingavonano su questi medievalismi...

la sindaca
la ministra
la presidente
la chirurga
[...]
La troia di tua sorella.
Il nome è riferito alla carica, non alla persona, ed è neutro; la persona ha il suo nome e cognome e la sua ben precisa identità; la carica può essere occupata da chiunque.
Obbbiezzzzione (con 3 b e 4 z): ma in italiano non esiste il genere neutro.
Replica: esiste, eccome se esiste; ma, per mancanza di desinenze, viene declinato al maschile. Le nazifemminarde se ne facciano una ragione: non cambieranno una grammatica ormai quasi millenaria con le loro guerre ai mulini a vento.

piuttosto che e ovvero
Piuttosto che utilizzare il "piuttosto che" come sinonimo di "ovvero", ovvero entrambi come sinonimi di "oppure", mi faccio suora.

soluzione di continuità
Humpf. Già a livello pratico è una boiata. In-ter-ru-zio-ne: una parola, cinque sillabe. So-lu-zio-ne di con-ti-nui-tà, tre parole, nove sillabe. Viva la concisione, eh? Ma è una boiata anche a livello semantico. Continuità, vabbe', è ovvio. Soluzione, in italiano, ha 2, diconsi 2 significati:
a) Raccogliere tutti gli elementi necessari e mettere in piedi un procedimento strutturato per risolvere un problema o un enigma;
b) Sciogliere una sostanza in un fluido, senza che ciò provochi una reazione chimica.
Quindi, questa continuità: a) è un problema da risolvere, oppure b) è qualcosa che va sciolto, come per esempio il sale nell'acqua?
Non ha senso. Non ha proprio alcun senso.

perplimere
Mi lascia alquanto perplesso il fatto che l'aggettivo "perplesso" sia stato, ah, verbizzato. Non mi risulta, nonostante la forma, che "perplesso" derivi da qualche verbo. E non risulta nemmeno all'Accademia della Crusca: mah, 'sti parrucconi reazionari che non capiscono l'evoluzzzzione della lingua ita(g)liana internettara...

tradurre
... in carcere.
Ma che 'azz vuol dire "tradurre" qualcuno in carcere? Cos'è, uno straniero e per capirlo ci va l'interprete? Al massimo in carcere il criminale può venire portato. "Tradurre" qualcuno in un luogo, be', proprio non mi rappresenta niente.

associare
... sempre al carcere.
Cioè, pigli un criminale e lo assumi come socio per gestire il carcere? In Italia anche questo potrebbe avvenire, ma qui con "associare" intendono "sbattere dentro". E porca bubbana! La gente che legge un "articolo" dei "giornalisti" di oggi non capisce una beata fava di quello che succede nel mondo!

nativo digitale
Cioè: imbecille totale.
Questo obbrobrioso termine (quello che ho riportato, non il mio!) indica quella generazione di giovani nati nel bel mezzo di questo boom tecnologico troppo rapido e (alle lunghe) insostenibile. E comprende anche il rimbambimento di tanti genitori che osservano con grande orgoglio il loro pargolo fare questo-e-quello toccando delle iconine sullo schermo. Ragazzi che se non c'hanno lo smortofono ultimo modello si sentono tagliati fuori dal mondo; bambini ai quali non viene nemmeno più insegnato a leggere e scrivere, tanto fa tutto la tecnologia. Il giorno (non lontano) in cui tutta questa tecnologia collasserà sotto il suo stesso peso questi nativi digitali si troveranno a dipendere vergognosamente dai loro padri, zii, nonni... finché ce li avranno. Io, da nativo analogico, depreco questo termine e tutte le sue implicazioni, e li deprecherò finché vivrò.

menomale, daccordo, mezzora [...]
Senz'apostrofi, senza spazi.
Che desolazione non conoscere nemmeno più la lingua italiana.
Ho una pila alta fino al soffitto di libri tradotti da un incompetente che ogni volta che deve citare un periodo di 30 minuti ci ficca "mezzora".
In giro per i blog (la fogna della lingua italiana, a quanto pare) c'è un proliferare di "daccordo" e di "menomale".
Un po' come scrivere "un pò".
Il mio prof di italiano alle superiori se vedeva in un tema un erroraccio del genere la prima volta lo imputava a distrazione, la seconda volta - soprattutto nello stesso testo - appioppava un sonoro 4 allo studente somaro di turno, e non stava più nemmeno lì a valutare se il contenuto del tema meritasse o meno di essere salvato.
Immagino la sua disperazione a leggere libri pubblicati di recente o a navigare nel web.

schifezze varie in burocratese
(No, la frase di cui sopra non è il soggetto della mazzata. Eccheppalle! Aspettate almeno che vada avanti!)
- e/o: eeeeeh? Questo e quello/questo o quello? Anche i casi impossibili, dunque?
- sigg.ri: e qui l'abbreviomania che affligge tanti burocrati si schianta di brutto. Signori, sette caratteri. Sigg.ri, sette caratteri e la parola diventa incomprensibile. Capisco (fino a un certo punto) il raddoppio dell'ultima consonante utile prima del punto per indicare il plurale, vabbe', è un burocratismo fatto e rifinito; ma aggiungerci della roba dopo il punto va contro ogni regola di buon senso.
- li: sì, nella data. Risale al tempo di Dante, quando si diceva li iorni e ovviamente non andava utilizzato il primo del mese. Ora: senza accento è un errore singolo, perché è un medievalismo; con l'accento (già: lo scrivono anche , ve lo assicuro!) è un DOPPIO errore, perché oltre a usare un medievalismo lo si trasforma addirittura in un avverbio di luogo. Il primo del mese tutto questo conto aumenta ancora di uno.
- a far data: a far che? "A partire dal" o direttamente "Dal" non fanno abbastanza figo? "Far data" non ha proprio nessun significato, considerando il fatto che nessuno fa le date; esse ci sono, punto e basta.
- efficientamento: sostantivo derivato dal famoso verbo efficientare. E 'sti baciapile mummificati dell'Accademia della Crusca che insistono ad affermare che efficientare non esiste. Mah. Cosa si può dire se i burocrati stanno deficientando la lingua italiana?
- attenzionare: no, ma fanculatevi, va', che è meglio.
- il combinato disposto: eeeeeh? Ma che cazzinculo? Per fortuna ormai è molto desueto.
- ricomprendere: comprendere un'altra volta? Ma comprendere una sola volta qualunque cosa fosse il complemento oggetto di questo verbo non bastava?
- popolazione murina: cooooosa? Chi 'azzarola sono i murini? Se qualcuno potesse illuminarmi, è il benvenuto; ho cercato su decine di dizionari, anche antichi (chissà mai che non fosse un termine del 1800, più o meno) senza risultato. Chi è un murino alzi la mano/zampa/pinna/chela/quello-che-ha.
- c.m., c.a., u.s. e altre: no, mi son rotto i kojones di andare a cercare il significato di quelle sigle usate in accompagnamento a una data per darsi un'aria di importanza. Devi scrivere 31 febbraio 2013? E allora scrivi 31 febbraio 2013, senza appiccicarci sigle come m.c.c.d.d.è (ma che cazzo di data è?).
- comminare: non è il termine ad essere sbagliato in sé, ma l'uso che ne fanno. "A Tizio è stata comminata una sanzione di...", "A Caio e Sempronio è stata comminata una pena detentiva di...". Humpf. "Comminare" è un latinismo per "minacciare". E' la legge che "commina" una pena di qualsivoglia genere. Se infrangi la legge, la pena viene applicata, inflitta, appioppata, la si metta come si vuole, ma era già stata "comminata" a monte dell'atto in cui essa viene applicata. Oppure, come nel caso dei politici, la pena viene "comminata" anche da chi dovrebbe applicarla: ne avete mai visto uno fare mezza giornata di galera? Io no.

nn, xké, xò, bngiorno, ecc.
M'avt rtt il kzz kn qste bbrvzni da sms. Qnt ftica skccre qlk tsto in +... E qsta K fcctvl nl Qlo.
(NO, NON LO TRADUCO. Decifratevelo voi e traetene le conclusioni che potete trarne.)

cmq
Avrebbe potuto degnamente figurare nella sezione precedente, ma ne merita una sua. Perché? Perché tutti quelli che criticano le abbreviazioni da SMSaro pigro poi ti vanno a usare cmq al posto di comunque. E non è un'abbreviazione SMSara, questa? Siete tutti quanti proprio dei prl. Dei cosa? Dei prl. Oh, suvvia, dei pirla.

6 commenti:

Sandro ha detto...

Mi trovi d'accordo con questa tua invettiva, anch'io non sopporto lo stravolgimento della lingua italiana, soprattutto l'abuso di termini inglesi usati solo per darsi un tono e non far capire che in realtà non si sta dicendo e non si sa niente... Per citare Manzoni "alla malora voi ed il vostro inglesorum!"
Saluti da Sandro

Dumdumderum ha detto...

@Sandro
Infatti: per come viene parlata, scritta, usata e capita qui da noi, quella lingua potrebbe benissimo essere ostrogoto o babilonese - o anche ostrolonese, o babigoto, o venusiano stretto. L'inglese è una lingua con la sua dignità, e noi ci facciamo ridere dietro, all'estero, per come lo massacriamo. Spero che ci siano altri come me e te che vogliono liberarsi almeno di questo aspetto della schiavitù culturale nei confronti di gente a cui degli italiani e della loro cultura frega meno di niente.

Sandro ha detto...

Personalmente non ho niente contro l'inglese, oggi è diventato una sorta di lingua franca utile per comunicare tra persone di nazionalità diverse ed accedere ad una visione del mondo meno provinciale della nostra, conoscerlo è come conoscere il latino in epoche passate... non mi piace l'abuso ingiustificato ed ignorante che se ne fa nel nostro paese.

Dumdumderum ha detto...

@Sandro
Conosco, oltre all'italiano, svariati nostri dialetti e, bene o male, tre lingue straniere, inglese compreso. È che, come dicevo, qui non si usa l'inglese come fattore culturale, ma come elemento di schiavitù culturale. Siamo succubi dei merrrrregani, adottiamo tutte le loro mode più tamarre, vogliamo fare noi stessi i merrrrregani - ma la stragrande maggioranza degli italiani conosce giuste quelle cinque o sei parole d'inglese per usarle alla cazzo di cane e farsi figure di merda internazionali; per quello la lingua che tentano di parlare, massacrando lo stesso italiano, sta all'inglese più o meno come l'italiano sta al klingon stretto.

cristiana2011 ha detto...

Per la prima volta vedo questa tua lista di " spreferenze. Buona idea!
Cri

Dumdumderum ha detto...

@Cristiana
Viene aggiornata man mano (vabbe', non con cadenze fisse: solo quando mi capita qualche, ahem, "cacozelantismo"...); visitala periodicamente e magari avrai qualche sorpresa.